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Non trafficava in droga, infermiera albanese assolta dopo 12 anni

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TERMOLI. Un’odissea giudiziaria durata ben 12 anni, quella dell’infermiera albanese N. D., coinvolta nell’estate del 2002 in un’operazione antidroga della procura distrettuale antimafia dell’Aquila per un narcotraffico stroncato tra Pescara e Vasto e durato fino ad alcuni mesi prima. La donna, stimata nella comunità termolese, con impieghi e mansioni da colf e badante, venne arrestata sulla base di intercettazioni telefoniche comprese tra l’ottobre 2011 e due mesi prima dell’ordinanza di custodia cautelare. Un’inchiesta portata avanti sino alla sentenza di primo grado, emessa dal tribunale di Pescara il 9 marzo 2010, con cui la donna era stata condannata per produzione e traffico di sostanze stupefacenti e associazione finalizzata allo spaccio. Una condanna a 4 anni e 18mila euro di multa, impugnata dall’avvocato Domenico Bruno e che due giorni fa ha avuto giustizia.
La corte d’appello dell’Aquila l’ha assolta per non aver commesso il fatto. Nel fascicolo di secondo grado il noto penalista termolese ha dimostrato come l’intercettazione trascritta a danno della cliente aveva completamente travisato il senso, perché laddove gli investigatori ritennero si trattasse di droga, era una semplice pomata per il fratello. Allo stesso modo, sono state dimostrate anche le date degli spostamenti contestati, tanto da disconoscere il legame con gli altri imputati, che non conosceva affatto. La donna era venuta in Italia per operare il figlio gravemente malato. Questa la ragione di alcuni viaggi a Pescara, che invece gli inquirenti scambiavano per attività illecita.

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