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Le Some e le sagne di San Vitale Una tradizione da vivere e rispettare

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SAN SALVO. Domani sarà rinnovata a San Salvo la tradizionale sfilata de “Le Some” – di cavalli (come una volta) e di trattori – che trasportano in sacchi (appunto le “some”) il grano da ridurre in farina necessario alla preparazione dei “taralli” di San Vitale. Al termine della sfilata, dopo la benedizione, verrannno – come vuole la tradizione – cucinate, distribuite e consumate “Le sagne”, in un pranzo collettivo cui partecipano non solo i conduttori de “Le Some” ma molti cittadini e forestieri. “Le Sagne” sono preparate da donne volontarie e bollite in dei tradizionali “cottori” di rame dai componenti del Comitato Festa, tra cui lo stesso don Raimondo, sacerdote della parrocchia di San Giuseppe. Il condimento tradizionale era di solo pomodoro, oggi consiste in un ragù piuttosto leggero e sul piatto si spolvera anche del formaggio grattugiato.
La tradizione di mangiare “Le sagne” in piazza è abbastanza recente in quanto fino ad una ventina di anni fa venivano preparate e consumate nei mulini dove erano portate “Le some”. I luoghi del rito sono mutati: da via della Chiesa a piazza Amendola all’attuale piazza Vitale Artese; mentre non è cambiato il clima di allegria e di festa che si crea. Negli ultimi anni si sono tuttavia evidenziati alcuni comportamenti scorretti (lasciare i piatti spochi sui tavoli, peggio buttarli a terra oppure ubriacarsi con vino e alcolici, anche da parte di minorenni), cosa che avrebbe potuto indurre il Comitato festa a rinunciare quest’anno al pranzo in piazza. Ma si è comunque voluto mantenere questo particolare momento di convivialità perché “Le sagne” inducono a condividere non solo del cibo ma soprattutto la gioia dello stare insieme.
L’appello che rivolgiamo a tutti i partecipanti è pertanto quello di aiutarci a tenere puliti e sgombri i tavoli, nonché ad evitare di introdurre quantità eccessive di alcolici: in modo che tutti possano partecipare alla festa in serenità fisica e spirituale.
Il Comitato festa di San Vitale e l’Assessorato alla cultura di San Salvo

La storia de “Le Some” e Le Sagne”
Quella de “Le Some” e de “Le Sagne” a San Salvo è una tradizione molto lunga, che data almeno dal 1745, l’anno in cui le reliquie di San Vitale martire, donate dal cardinale Pier Luigi Carafa (abate commendatario dell’abbazia dei SS. Vito e Salvo del Trigno), raggiunsero – da Roma – la chiesa di San Giuseppe in San Salvo. Nell’occasione – si ricorda – il cardinale offrì un pranzo a tutta la popolazione (circa 500 persone). Le reliquie di San Vitale, custodite in un’urna, sarebbero rimaste da allora nella chiesa arcipretale e il Santo sarebbe divenuto il patrono di San Salvo.
Quale sia il significato delle “Some”, delle “Sagne” e dei “Taralli” gli storici locali se lo sono chiesto a lungo, senza però trovare tra loro un accordo definitivo.
Secondo Cirillo Piovesan ed Evaristo Sparvieri, “Le Sagne” si originarono come pasto offerto ai conduttori dei cavalli quando questi portavano il grano (“Le Some”) al Mulino comunale Pantanella (nei pressi dell’attuale sottopassaggio ferroviario per la Marina); mentre i “Taralli” stanno a ricordare il pranzo offerto al popolo. Altri ritengono invece che siano proprio “Le Sagne” l’eredità di quel pranzo e che i “Taralli” costituiscano una sorta di “pane”, la ricompensa, la “messe” per chi ha ben lavorato, elemento contemporaneamente simbolico nella cultura del cristianesimo, in quanto inteso come ricompensa divina per chi ha ben operato nella vita.
Fatto curioso, tuttavia, è che riti assai simili se non identici, si ritrovano per il giorno 28 aprile nella vicina cittadina di Scerni, dove il patrono è però San Panfilo. Ciò fa ritenere che essi potrebbero aver avuto origine in tempi molto più antichi, durante la civiltà pagana, per poi essere fatti propri e trasmessi nel tempo dalla tradizione religiosa della chiesa cattolica.

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