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Costa teatina, la sfida è green: fermare il petrolio e rilanciare la centralità del Parco

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VASTO. Questa mattina nella pinacoteca di Palazzo D’Avalos a Vasto si è tenuto un convegno dal titolo  “Green Economy e tutela della costa: il parco possibile nell’Abruzzo che vogliamo”.

Un parco nasce per preservare la biodiversità, per garantire gli equilibri idrogeologici, per tutelare il paesaggio e per valorizzare attività compatibili che di certo non solo quelle petrolifere. L’idea di parco è quindi, un’ idea di futuro che implica, sempre più, una maggiore sinergia degli enti locali nel pianificare un territorio al di là dei propri confini comunali e un maggiore protagonismo del mondo agricolo nel suo importante ruolo di produttore di beni comuni.

Proprio per questo il Parco nazionale della Costa Teatina pone la regione abruzzese di fronte ad una sfida cruciale: valorizzare le reali attività produttive locali favorendo attivamente le comunità e dando loro voce in un processo partecipativo che sappia ottimizzare le potenzialità del territorio. La grande sfida sta proprio nel farsi protagonisti di una nuova idea di Area protetta, intesa come un laboratorio di sostenibilità aperta a tutti, animata da chi la abita e capace di creare un valore aggiunto concreto.

Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente a tutela dei mari e delle coste italiane, si è fatta oggi portatore di questo messaggio, promuovendo a Palazzo d’Avalos a Vasto l’incontro “Green economy e tutela della costa: il Parco possibile nell’Abruzzo che vogliamo”. Un incontro a cui hanno preso parte, tra gli altri, l’assessore regionale Donato Di Matteo, il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio e il sindaco di Vasto Luciano Lapenna. Gli operatori presenti: Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, la DMC Costiera dei Trabocchi, il Gruppo di Azione Costiera Costa dei Trabocchi, Federparchi e Polo del Turismo Innovatur Abruzzo. Tra gli interventi tecnici, invece, quello di Alessio Satta sul tema della conservatoria della costa. Presenti il direttore generale di Legambiente, Rossella Muroni e il responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente, Antonio Nicoletti.

«Continuare a parlare di estrazioni petrolifere non è solo una scelta folle di politica energetica, ma rischia soprattutto di disperdere la vera ricchezza che il territorio dell’Abruzzo possiede, cioè il suo straordinario patrimonio storico, culturale e naturalistico –  dichiara Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo -. È tempo di lasciar perdere la demagogia e dare il giusto spazio all’Abruzzo che vogliamo. Quella regione che guarda al mondo dell’agricoltura, della pesca e del turismo sostenibile. Oggi si è ribadito da parte dei diversi attori presenti al dibattito la necessità di raccogliere le nuove sfide della green economy e legarle al “parco possibile”. Da qui l’impegno a riattivare un tavolo di dialogo con tempi certi, a partire dall’agricoltura che riveste un ruolo chiave per la Costa teatina, capace di integrare appieno la dimensione ambientale con quella economica, sociale e culturale. Il mondo agricolo assume, infatti, un ruolo centrale come produttore di pubblici servizi a favore della collettività, quali la tutela della biodiversità, paesaggio, dissesto idrogeologico, sicurezza alimentare, presidio e custodia dei territori».

“Siamo convinti che i parchi possano offrire un concreto contributo al Paese per farlo uscire dalle difficoltà economiche e sociali in cui si trova, a condizione che chi li gestisce e chi ne definisce le strategie si concentri con decisione sugli elementi concreti che servono per migliorarne l’immagine e la sostanza – aggiunge Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette di Legambiente -. Esiste un modello di green economy già operante nei molti territori che hanno puntato sulla qualità dell’offerta delle produzioni agroalimentari e dei servizi turistici ed è quello che può e deve accadere in Abruzzo. Una green-economy basata sulle potenzialità dei parchi è una chiave straordinaria per attrarre investimenti e per rilanciare l’economia locale. Ma ciò può avvenire se tra i parchi cresca la consapevolezza della reale forza e bellezza dei territori e se questi luoghi diventino delle effettive eccellenze, dicendo basta al consumo di suolo e puntando sull’agricoltura biologica, che in queste aree può trovare uno spazio privilegiato dove svilupparsi. Tutto ciò rappresenta in molti parchi solo un auspicio, mentre tanti cittadini credono che sia una realtà. Spetta alla classe dirigente, agli amministratori d’intesa con le comunità, non deludere chi crede che le aree protette siano l’eccellenza del nostro Paese”.

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