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Polemiche sulla sorveglianza armata: la società chiarisce

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VASTO. E alla fine la vigilanza in municipio diventa un casus belli.  Se da un lato non stupisce il fatto che il sindaco Luciano Lapenna, stanco di subire aggressioni e dei ripetuti furti e atti vandalici in Municipio abbia deciso di proteggere meglio sè stesso e i dipendenti, dall’altro per molti è opinabile l’affidamento del servizio ad una società privata senza aver prima consultato la polizia municipale.  Il provvedimento è stato adottato con una determina dirigenziale firmata da Enzo Marcello. Nicola Del Prete, consigliere di minoranza, chiede invece, l’annullamento di quella determina. ”Non c’è alcuna delibera di giunta che delega il dirigente a istituire il servizio”, spiega Del Prete. 
Non esulta la polizia municipale. Il Diccap stigmatizza la decisione dell’amministrazione comunale e non esita a definire la scelta della vigilanza privata “uno schiaffo e un’offesa alla polizia municipale”. Un pò di malumore serpeggia anche tra i cittadini. ”A noi chiedono continui sacrifici, parlano di città tranquilla quando non lo è, e poi vengono spesi soldi per proteggere il Comune“, protestano. La vicenda, tutta da chiarire, è destinata a far discutere a lungo.   
Sulla vicenda è intervenuta la società che gestisce il servizio con una nota il cui scopo è quello di fare massima chiarezza sulla procedura e sugli incarichi smentendo chi annunciava che le guardie non avrebbero potuto svolgere servizio e sulla legittimità della decisione: 
“Le Guardie Giurate: – possiedono il titolo di polizia rilasciato dallo Stato di appartenenza che li autorizza a tutelare i beni, mobili e immobili, appartenenti a persone fisiche e enti pubblici o enti privati; – possono essere destinate alla vigilanza o custodia delle proprietà mobiliari o immobiliari di enti pubblici o altri enti collettivi e privati (art. del 133 TULPRS); – sono inquadrati giuridicamente com “INcaricati di pubblico servizio” (ai sensi del decreto legge 8 aprile 2008 n.59, che ha modificato l’art. 138 del TULPS), benchè alcune sentenza della Corte di Cassazione ne abbiano evidenziato anche la qualità di “agenti di Polizia Giudiziaria”. Si cita la seguente sentenza in relazione a quanto precedentemente esposto:  “Le guardie particolari di cui all’art. 133 r.d. 18 giugno 1931 n, 773 (TULPS) nello svolgimento dei compiti cui sono abilitate a tutela delle proprietà private, esercitano funzioni di polizia giudiziaria nella prevenzione e repressione dei reati aventi per oggetto beni mobili e immobili soggetti alla loro vigilanza (la Cassazione ha altresì evidenziato come le suddette guardie abbiano, tra l’altro, facoltà di stendere verbali riguardo al servizio cui sono destinate, ai sensi dell’art. 255 del regio decreto 6 maggio 1940 n. 635 (“Regolamento per l’esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza”), nonchè l’obbligo di cooperare con l’autorità di polizia, giusto il dispoto dell’art. 139 del surricordato R.D. 773/1931. Vedai anche Cass., sez. I, 19.11.1993 D’Acquisto Mass. Cass. Pen., 1994, fasc. 3,83 (m) c.p.p., 57 R.D. 18.06.1931 773/1931, 139 R.D. 06.05.1940 635/1940;
– possono, altresì, espletare servizi di sicurezza complementare e di vigilanza presso tribunali ed altri edifici pubblici, installazioni militari, centri direzionali, industriali o commerciali ed altre simili infrastrutture. (Articolo introdotto dalla lett. g) dell’art. 1 del D.P.R. 04 Agosto 2008, n. 153 pubblicato sulla G.U. n. 234 del 06 Ottobre 2008 S.O.), vedi il Regio Decreto-legge 26 settembre 1935, n. 1952 “Disciplina del servizio delle Guardie Particolari Giurate”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 22 novembre 1935, n.272, successivamente convertito nella Legge 19 Marzo 1936, n.508, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale de l’08 Aprile 1936, n. 82. “. Tiziana Smargiassi (tizianasmargiassi@vastoweb.com)

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