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Gli operatori turistici scrivono sulla querelle "Ombrina Mare"

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VASTO. Ombrina mare: scrivono l’Associazione turistica di B&B e per il territorio della Costa dei Trabocchi “Parco Maiella Costa Trabocchi”, gli operatori TURISTICI della Rete d’Impresa turistica di Lanciano “IN.TOUR” ed il Gruppo “SOS turismo Costa dei Trabocchi” in disaccordo con Confindustria Abruzzo.
“Non siamo assolutamente d’accordo con le tesi di Confindustria Abruzzo, relativamente alle problematiche degli impianti di estrazione e raffinazione petroliferi che si vorrebbero realizzare con il progetto Ombrina mare 2 e con tanti altri nella nostra regione Abruzzese. Ci sembra che la maggior parte degli operatori turistici ed agrituristici, nonché gli operatori agricoli e della trasformazione dei relativi prodotti sono contrari ad una eventuale scelta di “petrolizzazione” della nostra regione Abruzzo. In particolare, la costa dei trabocchi non potrebbe sopportare le conseguenze negativissime a diversi livelli (paesaggistici, ambientali, sociali, economici) che l’impianto Ombrina mare, a pochi km. dagli ormai famosissimi, anche a livello internazionale, Trabocchi, ( “Brand turistico” per tutta la regione) porterebbe con se. Non siamo contrari ad uno sviluppo integrato della Regione, come affermato da confindustria, ma pensiamo solo e solamente che, specialmente in questo momento, optare per l’industria petrolifera sia una scelta non strategica e che possa diventare una grande spada di damocle, una grande palla al piede che freni lo sviluppo economico futuro. Infatti al contrario vorremmo che lo sviluppo andasse in tutt’altra direzione: verso economie di innovazione che diventino veramente strategiche.
Molti esperti ed economisti battono il tasto proprio su questi aspetti ed indicano l’uscita dall’era petrolifera la vera strada per un rilancio forte delle economie europee. Il turismo (o i turismi) moderno è veramente un settore strategico per l’offerta innovativa e di qualità di prodotti nuovi e competitivi del nostro territorio Abruzzese, il quale ha tutte le caratteristiche per poter produrre una offerta di altissimo livello. Certamente c’è tanto da lavorare per andare in questa direzione.  
Però non vogliamo  che tutta questa potenzialità, che ha trasformato i trabocchi in grandi attrattori di economia turistica, sia resa vana da impianti di tal genere (pozzo petrolifero con annessa raffineria in mare a pochi km dalla costa, con tutte le conseguenze).  Si potrebbe pensare che non occorra tanto a capire che alcune cose messe insieme sono incompatibili. Anche un padre di famiglia sa indicare al proprio figlio cosa è bene e saggio fare in alcuni momenti della vita sulle scelte importanti per il futuro. Capire cosa è “bene” o “male”per il futuro di un figlio è proprio il compito di un genitore. Lo stesso dovrebbe essere il compito per il nostro territorio e la sua popolazione. Cosa vogliamo scegliere per il suo futuro? Ventanni al massimo di estrazioni petrolifere (di bassissima qualità) con tutto il seguito che se parte un pozzo ne arrivano poi altri, riparte il progetto Centro oli di Ortona e diventiamo una regione petrolifera (come la Basilicata, dove la gente scappa e non è assolutamente contenta di quella scelta)?
In questo modo ci giocheremmo le nostre grandi potenzialità turistiche, agricole e di tutto l’indotto produttivo. Quale sarebbe  il  bilancio economico di questa operazione? Secondo i nostri calcoli ed osservazioni il bilancio sarebbe senz’altro negativo. Abbiamo degli esempi avanti ai nostri occhi come la Basilicata, gli impianti di Taranto, di Gela, di Falconara, di Ravenna, e tanti altri dove gli impianti petroliferi non hanno portato aumento di qualità della vita, aumenti della ricchezza, ma al contrario solo molti problemi e guadagni per pochi.  Alcuni dati:  In Basilicata la regione con più impianti petroliferi, la grande economia degli agriturismi, che è sempre in constante aumento in tutta Italia, è crollata. Infatti il numero di strutture nel giro di pochi anni si è più che dimezzata. (vedi. http://www.istat.it/it/archivio/74602.) numero di strutture ricettive Agrituristiche 
REGIONI RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 incremento totale Basilicata 270 259 249 240 236 231 224 228 131 -139,00 La Basilicata è rimasta sempre tra le regioni più povere d’Italia, infatti l’incidenza  di povertà è tra le più alte. Anno 2011  (valori assoluti e per 100 famiglie residenti) REGIONI RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE Famiglie povere  Valori assoluti Incidenza di povertà Basilicata 53.622 23,3  (vedi Fonte: Istat, Indagine sui consumi delle famiglie  Link: http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_INDPOVREL&Lang= ….).
In Romagna, nel Ravennate, il problema della subsidenza a causa delle estrazioni petrolifere ha raggiunto un livello altissimo di attenzione fino al tal punto che ogni anno devono far ripristinare le spiagge, che vengono costantemente erose dal mare, con altissimi costi.  Gli antichi monumenti Ravennati, grandi attrattori di turismo, sono in pericolo di stabilità a causa del fenomeno suddetto dell’abbassamento del suolo. (vedi: http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/geologia/temi/subsidenza/la-subsidenza-in-emilia-romagna ) A Gela, Falconara, e in tutti i luoghi di raffinazione dei prodotti petroliferi si hanno gravissimi danni sia al turismo che alla salute dei cittadini con altissimi tassi di tumore ed altre malattie Le Canarie, antica e famosa destinazione turistica, si ribella alla volonta di prospezioni petrolifere del governo spagnolo: “Il governo delle Canarie e gli ambientalisti respingono la decisione di Rajoy di consentire prospezioni petrolifere nell’Oceano Atlantico intorno all’arcipelago, una delle più importanti destinazioni turistiche Europee e da anni area nella quale si realizzano impianti di energie rinnovabili.” (vedi http://www.industriadelturismo.com/category/canarie/,  http://www.greenreport.it/_archivio2011/index.php?page=default&id=15351&cat=Energia#sthash.F2hpLJjB.dpuf  ) Inoltre sappiamo anche che i beni paesaggistici ed i beni ambientali (nostre grandi ricchezze materiali ed immateriali)  sono chiaramente tutelati dalla nostra carta costituzionale. Per tutto ciò esposto, ci sembra che la tesi di Confindustria Abruzzo sia alquanto “demagogica” e non tenga presente che la gran parte degli operatori turistici abruzzesi abbiano ragionato, ponderato e valutato a ragion veduta la scelta di opporsi all’impianto di Ombrina mare 2.

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