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A Vasto si perde tempo scimmiottando la politica dei grandi

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VASTO. “Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie…appartenimmo à morte!” con queste parole il Principe Antonio De Curtis ed il popolano Totò, in uno, chiosavano la poesia “A livella” , pagina indimenticabile di cultura radicatamente popolare.

E’ probabilmente questa cultura, malintesa, che pervade, in questi giorni, gli animi, tutti, degli amministratori comunali di Vasto.

La crisi al “Comune di Vasto” dura da parecchi mesi ed è parecchio antecedente a quella che si sta vivendo in questi giorni a Roma dopo le elezioni del 24 e 25 febbraio, dove è complicatissimo eleggere un Presidente della Repubblica ed impossibile  formare un governo. Ma il desiderio di fare il gioco dei grandi non si confà ne fa onore ad una città la cui crisi politica e sì antecedente a quella nazionale ma contemporanea e altrettanto profonda alla crisi  economica generale che attanaglia l’Italia e per quanto ci riguarda e preoccupa di più , Vasto.  

E’ quindi legittimo, nell’eccesso di democrazia che scontiamo a tutti i livelli istituzionali che ci siano schieramenti fluidi e maggioranze non solide e non chiare, ma non è legittimo che tali situazioni di ” fluido stallo” si protraggano oltre tempo. A chi di noi cittadini, lettori, non sta sembrando eterno il tempo delle consultazioni, dei preincarichi,dei comitati, di prorogatio, tanto da di dire “ A casa mia decidevo in un secondo”.

 E’ allora i cittadini di Vasto vorrebbero, che a casa loro, non si scimmiottasse la politica romana nella ricerca di ex maggioranze da resuscitare, ma che si pensasse a un rilancio dell’economia, anche edilizia, che si pulisse la spiaggia, che ci si preparasse a combattere la disoccupazione con la programmazione turistica, con dei programmi sensati, attuabili, che dessero risposte ai bisogni dei cittadini che sicuramente non sono quelli di sapere se i socialisti avranno o non un assessore, se il vicesindaco rimarrà tale, pur senza partito, se l’assessore con il partito che è passato al centrodestra manterrà la carica. Allo stato ognuno potrebbe rimanere dov’è, tanto, come si dice a Vasto, non ci mette e non ci caccia. Ed allora interpretiamo bene, le parole di Totò  “Sti ppagliacciate ‘e’ ffanno sulo ‘e vive (i deputati nazionali incapaci di ridursi di numero e di abbassarsi lo stipendio ) nuje simmo serie…appartenimmo à morte!” .

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