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I dipendenti del Consorzio di Bonifica Sud stanchi delle false promesse, tutte inevase

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VASTO. I dipendenti del Consorzio di Bonifica Sud sono stanchi delle false promesse, tutte inevase. “Nove mensilità arretrate –dichiarano i lavoratori-e nonostante il presidio messo in atto dallo scorso 18 novembre dai dipendenti per dare voce alle loro innumerevoli preoccupazioni per la mancata percezione degli stipendi e per il futuro dell’Ente nessuna risposta.

L’impegno del consigliere regionale Antonio Prospero per l’erogazione da parte della Regione di un contributo straordinario pari a trecento mila euro, piccolo e unico spiraglio di luce per il prossimo Natale, è svanito in sede di Consiglio Regionale quando il Presidente Nazario Pagano ha precisato che il contributo verrà erogato solo se il Consorzio è amministrato da un Commissario.

Inutile sottolineare l’amaro in bocca dei dipendenti che sono stremati dalle continue soluzioni prospettate dal Presidente della bonifica Fabrizio Marchetti che nella realtà poi non vedono nessun utile riscontro.

Nonostante, l’indisponibilità dei mezzi finanziari, resa ancora più evidente dalla revoca della linea di credito e dalla sospensione del servizio di tesoreria, oramai dal lontano 30.06.2013, il Consorzio essendo persona giuridica pubblica (R.D. n.215/1933) e svolgendo pertanto attività istituzionale o meglio attività a servizio della collettività, quale obiettivo primario e strutturale, per il soddisfacimento dell’interesse pubblico, ha continuato con risorse e mezzi propri dei dipendenti la tipica attività consorti le, onde evitare il rischio di contestazioni e pretese risarcitorie da parte dei propri utenti che aggraverebbe la già precaria situazione finanziaria. Ma oggi i dipendenti hanno detto BASTA.

Pur volendo ancora tutelare gli agricoltori, anello debole insieme a loro, di tutta questa triste situazione, non sono più nelle condizioni di poter anticipare le spese per il prosieguo dell’attività consortile e richiamano ancora una volta all’attenzione le autorità competenti sottolineando il forte rischio, se nulla cambierà, della mancata riapertura della prossima stagione irrigua e dell’invaso della Diga di Chiauci. Le attività propedeutiche alla manutenzione degli impianti irrigui sono già ferme.

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