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Preparatore dei portieri: importante avere sempre il massimo per i numeri '1' del calcio (fotogallery Daccò)

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VASTO. Il calcio è uno sport in continua evoluzione, e con esso anche l’interpretazione del ruolo del portiere. Fino ai primi anni 80 il portiere era visto come quel giocatore il cui compito era esclusivamente quello di difendere la porta dagli attacchi avversari, intercettare in uscita i cross passanti nelle vicinanze della linea di porta e di rilanciare il pallone il più lontano possibile senza un vero e proprio obiettivo tattico, ma cercando solo di raggiungere un attaccante. La figura del preparatore non esisteva ancora: era solitamente compito dell’allenatore, con l’aiuto del suo secondo e di alcuni giocatori, preparare il portiere attraverso una seduta a fine allenamento che consisteva soprattutto in conclusioni dalla media distanza.  Con l’introduzione della figura del preparatore dei portieri, l’estremo difensore inizia a lavorare in modo specifico attraverso delle esercitazioni analitiche che prevedevano soprattutto la difesa della porta, attraverso conclusioni da varie distanze. Le condizioni di lavoro però non sono ancora le migliori: spesso costretti a lavorare in un angolo del campo, con porte rappresentate da semplici paletti e senza poter contare sui punti di riferimento tipici delle delimitazioni del campo di calcio. Si punta molto sul numero delle ripetizioni, con il risultato positivo di consolidare gli schemi motori, ma si tratta ancora di una metodica di allenamento ben lontana dalle reali esigenze del portiere: la fase situazionale è pressoché assente, e quindi anche la relazione tra l’allenamento specifico e il modello reale della situazione è ancora carente. E, ormai da qualche anno, la figura professionale del preparatore è stata inserita negli organi tecnici delle società di calcio. Il portiere moderno viene inserito nel gioco di squadra come parte integrante del collettivo di gioco sia in fase di attacco che in fase di difesa. Ecco perché la presenza di un preparatore specifico può rilevarsi di primaria importanza, in quanto può capire le sensazioni , le preoccupazioni o le paure a cui va incontro il portiere che si appresta ad affrontare una partita. Questi oltre ad avere buone conoscenze sulla tecnica specifica e sulla preparazione atletica, deve avere ottime competenze tecnico tattiche in modo da poter proporre esercitazioni situazionale che per organizzazione e contenuti, richiedono conoscenze da “allenatore” vero e proprio. Ne parliamo con il preparatore di portieri del Vasto Marina Calcio, Giovanni Bendetti. Da sette anni nel club vastese, ex preparatore anche della Juniores d’Elite e in passato alla FC Pro Vasto nel settore giovanile, Allievi nazionali e Beretti e nella Bacigalupo Calcio. da 7 anni. “Quando è nata la passione per questo ruolo?”. “Credo che una passione del genere ognuno la ha dentro di sè. Ho sempre giocato nel ruolo del portiere, poi per motivi di studio e problemi di infortunio ho smesso, ma ancora oggi dopo 15 anni che mi sono dedicato al ruolo di preparatore dei portieri lo faccio come se fosse il primo giorno con grande emozione e passione”. “Quali sono i requisiti che deve possedere un buon preparatore dei portieri?”. “Ognuno ha la sua particolarità e la propria filosofia che lo caratterizza. Gli elementi che non devono mancare sono la pazienza, lo studio e la passione”. “Consigli che puoi dare a chi vuole intraprendere questo tipo di carriera”. “Iniziare dai più piccoli, per verificare la crescita continua del ragazzo e capire la metodologia giusta da applicare. Allo stesso tempo sapere se in noi nasce la passione e riusciamo ad avere la giusta pazienza per svolgere questo ruolo”. “Quali sono le difficoltà che si possono incontrare”. “Sono tante. In primis le strutture che spesso non sono adatte. Si fa tanta fatica a ritagliare uno spicchio di campo in erba da noi ad esempio. Il rapporto con i portieri poi, che è importantissimo, e il rapporto con gli allenatori che a volte trattengono i portieri, sottraendo tempo al lavoro specifico. Quando si inizia con i più piccoli siamo facilitati perchè seguendoci si affascinano e appassionano al ruolo del portiere anche attraverso la nostra figura e il lavoro. Quando si lavora con i grandi è importante non stravolgere le loro abitudini ma adattarsi cercando attraverso il lavoro di esaltare le loro caratteristiche. Il consiglio che posso dare è quello di lavorare con metodologie più vicine possibili alle esigenze dei portieri, e soprattutto variare in ogni seduta d’allenamento le esercitazioni in modo da tenerli sempre concentrati”. La parola anche ai due portieri del Vasto Marina, Bruno e Gaudino, allenati da Benedetti. “Il nostro allenamento consiste di solito in esercitazioni di forza il martedi e mercoledi e stiamo con il mister Benedetti che ci da una grossa mano. Importanti sono le strutture. A Vasto Marina siamo costretti ad arrangiarci un pò in rapporto al tipo di lavoro che dobbiamo svolgere ma il mister, ammetto, che ha sempre l’idea pronta. Lì dobbiamo quasi indossare un’armatura e molti esercizi non riesci a farli e risulti meno sciolto poi nelle parate quindi importante allenarsi anche al campo dove giochiamo poi la domenica perchè sennò si fa troppa fatica. All’Aragona invece si riesce a lavorare molto bene. In generale ci troviamo benissimo con il mister, si lavora in maniera intensa e la domenica arriviamo bene. Durante la settimana abbiamo instaurato un ottimo rapporto, riusciamo anche a divertirci e scherzare con il mister che ci insegna anche a dover sempre guardare avanti e non rimpiangere o rimuginare su quello che viene sbagliato in partita ma prendere l’errore, e cancellarlo subito continuando a pensare al resto della partita. Per quel che riguarda i rigori, cosa che ci riguarda da vicino, se andiamo a vedere anche se ti alleni poi è sempre una lotteria. Provi quando conosci un minimo l’avversario e hai visto dove tira il più delle volte a provare ad intuire dove potrebbe calciare, tutto qui” afferma dopo l’allenamento Gaudino. “Mister Benedetti è molto preparato. Ci troviamo bene. Molti allenatori dei portieri,a volte, inventano molte ‘storielle’ per cercare di diventare protagonisti. A 29 anni ne ho visti parecchi ma lui riesce a percepire quelle che potrebbero essere le fasi di una parata e dove magari migliorare analizzando quelli che sono gli aspetti positivi e meno di una partita. Lavoriamo bene. Facciamo un pò di tutto, ci adattiamo a tutto in modo che il fisico la domenica sia pronto a reagire a tutte le situazioni. L’allenamento del portiere è un pò particolare per questo motivo. C’è una propedeutica di forza che è la base perchè son tutti balzi, salti e la parata diventa il risvolto finale di tutto il lavoro svolto durante la settimana. Poi si visualizzano gli aspetti tecnici e tattici di una gara: la posizione, anche su calci piazzati, come muoversi, come stare con la squadra, cosa dire. A seconda dell’avversario che hai davanti può capitare di visionare anche delle cassette per prepararci, anche se in Eccellenza non succede spesso. Si parte dal martedi nel nostro caso con un lavoro più pesante fino ad arrivare al venerdì con un lavoro un pò più sciolto, in modo da far arrivare il fisico alla gara in condizioni ottimali. Per i rigori non svelo niente…altrimenti poi mi segnano..” dichiara Bruno.   tizianasmargiassi@vastoweb.com

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