vastoweb.com - Portale di informazione su Vasto e Abruzzo. Commercio, Servizi, Turismo.

Coach Capobianco:"Pazienza, programmazione, lavoro, cuore e buon rapporto con i genitori"

Più informazioni su

VASTO. Giornata memorabile per tutto il settore giovanile e la Bcc Vasto Basket che ha avuto l’onore di vedere allenare i propri ragazzi dal vice allenatore della nazionale italiana e responsabile del settore Squadre Nazionali Giovanili, Andrea Capobianco. Al termine degli intensi e interessanti allenamenti sia sotto il profilo tecnico tattico che sul piano comportamentale e morale, Capobianco si è fermato in conferenza a scambiare opinioni con i genitori, tecnici, ragazzi presenti. Tanti i concetti interessanti venuti fuori dalla proficua chiacchierata: “Mi fa molto piacere essere stato qui. Questo periodo è un pò duro. Sono tutti i giorni in giro per l’Italia e ringrazio Marco Florio, tutta la società, gli allenatori che hanno avuto la pazienza di aspettare. Sono stato contento di fare allenamento. Io quando alleno così come vorrei che ogni allenatore facesse, ci metto passione. Se non ce l’abbiamo lasciamo stare. I ragazzi che ci sono sognano e non siamo nessuno per non farli sognare. Dobbiamo dare loro tutto anche se possiamo sbagliare qualche volta. Il mio modo di allenare, così come alzare la voce o meno è dovuto semplicemente al fatto che quando alleno una squadra quella squadra è mia e il giorno se sto sul campo devo allenare al 100% . Se chiedo il 100% agli altri lo stesso devo darlo io. Sono contento di quello che abbiamo fatto oggi. Quello che si sta facendo qui a Vasto è qualcosa di importante. La seguo da un pò di tempo perchè abito nel Molise, perchè vado in giro e sono incuriosito da certe realtà. Conosco e stimo alcuni qui, li ho visti giocare anche ultimamente e abbastanza bene a Venafro. Conoscevo già qualche ragazzo che ho allenato e su cui avevo puntato e quello che ho visto oggi è sicuramente qualcosa di positivo. Sono stato contento e dico che bisogna aver pazienza. Allenare i giovani, per allenare e fare il minibasket nel modo giusto bisogna avere tantissima pazienza. I risultati non si vedono domani. E’ come la partita. Tutti vorrebbero sapere come finisce e invece chi ha la pazienza di lavorare minuto per minuto durante tutta la partita ha forse poi la possibilità di vincerla. Non pensare già alla fine ma giocare azione per azione. Ogni azione è quella più importante della partita. Solo alla fine quando suona il tabellone allora guardiamo il risultato. Nel settore giovanile, ogni giorno è importante per fare un passo. Bisogna essere regolari tutti i giorni come nello studio. Meglio fare 200 tiri ogni giorno che 6000 tiri un giorno e per due mesi non si lavora. Bisogna avere pazienza perchè il lavoro deve restare nel tempo. Anticipare i tempi non è il caso. Devo migliorare d’intensità ma non far fare prima le cose. Altrimenti si rischia di avere un accozzaglia di materiale e non un lavoro ben svolto. In Italia penso che la cosa che debba assolotamente migliorare è la programmazione. Purtroppo troppe volte ci dimentichiamo la strada da fare. Bisogna essere bravi a programmare i vari passi da fare. Le squadre, i giocatori devono sapersi fare amare. Non ci riescono solo con un canestro o la vittoria di una partita ma nel modo in cui la vincono. Le squadre che tirano fuori il cuore e lo buttano in mezzo al campo sono sempre amate. Bisogna dare risalto alle squadre che giocano dando l’anima. Dare il cuore vuol dire compattare, giocare senza cuore spaccare, disunire. Un altro messaggio che deve passare è che nello sport scorciatoie non esistono. Nello sport si deve camminare, pedalare e lo sport di squadra è come quello individuale. Se ce la fai vai sennò non arrivi a nulla. Troppo facile parlare di un giocatore che fa 30 punti. Il far canestro è importante però è importante allo stesso modo il passaggio. Ci sono giocatori che ‘non si vedono’, che fanno grandi difese, che segnano si anche se meno, ma dare il giusto valore al lavoro che fanno. Un tuffo va sottolineato è un giocatore disposto a fare un sacrificio per il bene della squadra. Io credo molto nel concetto di squadra a tutti i livelli. All’interno dello staff, della società del gruppo squadra -famiglia. Faccio l’esempio di un grande giocatore, Giuseppe Poeta. E’ nato con me, lo conosco da sei anni. Fastidioso, stava sempre in palestra, non era alto, aveva qualcosa dentro, voleva arrivare, grande intelligenza e grande famiglia. La famiglia sapeva rispettare i ruoli. Ci sono state volte che l’ho ‘massacrato’ in senso buono perchè vedevo in lui qualcosa in più e la famiglia mi ha sempre appoggiato anche quando non condivideva in toto alcune mie idee. Giuseppe è diventato grande anche per merito della famiglia oltre al cuore incredibile e capacità. Ho allenato giocatori che facevano da spalla ai più giovani e che alla fine apprezzavano molto il mio lavoro, nonostante andassi giù pesantemente a volte per non farli sentire arrivati ma spronarli sempre di più. Mentalità vincente. Importante che i genitori capiscano il lavoro dei coach. Troppo semplice andare subito a reclamare perchè il figlio non ha giocato una partita. Sono scelte per cercare di far crescere il ragazzo. Importantissima la chiarezza e collaborazione nel rapporto allenatore-famiglia. Entrambi vogliamo il bene del ragazzo. L’essere umano deve affrontare i problemi pensando. C’è un modello ideale e la capacità di chi deve dirigere una cosa è adattare quel modello alla persona come i vestiti. Non c’è un protocollo. CI sono dei capisaldi e non sono regole di pallacanestro ma di vita. Abbiamo il dovere di non abbandonare nessuno nella vita in generale. Di lasciare la scelta si. Capita di dover dire a qualche ragazzo, nonostante gli si voglia bene, che è meglio mettersi più sullo studio o evitare di giocare perchè non ci sono i presupposti ma ci sono tanti altri ruoli che potrebbe fare all’interno del gruppo basket o giocare a livelli più bassi. Ma se c’è chiarezza è importante. Non abbiamo il diritto di tarpare le ali a nessuno. Non bisogna illudere e arrivati ad una certa età bisogna avere il coraggio di affrontare, di tenere i piedi per terra. Se ci alleniamo bene quando siamo giovani uno su tot ce la farà ad allenare. Se si allena male nessuno arriva è dato di fatto, anche se ha possibilità. Bisogna porsi i problemi e cercare di costruire qualcosa insieme ai ragazzi. Costruirsi un futuro vuol dire lavorare tanto. I treni nella vita passano. Se non si fa allenamento in un certo modo di sicuro i treni non passeranno mai, se facciamo ciò che dobbiamo c’è la possibilità che passino. L’importante è sapere che ogni giorno c’è bisogno del sudore per far certe cose. Se poi non riusciamo a diventare giocatori di grandissimo livello diventeremo comunque persone di grande livello. Chi riesce a fare sacrifici in mezzo al campo li fa anche nella vita. Bisogna allenarsi tanto e bene, sbattersi. La cosa più bella della pallacanestro è il tabellone dove sono scritti i nomi. Due cose però non devono essere mai scritte: alibi e lamentele perchè non danno punti. Se qualcuno sta ad un livello vuol dire che puoi far quelle cose. Come la teoria di Velasco sulla schiacciata sbagliata. Non devi cercare sempre l’alibi in chi ha alzato o nella ricezione. Se non facciamo canestro abbiamo sbagliato qualcosa non cerchiamo scuse capiamo dove abbiamo sbagliato” afferma Capobianco rispondendo alle domande dei tanti presenti al Pala Bcc.
tizianasmargiassi@vastoweb.com

Più informazioni su