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Turdò: "A Poste Italiane ci sono dei furbi che si fanno beffa dei risparmiatori"

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SAN SALVO. Riceviamo e pubblichiamo: 
“Nella giornata di ieri e l’altro ieri sono giunte alla sede dell’associazione due proteste di due pensionati, uno di San Salvo e uno di Carunchio che hanno subito un danno dalle Poste Italiane S.p.A. e per questo hanno chiesto un nostro intervento.
Queste persone sono proprietarie di Buoni Fruttiferi Postali emessi negli anni 1983 e 1984 per importi diversi. Si sono recati ai rispettivi uffici postali per cambiare i buoni e hanno trovato la sorpresa ad uno manca circa 9 mila euro ed a un’ altro 8.200,00 da un conteggio preso dal retro del Buono, in pratica il 20% in meno.
Abbiamo fatto una prima verifica alle Poste Italiane S.p.A. e ci è stato detto che  Poste Italiane ha applicato la variazione dei rendimenti come previsto dal decreto del Tesoro del 13/6/1986. L’azienda, in quanto collocatore di prodotti di terzi, si è limitata ad applicare la variazione dei rendimenti come previsto dal decreto del ministero del Tesoro del 13/6/1986. La modifica del tasso di interesse rispetto a quanto riportato sul retro dei Buoni Postali Fruttiferi è stata disposta dal Ministro del Tesoro di concerto con il Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni, e resa nota mediante pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 148 del 28/06/1986” .
Tutto questo non corrisponde per due motivi. La variazione contrattuale deve avere il consenso della parte, una variazione di tasso d’interesse è una variazione contrattuale, e il fatto di averla pubblicata in Gazzetta non esimie dalla diretta responsabilità dell’emittente il titolo. Ma ancora più grave è il fatto che intanto è intervenuta in materia la Corte di Cassazione nel 2013. Questo è il ragionamento seguito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che hanno dato specifica soluzione ai casi in parola, precisando che nella disciplina dei buoni postali fruttiferi, il rapporto tra Poste Italiane Spa e il sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta acquistati e le condizioni sono quelle riportate nel retro e questo giustifica anche l’emissione ex novo ,appunto poiché possono variare le condizioni.
Concorde sul punto è anche l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), il quale, nelle proprie pronunce è costante nel ritenere che la liquidazione degli interessi debba avvenire in base a quanto previsto nel retro del titolo.
In pratica alle Poste non importa quello che c’è scritto sul retro del titolo di credito: ciò che conta è l’anno di emissione e i rendimenti disciplinati in quel periodo dalla Cassa depositi e prestiti dello Stato.
Noi non siamo d’accordo, riteniamo che sia da pagare quanto è scritto dietro il buono.
Nei prossimi giorni attraverso l’ufficio legale verificheremo estremi e condizioni per una class action nei confronti di Poste Italiane S.p.A. che li obblighi a pagare quanto dovuto” Antonio Turdò.
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