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Roberta: "Combatto la droga. Ho già vinto la mia battaglia"

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VASTO. Un sorriso che non t’aspetti, la voglia di scherzare e di vivere, nessuna paura di combattere e desiderio di vincere: è la storia di Roberta quella che raccontiamo, la storia di una ventisettenne originaria di Montenero di Bisaccia, comune molisano al confine con l’Abruzzo, che un bel mattino si è guardata allo specchio ed ha trovato la forza per rialsarsi dopo anni di cadute.

Chi eri un anno e mezzo fa?
“Una disperata tossicodipendente. Una ragazza incapace di vivere la vita; una persona che non riusciva a sostenere i giorni che si susseguivano e si arrendeva al loro stesso scorrere”.

Chi eri un paio di anni fa quando ti guardavi allo specchio dopo esserti svegliata?
“Una persona che appena apriva gli occhi aveva un solo pensiero: mettere le mani nel cassetto e prendere il metadone, ma non bastava, dovevo rimediare i soldi e lavoravo come cameriera. Pur facendomi pagare “a giornata” non ce la facevo; la droga costa molto e ne avevo sempre più bisogno e allora ho iniziato a rubare, a vendere il mio corpo, a spacciare e trafficare automobili. In pratica, facevo cose che donne non farebbero mai; il mio credere di essere forte e vivace mi portava a solcare decine di strade diverse per trovare soldi: anche rubare a casa mia, a casa delle mie sorelle. Ho vissuto un incubo. Assumevo di tutto: eroina, hashish, marijuana, anfetamine e cocaina. Lì per lì non guardavo in faccia a nessuno poi mi resi conto di aver toccato il fondo e ho deciso di affrontare la realtà ed eccomi qui”.

Come sei cambiata?

“Anzitutto fisicamente, ho messo su dieci chili, prima ero scheletrica. Poi sono cambiata di carattere, ho imparato ad ascoltare e stare con gli altri. La droga, sai, è un malessere finale: il capro espiatorio di un qualcosa che trascini con te, è l’ultimo stato prima della fine. Dacché inizi a lavorarci su i frutti non li vedi subito; infatti, per sei lunghi mesi ho iniziato con lo scalare sempre più, fino ad annullarle, le dosi di metadone (che me lo somministrava il Sert). Poi ho scoperto le emozioni, il saperle riconoscere e chiamarle per nome. Ogni tossicodipendente ha paura di abbandonare la strada della droga perché non è mai pronto e quando inizi a smettere ti rendi conto di tutte le dipendenze che hai: quelle affettive tra tutte, ma anche quelle legate alla quotidianità; tutte escono fuori, vengono a galla e inizi a capire il “da dove vieni” e ti ritrovi a combattere con il passato, anche con l’infanzia. Piccoli flash che mi sono portata dentro e che fanno tutti capo a tante piccole cose. Oggi ho rivalutato il rapporto con la mia famiglia, riesco a dialogare con loro e ci ricostruiamo insieme, mi sono vicini e mi aiutano anche più di quanto pensano”.

Oggi stai diventando una persona nuova, diversa. Se leggessi la tua storia come la storia di una persona estranea e a te lontana, che penseresti?

“Penserei che è una ragazza con tante difficoltà, incapace di affrontare le situazioni, da sola non ce la fa ancora e ha bisogno di qualcuno che la sostenga”.

È semplice drogarsi sulla costa adriatica?

“Si”

Quanto?

“Tanto, troppo”.

Cosa ti sentiresti di dire a chi crede “di farcela da solo”?

“Di essere anzitutto leali e sinceri con se stessi. Quando lo si decide occorre innanzitutto non avere paura perché in questo percorso c’è solo di guadagnato. Drogandosi si perde la vita e basta, non la si guadagna in alcun modo. Io ho perso amici, la famiglia, soldi (che non sono l’importante) ma ancor di più ho perso la dignità e talvolta mi sento ancora sporca dentro ma guardo avanti, devo farlo. A chi non ne è uscito chiedo di smettere di accontentarsi di sopravvivere e di decidere di vivere: la vita è bella”.

Oggi dici che la vita è bella, ma prima di decidere di smettere come la ritenevi?

“Sapevo di essere condannata: mi serviva la sostanza per fingere di stare bene ed evadere dalle mie responsabilità”.

È luogo comune che gli uomini e le donne in divisa sono ‘nemici’ per voi. Com’è cambiata in te la percezione della legalità dopo l’inizio del percorso di recupero?

“In positivo sicuramente. Anni fa mi hanno arrestata due volte e ho dei processi in corso. Oggi non mi avvilisco perché ho capito i miei errori e i sentimenti che si generano in me nel vedere persone in divisa portano a un ‘no’ secco alla criminalità”.

È possibile riprendere tutto nella vita?

“Si, è possibile. Ne sono certa. Il passato non si dimentica, non si cancellerà mai ed è quello che ha fatto di noi quel che siamo. Guardarlo e ricordarlo è conoscere il proprio errore e non volerci ricadere, poi occorre vivere il momento e accettare i propri sbagli. Ogni sfogo può esistere ma deve sfociare in una partita a calcio, a pallavolo, in un libro, in un film ma mai in droga”.

Oggi ti senti libera o condizionata?

“Mi sento libera dalla dipendenza, dalle schiavitù e dalle decisioni ma ho ancora tanto da lavorare e lo farò con la voglia di riprendermi la felicità che è stata disegnata per me. Ogni giorno scopro nuove cose, inizio a curiosare e a uscire una volta al mese, ma soprattutto inizio a confrontarmi con la quotidianità”.

Hai paura?

“Si, ma ho coraggio, tanto coraggio, quello che mi porterà a essere diversa. Penso spesso a quel chicco di grano che cade sul terreno, muore e dona frutto. Da tossicodipendente ero morta poi la comunità “Il Noce” mi ha accolto, è diventata il mio terreno e sono certa che sto rigermogliando e domani sarò un nuovo frutto”.

Giovanni Perilli

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