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Silda Invest, il Vastese non molla. I lavoratori chiedono giustizia

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GISSI. Tutti insieme per urlare il diritto al rispetto degli accordi. In 130 hanno ricominciato da lunedì a presidiare lo stabilimento della Val Sinello. Da due mesi i lavoratori della Silda vivono qui, mangiano davanti alla fabbrica e giocano li con i loro figli. Per non dimenticare e per sollecitare un rimedio agli errori commessi. Oggi è in programma una grande manifestazione. Un’assemblea alla quale sono stati invitati ad intervenire i sindaci di tutto il Chietino. 
In attesa di un incontro al ministero dello Sviluppo economico che dovrebbe tenersi l’11 settembre (nessuno tuttavia da Roma ha ancora confermato la riunione) i lavoratori tornano a chiedere aiuto alla magistratura affichè venga fatta chiarezza sulla loro vicenda, vengano individuati i responsabili del fallimento della riconversione e si prendano adeguati provvedimenti. 
“Chiediamo che vengano adottate severe misure nei confronti di chi non ha rispettato i patti. Noi non sappiamo chi è il colpevole. Sappiamo solo che abbiamo rinunciato alla liquidazione in cambio del lavoro e siamo state licenziate per la seconda volta senza neanche ricevere il dovuto. Chi è responsabile di tutto questo deve essere punito”, ripetono le operaie. La magistratura vastese ha già dato le prime risposte. Il giudice del lavoro ha confermato il sequestro del caveau e dei macchinari della Silda. Ora sta valutando la richiesta di fallimento presentata alla vigilia di Ferragosto dagli avvocati dei sindacati, Agostino Chieffo, Carmine Di Risio e Franco Zerra. Paola Calvano (paolacalvano@vastoweb.com)

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