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Al via il processo per l’omicidio di Michela Strever: "Chiederò il massimo della pena"

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VASTO. Quella che inizia è una settimana di importati processi. E’ in programma domani il giudizio all’unico indagato per l’omicidio di Michela Strever, 68 anni, aggredita, derubata e soffocata all’alba del 19 dicembre 2012. Hamid Maathaoui, 36 anni di origine marocchina ha confessato di avere aggredito e derubato la Strever, ma assicura di essere fuggito lasciando la vittima ancora viva. 
Domani sarà giudicato con rito abbreviato dal Gup. Michela Strever fu trovata morta, legata e imbavagliata dal fratello Antonio. Il corpo pieno di ferite raccontò agli investigatori una brutale e ingiustificata aggressione. La Strever morì per soffocamento e sui fazzoletti infilati nella gola e nella bocca della vittima i Ris hanno trovato il Dna di Maathaoui. 
“Ma non solo il suo, c’è anche il Dna di un’altra persona”, dice il difensore dell’imputato, l’avvocato Nicola Artese. “Il mio cliente insiste nel sostenere che quando lasciò la casa della Strever quella mattina la donna era ancora viva”. 
Ben diversa è l’opinione dell’avvocato Arnaldo Tascione che rappresenta i familiari della vittima. “Tutti i fratelli intendono costituirsi parte civile contro l’imputato”, dice Tascione. “Quella poveretta fu massacrata di botte e derubata per 60 euro e un cellulare. Un fatto gravissimo”, ricorda Tascione. E pare che quella mattina prima di andare da Michela Strever, Maathaoui avesse cercato di entrare a casa di Antonio Strever. “La vittima designata, stando alla minuziosa ricostruzione dei fatti riportata sul decreto di citazione a giudizio in base alle accurate indagini fatte dai pm Giancarlo Ciani ed Enrica Medori pare fosse lui”, assicura Tascione. 
In aula si prevede battaglia. Tascione annuncia che chiederà il massimo della pena. “Il corpo di quella poveretta parla da solo: Michela Strever è stata straziata”, afferma il legale.  Paola Calvano (paolacalvano@vastoweb.com) 

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