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Spiaggiamento capodogli: M5S presenta interrogazione al ministro dell'ambiente

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VASTO. I rappresentanti del Movimento cinque stelle Vacca, Colletti, Del Grosso, Terzoni, Daga, de Rosa, Zolezzi, Mannino, Micillo, Segini e Busto, hanno presentato un’interrogazione al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Per sapere – premesso che:
il 12 settembre a pochi metri dalla riva della spiaggia di Punta Penna, nella riserva di Punta Aderci di Vasto, si sono arenati sette capodogli;
grazie all’azione della Capitaneria di Porto, del servizio veterinario della Asl provinciale di Chieti, della Protezione civile e di centinaia di volontari, quattro dei sette cetacei arenati hanno ripreso il largo nel mare, mentre altri tre sono deceduti; nonostante ciò , secondo gli esperti, la possibilità di sopravvivenza dei capodogli superstiti è minima;
già dalle prime battute si individuava tra le probabili cause che hanno portato i cetacei a spiaggiarsi, il disorientamento dovuto a fattori non naturali tra cui sicuramente l’uso in zona di sonar militari, di tecnologie legate alle ricerche di idrocarburi e di prospezione dei fondali sottomarini per la posa di cavi elettrici;
una delle tecnologie maggiormente utilizzate per la prospezione dei fondali marini e per l’individuazione dei giacimenti di idrocarburi è l’airgun;
con la direttiva 2008/56/CE (recepita in Italia con DLgs. n.190 del 13 ottobre 2010), che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino, il rumore diventa per la prima volta un parametro di qualità dell’ambiente marino stesso;
la Commissione europea definisce l’inquinamento acustico sottomarino come “l’introduzione intenzionale o accidentale di energia acustica nella colonna d’acqua, da fonti puntuali o diffuse” e ha applicato il fondamentale principio secondo cui l’assenza di certezza scientifica, qualora sussista il pericolo di danni gravi o irreversibili, non esonera gli Stati dal dovere di predisporre misure efficaci per evitare il degrado ambientale (Principio 15 della Dichiarazione di Rio);
l’airgun è una tecnologia che si basa sulla produzione di segnali acustici attraverso l’uso di sorgenti artificiali;
le prospezioni geofisiche marine sono incluse fra le attività antropiche a potenziale rischio acustico in quanto responsabili dell’introduzione di rumore in ambiente marino. Infatti si è giunti alla certezza che alcuni suoni antropogenici hanno effetti negativi su diversi phyla di organismi, in particolare sui cetacei proprio perché questi ultimi comunicano, navigano, si orientano e individuano le prede grazie al suono;
dal rapporto tecnico dell’ISPRA pubblicato a maggio del 2012 sulla “Valutazione e mitigazione dell’impatto acustico dovuto alle prospezioni geofisiche nei mari italiani” si apprende che ”l’esposizione al rumore di origine antropica può produrre un’ampia gamma di effetti sugli organismi acquatici, in particolare sui mammiferi marini. Un suono di basso livello può essere udibile ma non produrre alcun effetto visibile, viceversa può causare il mascheramento dei segnali acustici e indurre l’allontanamento degli animali dall’area esposta al rumore. Aumentando il livello del suono, gli animali possono essere soggetti a condizioni acustiche capaci di produrre disagio o stress fino ad arrivare al danno acustico vero e proprio con perdita di sensibilità uditiva, temporanea o permanente. L’esposizione a rumori molto forti, come le esplosioni a breve distanza, può addirittura produrre danni fisici permanenti ad altri organi oltre a quelli uditivi e può in alcuni casi portare al decesso del soggetto colpito”;
dallo stesso rapporto ISPRA si legge chiaramente che “Diversi studi hanno messo in evidenza l’impatto comportamentale e fisiologico che l’airgun può esercitare sui mammiferi marini.
In particolare, si ritiene che i cetacei che fanno uso di suoni a bassa frequenza per le loro comunicazioni siano la categoria più esposta a rischi in quanto capaci di percepire maggiormente i suoni prodotti dagli airgun. I capodogli sono ritenuti specialisti delle basse frequenze con la migliore sensibilità dell’udito al di sotto di 3 kHz (Ketten, 2000)”;
l’industria petrolifera, sia attraverso le attività estrattive, che con la prospezione e la ricerca di idrocarburi aumenta la pressione antropica sul mare Adriatico, già di per se stressato a livello ambientale dalle numerose attività umane;
la tecnica dell’airgun genera rumori che si propagano anche per centinaia di chilometri;
il progetto per la posa del cavo sottomarino Tivat (Montenegro) – Pescara non è stato assoggettato a V.I.A. grazie ad una modifica intervenuta negli allegati del D.lgs.152/2006 volta ad escludere i cavi a corrente continua, come se l’unica forma di possibile interazione ambientale del progetto fosse quella connessa alla tipologia del flusso di corrente e non già a tutte le attività di ricerca e posa in opera dello stesso;
oltre all’air-gun vi sono altre metodiche di indagine in mare che possono interagire negativamente sulla fauna marina come il sonar multi-beam;
nei mesi di giugno – settembre risultano operanti nel mare Adriatico, sulla base del posizionamento satellitare (dati del traffico marittimo) e delle ordinanze delle capitanerie di Porto diverse navi attrezzate per l’utilizzo di queste metodologie come, a mero titolo di esempio, la OGS Explora, la Franklin, la ARGO;
considerate la strumentazione a bordo, questi battelli ed eventualmente altri battelli potrebbero aver utilizzato tecniche di indagine che possono interagire con gli organismi marini;
tali imbarcazioni in ogni caso grazie alle loro strumentazioni potrebbero aver registrato informazioni utili ai fini dell’accertamento delle cause dello spiaggiamento-:

quali sono state le forme di prospezione nel mare Adriatico realizzate nei 4 mesi antecedenti all’arenamento dei capodogli;
se esistono progetti di ricerca di idrocarburi o altri interventi in via di autorizzazione o in via di esecuzione che utilizzano modalità di indagine note per interagire con la fauna marina e che interessano il Mare Adriatico nonché l’entità degli stessi;
quali saranno le iniziative che il Ministero intende avviare per limitare i danni prodotti dalle attività legate alle prospezioni dei fondali marini anche sulla base del principio di precauzione e delle numerose ricerche scientifiche che hanno accertato un’interazione negativa tra le tecniche di prospezione citate in premessa e i cetacei.

 

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