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Marchionne fa la passerella in Sevel. Rifondazione Comunista con i lavoratori

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ATESSA. Questa mattina Marchionne verrebbe in Val di Sangro per portare buone notizie per il futuro dello stabilimento Sevel di Atessa. “C’è chi parla di annunci di prossimi investimenti -sostengono Marco Fars, segretario regionale PRC Abruzzo e Carmine Tomeo, responsabile Lavoro PRC Abruzzo- e se così fosse ne saremmo contenti, soprattutto se agli annunci dovessero seguire i fatti. Ci si permetterà, però, di non dare troppa fiducia alle promesse di Marchionne, visto che finora si sono rivelate essere prive di concretezza.

Marchionne farà la sua passerella nello stabilimento Sevel con un nutrito seguito, che pare debba essere composta, a livello sindacale da Cisl e Uil. Ciò non è un caso, visto che si tratta degli stessi sindacati firmatari di quell’accordo separato che ha sbattuto fuori dalla fabbrica i sindacati dissenzienti, Fiom e sindacati di base. Questi, infatti, nemmeno sono stati invitati a partecipare al teatrino che si muoverà in Sevel.

È bene ricordare -aggiungono Fars e Tomeo- che con Marchionne si è aperta una stagione di attacco ai diritti dei lavoratori, di intensificazione dei ritmi produttivi, di intimidazione degli operai, di limitazione dell’agibilità sindacale, come probabilmente non si era mai vista dal dopoguerra.

Gli investimenti, solo annunciati o anche concreti, non possono essere il velo che nasconde l’attacco ai diritti dei lavoratori. Vorrebbe dire accettare di barattare diritti garantiti dalla Costituzione e normali per un qualsiasi Paese che voglia definirsi civile, con il restyling del Ducato o con ipotesi di incrementi produttivi. Ma visto cos’hanno prodotto in questi anni le passerelle di Marchionne e dei suoi epigoni, temiamo che anche questa volta sarà questo ciò che accadrà.

Per parte nostra-concludono- staremo con i lavoratori che pretendono ciò che spetta loro: saremo fuori dai cancelli insieme ai sindacati per dire basta con il modello Marchionne di fabbrica-caserma e dare voce ai diritti dei lavoratori negati negli stabilimenti Fiat”.

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