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Spiaggiamento capodogli per Grillo causato dalla ricerca petrolifera

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VASTO. “Gli effetti della ricerca petrolifera in mare e l’utilizzo di tecniche di esplorazione del sottosuolo, come l’air-gun, provocano traumi dalle conseguenze anche letali alle specie animali presenti. Lo spiaggiamento dei 7 capodogli (di cui 3 morti e 4 salvati grazie ai cittadini e alla marineria vastese) sulle coste abruzzesi vicino la riserva naturale di Punta Aderci -scive Beppe Grillo sul suo blog- è quasi certamente dovuto agli effetti della ricerca petrolifera

Molti studi dimostrano che le tecniche di prospezione danneggiano gli “abitanti del mare” e a febbraio lo avevamo detto chiaramente in una interrogazione ai ministri dell’Ambiente e degli Affari Esteri nella quale chiedevamo garanzie a difesa del nostro patrimonio marino. Ministeri che sono rimasti sordi alle nostre richieste. E oggi, come la storia dei capodogli dimostra, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Come se non bastasse, con il decreto Sblocca Italia presentato in questi giorni dal governo, le trivellazioni sui nostri fondali potranno aumentare in tutta tranquillità in barba a ogni parere contrario che sta arrivando da esperti, da associazioni ambientaliste e da tantissimi operatori economici, dai proprietari di alberghi ai viticoltori, preoccupati dell’impatto economico negativo su produzioni di qualità e turismo che garantiscono il sostentamento per centinaia di migliaia di lavoratori. per manifestare contro la deriva petrolifera negli ultimi due anni sono scesi in piazza diocesi, enti locali, regioni, associazioni di categoria dei commercianti ed esercenti, cantine sociali. tutti insieme per difendere settori economici che saranno gravemente impattati con conseguenti perdite di posti di lavoro, sacrificati sull’economia del passato che, peraltro, è a bassissima intensità di lavoro.

Per fare un po’ di numeri: le trivellazioni, per milione di euro investito, portano 0,5-0,8 posti di lavoro mentre l’agricoltura, il commercio e il turismo hanno moltiplicatori economici 10 volte maggiori. La Basilicata – giusto per stare negli esempi indicati da Renzi nelle sbandierate slides – dal 1998 è stata trasformata in un distretto petrolifero: ebbene a 16 anni da questa scelta gli indicatori economici di quella regione sono tra i peggiori d’Italia, con un’emigrazione costante di migliaia di persone che evidentemente non traggono beneficio dai pozzi di petrolio e dalle centrali di raffinazione che invece scoraggiano la nascita del turismo e danneggiano le produzioni agricole di qualità. Secondo quanto viene vergognosamente stabilito sarà più facile avere i permessi e usufruire dei finanziamenti: sul testo si legge infatti che al fine di valorizzare i giacimenti vengono sbloccati investimenti per 15 miliardi di euro.

E vengono semplificate le procedure di rilascio dei “titoli minerari”.
Un giro di affari che attirerà gli interessi economici di un considerevole numero di imprese già operanti e di tutte quelle nuove compagnie che faranno presto a essere qualificate come “petrolifere”. Ma non è finita qui: nel decreto Sblocca Italia appena pubblicato in Gazzetta è anche previsto il silenzio/assenso da parte delle sovrintendenze per attività legate alla salute alla tutela ambientale e paesaggistica. In sostanza il parere degli enti locali non sarà più vincolante per il ministero e per il parere delle sovrintendente varrà il silenzio-assenso. Una sorta di autostrada per il via libera. Il tutto per sfruttare appena 9,8 milioni di tonnellate di petrolio, sufficienti a risolvere il fabbisogno petrolifero nazionale soltanto per due mesi.
Per il Movimento 5 Stelle tutto ciò è inaccettabile.

Nel giro di pochi anni – e lo confermano i dati di una ricerca Legambiente – potrebbero spuntare come funghi trivelle in mare che dall’Adriatico (dove ne sono già previste 19) si sposterebbero lungo tutta la dorsale, fino alla Sicilia. Potrebbero essere sbloccate 44 istanze per permesso di ricerca e 9 istanze di coltivazione depositate dalle compagnie, che si andrebbero ad aggiungere alle 105 piattaforme e ai 366 pozzi attivi oggi nell’offshore italiano. Nell’Adriatico sono oltre 12.290 i km quadrati interessati da permessi di ricerca, istanze di coltivazione o per nuove attività di esplorazione di petrolio che si aggiungono alle 8 piattaforme già attive e da cui nel 2013 sono state estratte 422.758 tonnellate di greggio.

L’ambiente, il mondo animale, i cittadini -conclude Grillo-stanno subendo ormai da anni le scelte scellerate dei governi italiani che negli anni si sono succeduti e che vanno tutte nella direzione di salvaguardare gli interessi economici dei colossi industriali. Questi danni sono ormai accertati, visibili a tutti e si ripetono ogni giorno. Quello dello spiaggiamento dei capodogli è solo una delle conseguenze di queste scelte. Il Movimento 5 stelle ha ribadito più volte in Commissione ambiente ma anche in Aula sia alla Camera che al Senato dell’assurda volontà di proseguire con le attività di estrazioni petrolifere nei nostri mari.”

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