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Riconoscimenti nell'Italian Motorcycle Championship per Juan Josè Vincenzi e la passione per la 'Guadalupe Star' (fotogallery)

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VASTO. Juan non è un meccanico, tanto meno un customizer. No, neanche un carrozziere. Juan Josè Vincenzi è un pittore. Un artista. Uno di quegli artisti che creano ma non nostrano al pubblico, che tengono per sè le proprie opere. E un giorno poi sfoderano grandi prestazioni dando il meglio di sè. E lui, Josè, l’ha fatto nel suo mondo, all’autodromo di Imola, l’ultimo weekend di Luglio 2012, giorno in cui si è portato a casa due grandissimi riconoscimenti nelle categorie Old School e Metric nell’ultima tappa estiva dell’Italian Motorcycle Championchip con la sua Drag Star. La Guadalupe Star, un chopper dal look molto seventies fortemente voluta e autonomamente realizzata da Juan Josè che, oltre ad esserne proprietario, né è anche il solo fortunato utilizzatore. Un sito su cui seguirlo è www.bikerslife.com . “Ogni modifica è stata effettuata in casa, anzi in garage, durante un lungo e pigro inverno da lui stesso. A partire dal telaio, tagliato, allungato, alzato, saldato fino ad acquisire quella bella linea da chopper che tanto piace agli appassionati di motociclismo. Cilindrata, così come il blocco motore, è invariato. Ad alimentare il grosso bicilindrico a V ci pensa un vorace carburatore Keihin da 45 mm che respira aria depurata da un filtro nel classico stile chopper. Gli scarichi trumpet che puntano senza troppa esuberanza verso l’alto servono quel tanto che basta a gettare fumo negli occhi dell’incauto scooterista che troppo si sia avvicinato al culo di questa moto, tanto pacata e docile da ammirare in foto, quanto aggressiva se solo si sfiora la manetta dell’acceleratore. Per rendere ancora più intrigante la linea al posteriore è stata eliminata al sella originale, sostituita da una solo-seat con le sue belle molle in bella vista. Magari non è il massimo della comodità, ma raramente la parola “chopper” si lega alla perfezione con la parola “comodo”. Anche se a sentire Juan Josè le asperità del terreno quasi non si sentono, e i km scorrono via veloci senza troppo affaticare la schiena né le sue chiappe. Completa il posteriore un fanalino molto old school, un sissybar che termine a coda di diavolo e una borsa laterale tanto comoda per portare in giro spazzolino da denti e due mutande di ricambio, quanto utile per coprire la trasmissione a cardano non propriamente bella da vedere (parere nostro che preferiamo la catena, sia chiaro). Anche l’anteriore è stato pesantemente modificato, con delle piastre di sterzo realizzate in casa da Juan Josè, così come il manubrio. A completare il tutto ci pensa poi una verniciatura metalflake realizzata ancora da lui, che ormai abbiamo capito essere uomo tuttofare: teschi e scheletri la fanno da padrone, contorno pefetto per la madonna di Guadalupe decorata sul serbatoio. Juan Josè si trova perfettamente a suo agio sia che in mano abbia un pennello o un flessibile o una chiave inglese: artista a tutto tondo, ha scelto questa moto per esprimere al meglio le sue due più grandi passioni. La carrozzeria di una moto diventa così tela da dipingere, ogni curva da seguire sul serbatoio o sui parafanghi diventa una curva della strada da pennellare alla perfezione, stando attenti a non piegare troppo, l’asfalto è bello da guardare dall’alto in basso, un po’ meno da troppo vicino, anche se qualche scintilla sprigionata dalle pedane in curva dà sempre delle belle soddisfazioni… e di cosa dovremmo aver paura, poi, quando c’è Nostra Signora di Guadalupe a proteggerci?” riporta l’articolo dedicato al bravo Josè riportato sul sito www.kustomgarage.it .
tizianasmargiassi@vastoweb.com

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