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Omicidio Paganelli, rinviata la sentenza. Disposta nuova perizia

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VASTO. Colpo di scena al processo sul delitto di Albina Paganelli, 68 anni, massacrata e derubata di 60 euro la notte del 14 agosto. Per il  presunto omicida, Vito Pagano, il giudice Anna Rosa Capuozzo ha disposto una nuova perizia psichiatrica. Fondamentale la lettera che il giovane il 10 marzo scorso inviò alla famiglia della vittima chiedendo scusa. Il ragazzo ha più volte ripetuto di non ricordare cosa accadde quella notte. I difensori di Pagano continuano a puntare il dito contro la droga. “E’ lei la vera colpevole dell’omicidio. Quella notte stravolse la mente di Vito”, ripetono da mesi gli avvocati Clementina De Virgiliis e Fiorenzo Cieri. Vastoweb ripropone la lettera di Pagano:
“Gentili Signori Cupaiolo e Paganelli,  affido allo scritto le parole che da mesi non ho il coraggio di pronunciare, tanta è la profonda repulsione per l’atto da me compiuto contro zia Pina. Si perchè così la chiamavo e così la consideravo, la vostra cara congiunta che ha trascorso nella mia casa e con me e la mia famiglia anche le feste più importanti di tutto l’anno, quelle feste in cui si riuniscono le persone di famiglia. Lei era una persona di famiglia a cui ero legato da grande affetto. Vi giuro che soltanto dopo mesi e dopo che il mio corpo sta espellendo tutta la droga che ho ingerito, mi accorgo di quanto ho causato. Ma vi assicuro che non riesco a ricordare il momento in cui l’ho uccisa. E’ come se la mia mente, scoperto il danno cagionatomi dall’uso spasmodico di stupefacenti, mi impedisse di revocare quei momenti. Zia Pina è presente in tutte le mie notti e non passa un giorno in cui io non pensi a quello che è successo.  Non cerco giustificazioni, ma vi assicuro che io non ero più me stesso, assediato dal bisogno irrefrenabile di assumere stupefacenti, dalle crisi di astinenza che mi torturavano e dalla paura di essere nuovamente scoperto dai miei genitori. Io con Zia Pina mi ero confidato, le avevo manifestato tutto il mio disagio e lei mi aveva prestato anche del danaro. Sono pentito del mio gesto, ma non so trovare nel mio vocabolario le parole più giuste, vi prego soltanto di credermi. Ho un unico bene, la casa che i miei genitori con grandi sacrifici stavano realizzando per assicurarmi un buon avvenire ed intendo spogliarmi di quel bene offrendolo come risarcimento del gesto da me compiuto. So bene che una casa non potrà restituirvi l’amore della vostra congiunta, ma è giusto che quel bene sia vostro. Vi chiedo scusa non so se potrete mai perdonarmi, ma di certo io non perdonerò mai a me stesso quello che è stato”. 
paolacalvano@vastoweb.com

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