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Mostra del Cai: i ragazzi della Spataro parlano della visita e della Transumanza

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VASTO. I ragazzi della quinta C e D della scuola Spataro in visita alla mostra del Cai scrivono della loro esperienza: 
“Noi alunni della classe 5°C e 5° D della scuola primaria Spataro, dopo aver fatto a scuola degli studi sulla transumanza, anche mediante la famosa poesia “I Pastori” di D’Annunzio, siamo andati alla mostra del CAI, organizzata in questa settimana a Palazzo D’Avalos. I vari responsabili ci hanno accolto con simpatia e grande disponibilità e ci hanno spiegato le varie tappe della Transumanza.
Abbiamo così avuto modo di scoprire le caratteristiche del percorso che hanno fatto in tanti secoli i pastori abruzzesi da L’Aquila a Foggia; le loro difficoltà; le loro soste; la rivalità con i contadini; i vari posti di dogana; la loro profonda religiosità ; i commerci connessi;  il loro abbigliamento; le loro letture; i loro attrezzi; i loro  strumenti musicali  e tanto ancora, mediante foto, oggetti e testimonianze.
Abbiamo con questo percorso, rivalutato molto la figura del pastore abruzzese, era molto ricco, istruito, conosceva a memoria la Divina Commedia, l’Iliade e l’Odissea, sapeva fare bene i conti; era anche uno scultore, in quanto scolpiva il bastone in modo veramente originale !
Ringraziamo molto il CAI che, grazie a questa mostra, ci ha permesso di approfondire la tematica molto interessante della transumanza, una tradizione in parte scomparsa, ma che i nostri nonni ricordano ancora, e che ha intrecci con la storia, la religione, la geografia, la cultura, il commercio del nostro territorio .
Da questo studio abbiamo capito che il lavoro dei pastori abruzzesi non era affatto noioso, erano a diretto contatto con la natura, e il camminare, per giorni, sul Tratturo del Re, era anche un modo di dimenticare le cose negative e affrontare con coraggio e determinazione i vari ostacoli del cammino.
Evidenziamo a questo proposito una delle poesie riportate nella mostra, intitolata : Cammina, di Rubén Blades.
  Si possono percorrere
 milioni di chilometri in una sola vita, senza mai scalfire
la superficie dei luoghi
né imparare nulla dalle genti appena sfiorate.
Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare.
Camminando si apprende la vita, camminando si conoscono le cose, camminando si sanano le ferite del giorno prima.
Cammina guardando una stella, ascoltando una voce, seguendo le orme di altri passi.
Cammina cercando la vita curando le ferite lasciate dai dolori.
Niente può cancellare
 il ricordo del cammino percorso.
  Camminando ci si arricchisce conoscendo le abitudini delle altre persone, si conosce la vita, si dimenticano i dolori e le offese del giorno prima, questo e molto di più,  era il senso della transumanza degli antichi pastori abruzzesi.
Abbiamo capito che questa tradizione antica, può ancora insegnare, proprio a noi ragazzi, alcuni valori importanti,  alle porte del terzo millennio”.
redazione@vastoweb.com

 

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