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Dei delitti e delle pene (morali) applicata a Rimborsopoli

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Senza scomodare Cesare Beccaria, filosofo, umanista, ma soprattutto primo criminologo dell’era moderna, che nel suo trattato “Dei delitti e delle pene” teorizzò l’entità di ciascun delitto e la giusta misura della relativa pena, credo che in Regione Abruzzo, reparto “Rimborsopoli” ci troviamo di fronte ad un importante momento di snodo filosofico e culturale.

Se dovesse corrispondere a verità che l’entità delle somme indebitamente spese complessivamente  suddivise tra i 25 indagati (quindi poco più di tremila euro a testa di media) l’entità del “delitto” sarebbe molto più di ordine morale che di ordine pratico, e di danno morale alla collettività (6,4 centesimi  di euro per abitante dell’Abruzzo) e quindi la pena più che dalle lungaggini giudiziarie, che potrebbero giungere ad una condanna ed alla restituzione del maltolto, dovrebbero essere di ordine morale.

Siccome non è possibile una gogna reale andrebbe però applicata dai partiti e ove ciò non fosse, come non sarà, dai cittadini, o, nella non ricandidatura da parte del primo soggetto (i partiti) o nel non voto e della non preferenza da parte del secondo (i cittadini).

E’ pur vero che, anche non esprimendo preferenze personali uno degli inquisiti potrebbe essere eletto con qualche spicciolo di preferenza, quindi la responsabilità ricade essenzialmente sui partiti prima ancora che sul popolo considerando che, ne siamo certi, nessuno degli indagati vorrà ritirare la propria riproposizione candidandosi ma non perché non candidandosi sarebbe un ammissione di colpevolezza ma perché tutti, indagati e no sono attaccati alla poltrona.

Paola D’Adamo   paoladadamo@vastoweb.com

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