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Omicidio Strever: la verità su alcune macchie trovate su uno strofinaccio

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VASTO. Omicidio Strever: la verità è racchiusa in alcune macchie trovate su uno strofinaccio da cucina. Questa mattina i Ris di Roma hanno eseguito gli esami irripetibili su tracce ematiche rilevate su un canovaccio  trovato dagli investigatori nella  cucina della casa di Michele Strever, 73 anni uccisa il 19 dicembre 2012. Gli esami dovranno accertare se quelle tracce appartengono alla donna, sono compatibili con il profilo biologico dell’unico indagato o appartengono ad altri. Alla perizia ha assistito l’avvocato Arnaldo Tascione, legale di Antonio Strever, fratello della vittima, il perito nominato dalla procura, Giacomo D’Agostaro dell’Enea e il ctu dell’indagato, Cristian D’Ovidio. Le tracce trovate sul pezzo di stoffa  potrebbero raccontare anche una dinamica diversa del delitto. Il primo scontro fra Michela Strever e il suo assassino potrebbe essere avvenuto in cucina e non in camera da letto. L’esame stabilirà quante persone la mattina dell’omicidio entrarono a casa di Michela Strever prima dell’arrivo dei vigili del fuoco e dei carabinieri. Michela Strever morì soffocata dopo essere stata picchiata brutalmente e legata al letto. I traumi e i lividi trovati dal medico legale Pietro Falco sul suo corpo raccontano una aggressione brutale e feroce. Resta da scoprire il movente dell’omicidio. Amici e parenti sapevano perfettamente che la povera Michela non aveva soldi in casa.
paolacalvano@vastoweb.com

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