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Violenza sulle donne. Le associazioni del Vastese:"Brava la donna che ha denunciato il marito"

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VASTO. No alla violenza sulle donne. Lo ribadiscono le associazioni del Vastese che si complimentano con la donna teatina che ha avuto il coraggio di denunciare il marito che la picchiava e le aveva reso la vita un inferno. La vicenda è tristissima. A raccoglierla e riproporla integralmente sulle pagine de Il Centro è stato Lorenzo Colantonio. “L’ha minacciata di morte, picchiata a sangue, offesa e ossessionata con sms e telefonate cercando alla fine anche di rapire la figlioletta di quattro anni. Neppure il primo arresto, a giugno, serve a fermare il marito violento. Che, tornato libero, con l’obbligo di non uscire da Chieti, si precipita a Pescara, in casa della suocera, dove moglie e bambina si sono rifugiate da maggio. E lì strappa la bimba dalle mani della mamma, torna a Chieti ma la polizia lo rintraccia a casa e recupera la piccola”, racconta Colantonio.
E’ il penultimo atto di questo dramma familiare che si consuma mercoledì scorso in un’abitazione dell’immediata periferia tra Madonna degli Angeli e il centro della città. L’ultimo atto va in scena ieri quando gli investigatori della seconda sezione della Mobile, gli ispettori capoFabrizio Purgatori e Nicola Di Nicola, con l’assistente capo, Alessandro Di Michelangelo, coordinati dal vice questore, Francesco Costantini, mettono le manette ai polsi dell’uomo. Che non oppone resistenza. Si arrende subito e dice solo: «Io non ho fatto nulla». Ma è una violenza senza limite quella di E.P., 35 anni di Chieti, ex barista travolto dalla crisi economica che, nel suo caso, ha raso al suolo anche gli affetti più cari. Il matrimonio con O.D., 28 anni, venuta a Chieti dall’Est, va a rotoli all’inizio dell’anno. L’incubo per la donna comincia a febbraio con le botte ricevute davanti agli occhi atterriti della bimba.
A maggio però lei trova il coraggio per denunciare il marito lasciandolo solo e rifugiandosi con la bambina in casa di sua madre. Dove lui piomba sfondando la porta. Così a giugno scatta il primo arresto dell’ex barista che sembra essersi pentito quando il gip, il 30 luglio, gli concede l’obbligo di dimora. In realtà finge la resa. Appena può riprende a ossessionare la giovane moglie fino a violare gli obblighi, raggiungendola a Pescara per sferrarle un pugno che le frattura il setto nasale. Ma non finisce qui. C’è già il secondo ordine di custodia cautelare, chiesto dal pm, Giuseppe Falasca e firmato dal gip, Antonella Redaelli, che pende sulla testa dell’ex barista quando l’8 ottobre questi torna ancora a Pescara per prendersi la bambina”. Paola Calvano (paolacalvano@vastoweb.com)

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