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Tutti nella polvere: “Flashdance” 20 anni dopo il libro di Gabriele Cerulli

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VASTO. Il 4 dicembre 1993 scattò l’operazione antidroga “Flashdance”, la prima che portò a galla il dramma della droga a Vasto. Il 4 dicembre 2013, a vent’anni esatti di distanza da quell’operazione, sfociata in ben 110 arresti tra Vasto, San Salvo, Torremaggiore, San Severo e Foggia, nell’aula magna dell’Istituto d’Istruzione Superiore “E. Mattei” di Vasto si è tenuto un intenso incontro con Gabriele Cerulli, che fu tra coloro che finirono implicati in questo sconvolgente, e per certi versi paradossale, caso di droga.

L’incontro, meditato a lungo da Cerulli, che è anche giornalista, si è svolto al fine di condividere con gli studenti la drammatica esperienza da lui vissuta, un’esperienza che ha segnato la sua vita e che ora Cerulli ha voluto ripercorrere in un libro significativamente intitolato “Tutti nella polvere”. Dal momento che a scaraventarlo nell’eroina fu un disagio che prese l’avvio tra i banchi di scuola, l’autore ha voluto presentare per la prima volta “Tutti nella polvere” proprio in una scuola superiore, “laddove – ha detto –

si costruirono le fondamenta del tunnel più lungo della mia vita”.
Ripercorrendo alcuni punti salienti della sua vicenda, Gabriele Cerulli ha voluto evidenziare come, entrando casualmente nell’inferno dell’eroina, abbia “ricevuto tanto e perso tutto”.
“L’errore che molti commettono – ha spiegato – è avere la sicurezza e la presunzione di riuscire a non raggiungere, partendo da una sola dose, la tossicodipendenza”. Incisivo è stato l’intervento in cui ha sottolineato quanto questo “disagio” sia ancora presente tra i giovani, rimanendo stabile nel tempo.

Gabriele Cerulli non si dichiara pentito né segnato dal rimorso; al contrario, si mostra soddisfatto per essere riuscito a trarre un insegnamento positivo dalla vicenda che lo ha riguardato. Le parole usate nell’incontro con gli studenti, sebbene siano state pronunciate con tranquillità, hanno trattato temi forti, arrivando al giovane pubblico, che è rimasto colpito ed ha ascoltato con attenzione e grande interesse.

Certificando con la sua presenza la fortuna dell’essere vivo, Cerulli ha incitato gli studenti ad assaporare ogni momento luminoso della propria esistenza, nella speranza che possano avere la forza di contrastare con sicurezza l’avvicinamento al tunnel della droga. Ai ragazzi, nel finale del suo libro, Gabriele Cerulli dice: “Sappiatevi godere le vittorie, perché sono sempre poche rispetto alle sconfitte. Le gioie, perché sono spiragli di luce in mezzo a tanti temporali. Le persone belle, perché sono perle rare. Il sano divertimento, perché vi allevierà le fatiche. Sappiatevi godere la vita, perché tra vittorie, gioie, persone belle e sano divertimento, l’amerete talmente tanto che non vi passerà mai per la testa di buttarvi via”.

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