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Il caso Kazakistan non interessa a nessuno

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VASTO. Ieri mattina raggiungendo la redazione sono stata fermata da una signora che mi chiedeva testuali parole:” Ma a noi che ce ne frega del caso Elia Kazan?” Ovviamente si riferiva al caso della moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazo e onestamente avrei dovuto risponderle di credibilità dello Stato, di immagine internazionale dell’Italia, di affidabilità nei rapporti con gli Stati esteri, ma mi sono invece limitata a dirle con dispiacere che aveva perfettamente ragione. Perché in effetti agli italiani del caso della moglie del dissidente kazako non gliene può interessare di meno.

Se sei disoccupato, se i tuoi figli non hanno alcuna possibilità che sia, se le pensioni non consentono di arrivare a fine mese, certamente non possiamo avere l’animo predisposto a porci filosoficamente a ragionare sugli antefatti, lo svolgimento e le conseguenze di un caso che potrebbe condurre alla caduta di un governo che già traballa sotto il peso della crisi economica e delle decisioni che in merito dovrà assumere.

A parte la impronunciabilità del nome, il caso ribattezzato dalla nostra interlocutrice Elia Kazan, probabilmente per la radice del cognome del noto regista di origine armena e direttore de “Gli ultimi fuochi”, gli italiani, della polemica scoppiata dopo il caso internazionale avrebbero fatto volentieri a meno, lasciando che a parlarne fosse solo la stampa specializzata, casomai  nel corso della anacronistica  “cerimonia del ventaglio”, pure ieri celebrata, durante la quale i giornalisti parlamentari donano ai Presidenti, della Repubblica, della Camera e del Senato, un ventaglio per potersi sventolare durante le prossime vacanze.

Momento ideale, forse solo questo, per pensare all’affare Kazakistan. Perché nel frattempo gli italiani, per la stragrande maggioranza, in vacanza non ci vanno, perché non ci possono andare o perché non hanno la mente abbastanza serena per farlo.

Mentre invece i “Presidenti” lo fanno, seguiti naturalmente da tutti gli altri parlamentari, in un momento in cui, ogni capo d’azienda in difficoltà starebbe al chiodo notte e giorno per salvare la baracca. A Vasto si dice “Minim lù vent” , sventolami appunto.

Paola D’Adamo   paoladadamo@libero.it

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