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Privatizzazione Poste, cresce il dissenso: il postino smetterà di bussare?

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TERMOLI. “Il ministro Saccomanni è riuscito a dire che l’operazione, che prevede per ora la messa sul mercato del 40% del capitale sociale di Poste, comporterà un’entrata di almeno 4 miliardi da destinare alla riduzione del debito pubblico.
Anche ai più sprovveduti credo risulti chiara l’inversione del contesto: Saccomanni dice di voler privatizzare le Poste per ridurre il debito pubblico, mentre è evidente come il debito pubblico sia solo l’alibi – lo shock teorizzato da economisti – per permettere la privatizzazione di un servizio pubblico universale”.

Non usano mezze misure i membri del collettivo capitanato da Antonio De Lellis teso alla promozione della campagna di ripubblicizzazione della Cassa risparmio e deposito prestiti.

A un anno esatto dall’avvio della Campagna elettorale tornano gli scontenti e i tanti cavali di battaglia di ex candidati che, purtroppo, vedono realizzato quanto temevano e così, “bastano due semplici operazioni di matematica: la vendita del 40% di Poste Italiane porterebbe il debito pubblico da 2.068 a 2.064 miliardi, con un entrata una tantum non riproducibile, e nel contempo eliminerebbe un’entrata annuale stabile di almeno 400 milioni/anno (essendo l’utile di Poste Italiane pari a 1 mld)”, come sottolinea De Lellis che aggiunge: “Ma, ovviamente, non c’è dato che conti quando l’obiettivo è quello di dichiarare una vera e propria guerra alla società, attraverso la progressiva spoliazione di diritti, beni comuni, servizi pubblici e democrazia, all’unico scopo di favorire l’espansione dei mercati finanziari. Ciò che si vuole perseguire, con la definitiva privatizzazione, è lo smantellamento della funzione sociale di Poste Italiane, attraverso la separazione di Banco Posta dal servizio di recapito, trasformando il primo – già oggi ricettacolo di molteplici attività finanziarie – in una vera e propria banca e mettendo sul mercato il secondo. Senza contare il fatto che, con questa operazione, anche tutta la funzione di raccolta del risparmio dei cittadini, oggi svolta dagli oltre 13.000 uffici postali, che convogliano il denaro raccolto da Cassa Depositi e Prestiti, verrebbe messa a rischio o profondamente trasformata”.
E rifacendosi alle parole di Marco Bersani, attivista di Attak Italia: “ogni smantellamento di un servizio pubblico universale consegna tutte e tutti noi all’orizzonte della solitudine competitiva : ciascuno da solo sul mercato in diretta competizione con l’altro. Opporsi alle privatizzazioni, oltre a fermare i processi di finanziarizzazione della società, consente di riaprire lo spazio pubblico dei beni comuni e di un altro modello sociale”.
“Perché il futuro è una cosa troppo seria per affidarlo agli indici di Borsa”, riflette De Lellis.

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