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Chiusura centro accoglienza profughi a San Salvo opinioni diverse la città si divide

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SAN SALVO. E’ stato chiuso nei giorni scorsi, su disposizione del sindaco Tiziana Magnacca, il centro di accoglienza migranti di  nell’area industriale di San Salvo, dove per qualche giorno nell’ala degli uffici di un’azienda chiusa da anni, sono stati ospitati trenta eritrei. “La struttura è stata sottoposta alla verifiche da parte dei competenti uffici comunali” –si legge in una nota del Sindaco- “in particolare della rispondenza alle norme urbanistiche e igienico-sanitarie. Pur comprendendo la situazione di queste persone che sono fuggite dai loro paesi d’origine a causa della fame e delle guerre” – ha spiegato Magnacca – “riteniamo che il peso di questa responsabilità non possa essere scaricata sulle comunità territoriali, già tanto fragili da un punto di vista sociale ed economico in un momento così difficile, e che il governo nazionale lavori affinché anche gli altri paesi europei si facciano carico di questa problematica senza lasciarci soli. In questo momento economico ” –ha aggiunto il sindaco- “la solidarietà non può essere fatta correndo il rischio di allontanare le imprese che operano del nostro territorio”. Intanto la città si è divisa tra quelli che hanno condiviso la scelta del sindaco e quelli che invece sono contrari come il componente dell’assemblea nazionale del Pd Agostino Monteferrante. “La notizia di un centro per rifugiati nella nostra città –ha dichiarato Monteferrante-è una notizia relativa al mancato coordinamento tra istituzioni relativamente alla sua localizzazione. Certamente i parametri di sicurezza sociale e sanitaria, necessari alle valutazioni di accoglimento, meritano momenti di coordinamento e condivisione ai quali non possiamo rinunciare. Ci siamo svegliati invece in una città spaventata in cui il tema è diventato “abbiamo i nostri disoccupati non possiamo occuparci di loro” ed altre volgarità degne di elmi leghisti in salsa locale. Le comunicazioni istituzionali non hanno rinunciato ad accarezzare il pelo a questi sentimenti medievali. Il tema delle migrazioni può essere affrontato come problema ma anche come opportunità, anche di lavoro, senza mai dimenticare di mettere sul piatto della bilancia quel senso di umanità che dovrebbe caratterizzare, sempre, le nostre scelte. Pochi giorni fa è stato inaugurato un museo delle migrazioni, anche delle nostre emigrazioni e chi si trova da queste parti non è venuto a passarci le ferie a spese nostre. In molti casi, le persone di cui si parla, sono quelle sopravvissute ai naufragi per i quali versiamo lacrime ad ogni triste occasione. Il distillato delle discussioni su questo tema offre la visione di una città che non conosco che spero sia minoranza rispetto alla maggioranza silenziosa. La coscienza non è una luce ad intermittenza, restringere il nostro giardino ad un vaso di fiori può farci sentire più sicuri, forse ma certamente meno umani. Quella che conosco io è un’altra città”.

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