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Omicidio di Torrebruna. L’accusato si difende e nega di essere l’uomo che ha sparato il colpo mortale

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TORREBRUNA. “Non ho sparato io”. Il cacciatore di Castelguidone  indagato per la morte di Nicola Costanzo, 58 anni, il pensionato ucciso otto giorno fa  nel corso di una battuta di caccia al cinghiale in località Mattioni, a Guardiabruna nega le accuse. L’ipotesi di reato è omicidio colposo. L’autopsia eseguita dal medico legale Pietro Falco ha accertato che l’uomo è morto in seguito a un solo colpo di fucile che ha determinato lo sfacelo della zona encefalica del cranio.

“Il mio cliente è convinto di non essere stato lui a premere il grilletto”, afferma l’avvocato Giovanni Cerella che insieme all’avvocato Giacomo Nicolucci assiste l’indagato. L’atteggiamento dell’accusato e il rigetto dell’accusa,  ha convinto la Procura a disporre un esperimento giudiziario che dovrà fugare ogni dubbio. L’accertamento che sarà compiuto sul luogo della disgrazia sarà fatto entro dieci giorni. Intanto restano sotto sequestro nove fucili: le armi che aveva il gruppo di cacciatori uscito da casa insieme alla vittima.Anche il fucile di Costanzo è stato portato in procura. Nicola Costanzo era un abile ed esperto cacciatore. Le perizie eseguite fino ad oggi hanno accertato che l’uomo non ha commesso da parte sua alcuna imprudenza o errore che possano aver favorito la disgrazia. E’ stato colpito all’improvviso , inaspettatamente ed è morto all’istante. La famiglia di Costanzo, assistita dall’avvocato Guido Colella aspetta con ansia l’esperimento giudiziario. Al posto della vittima verrà utilizzato un manichino. L’indagato sarà sul posto insieme ad uno degli avvocati che lo difendono e con loro saranno presenti anche i Ris ,i periti di parte e diversi esperti.

Paola Calvano (paolacalvano@vastoweb.com)

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