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Tutti contro il Porcellum, ma per quale legge elettorale? Ecco la proposta di D'Alimonte

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GUGLIONESI. Lo presentammo ai nostri lettori tra gennaio e febbraio scorsi, quando impazzavano le toto-politiche, adesso lo abbiamo raggiunto nella sua tenuta in campagna nell’agro di Guglionesi che guarda a Montenero, dimora a cui tiene tantissimo, da buon corregionale emigrato altrove per affermarsi come uno dei massimi esperti di temi elettorali.  Parliamo del 65enne professor Roberto D’Alimonte, nativo di Guglionesi, docente universitario alla Luiss Guido Carli.
In questa fase di estrema confusione politica, dove le ipotesi sul destino della maggioranza spuria di governo , e con una legge elettorale che tutti detestano, ma che nessuno rottama, il ‘Porcellum’, da rivedere assolutamente, si fa largo anche la sua proposta del doppio turno di lista (o di coalizione), caldeggiata anche da un notabile come Luciano Violante. In questi giorni è in Molise, dove viene a ritemprarsi ogni qual volta può, lui che insegna a Roma e abita a Firenze.
I destini del Paese e del Governo nella questione Berlusconi. Come giudica l’attuale situazione politica in Italia?
“È una situazione molto complicata e incerta e dobbiamo vedere se questo Governo sopravvivrà, questo è il dato in questo momento più importante”.
Esperto di dinamiche e flussi elettorali, nella scorsa campagna elettorale è stato ospite di tutte le trasmissioni più importanti dove ha cercato di spiegare anche quelli che sono stati tutti i punti di forza e debolezza delle varie propagande messe in essere dai partiti e dalle coalizioni. Qual è il suo giudizio sulla classe politica italiana.
“Il giudizio non è molto positivo. Credo che noi abbiamo bisogno di un radicale e profondo cambiamento che, spero, prima o poi arriverà”.
Cosa l’ha colpita di più dell’ultima campagna elettorale?
“Mi ha colpito l’insuccesso della sinistra, vorrei dire, l’ennesimo insuccesso della sinistra. In una situazione molto favorevole, la sinistra non è riuscita a vincere in pieno così com’è successo nel 2006. E mi ha anche colpito il fatto che, lo dico sempre ai miei studenti, i dati che Bersani ha preso non solo meno voti di Veltroni, ma anche meno di Occhetto cioè della coalizione di sinistra. Ovvero, in queste elezioni, la sinistra ha fatto anche peggio di quella di Occhetto del ’94; ciò vuol dire che la sinistra italiana così come è configurata, non riesce ad allargare la sua base di consensi”.
Di contro l’hanno colpita invece anche i consensi maturati dal centrodestra e dai grillini.
“Mi ha colpito molto il successo dei grillini che nelle ultime settimane e negli ultimi giorni era intuibile, avevamo cominciato a registrarlo, anche se nessuno si aspettava una percentuale del 25% come è successo alla Camera, e mi ha anche molto colpito la capacità di Berlusconi di mettere in piedi, nonostante l’aver perso milioni di voti e grazie alle debolezze della sinistra, è arrivato lì lì per vincere addirittura alla camera. Non dimentichiamo che la differenza di voti tra la coalizione di Bersani e quella di Berlusconi alla camera è stata di poco più di centomila voti; nel 2006 furono oltre 25mila”.
Che attendibilità hanno i sondaggi?
“I sondaggi hanno un’attendibilità molto riduttive e in questo momento non credo in alcun dato di sondaggio perché siamo in una fase talmente volatile per cui dati come quelli che sbandiera Berlusconi non sono assolutamente attendibili. Per me, per avere qualche dato attendibile dobbiamo aspettare che si consolidi l’offerta politica. Solo a ridosso delle elezioni potremmo capire qualche cosa, ma anche a quel punto dovremmo aspettare che ci sia un’offerta politica; solo in quei momenti si potrebbero fare sondaggi e con tutte le cautele del caso potremmo avere qualche segnalazione ripeto, con molta cautela”.
Potrebbe essere un buon test a livello nazionale con la consultazione europea del giugno prossimo?
“Sì, può esserlo sicuramente anche se le consultazioni europee hanno una partecipazione elettorale inferiore di molto a quelle politiche e il sistema elettorale è molto diverso e l’offerta politica è diversa e quindi può essere un indicatore da prendere anche questo con molta cautela”.
L’astensionismo è un rischio per la democrazia?
“Se raggiunge livelli patologici è un rischio, noi non siamo ancora a questi livelli e ricordiamoci che negli stati uniti, che sono la grande democrazia, la gente che va a votare è circa del 50% alle presidenziali mentre alle congressuali siamo sotto al 40%. Ci sono poi altre democrazie che funzionano con livelli più bassi. Certo che un buon livello di partecipazione è una cosa importante ma ricordiamoci che quando parliamo di partecipazione elettorale non conta solo la quantità ma anche la qualità della partecipazione. Quando a Napoli, negli anni 50 andavano a votare tante persone, il comandante Lauro li incentivava a questo tipo di partecipazione diversa da quella che pensiamo”.
Oggi un atteggiamento simili e sfocerebbe in un voto di scambio e corruzione. Quale sarebbe la migliore legge elettorale possibile per coniugare stabilità e chiarezza.
“In questo momento, in Italia, la migliore legge elettorale fattibile è il doppio turno di lista; l’attuale sistema elettorale, il cosiddetto porcellum, e inserirgli dentro il doppio turno cioè, ci sono due soluzioni: se in nessuna coalizione o lista arriva il 40% di voti, le due coalizione delle liste più votate si sfidano in un ballottaggio e a quel punto uno otterrà almeno il 50% più uno dei voti e prende il 55% dei seggi; l’altra soluzione è quella che si va al ballottaggio se nessuno al primo turno arriva al 50%.
Quindi possiamo inserire due soglie, quella del 40 e quella del 50. Aggiungerei che a questo punto bisogna rasserenarci alla reintroduzione del voto di preferenza e una volta fatte queste due modificazione vengono assegnati due turni e il voto di preferenza in circoscrizione piccola con magari la doppia preferenza di genere, avremo un sistema elettorale che concede quella che io chiamo la decisività o la governabilità, cioè il fatto che dalle urne esca un governo con un buon grado di rappresentatività. In questa fase questo non è il migliore dei sistemi elettorali del mondo però in questa fase storica, in questo momento e in questo contesto, io penso che sia una soluzione accettabile e percorribile. Personalmente io sono favorevole al collegio uninominale maggioritario, possibilmente al doppio turno, però non vedo le condizioni per l’approvazione di una legge elettorale di questo genere mentre, forse, c’è uno spiraglio per il doppio turno di lista di cui ho parlato”.
Le sue vacanze in Molise stanno volgendo al termine, riparte per Roma dopo sei mesi ad alta tensione per la sua materia.
“Si, sei mesi complicati e anche interessanti devo dire. Si, mi dispiace lasciare il Molise perché questo è il luogo che amo”. Emanuele Bracone

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