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Mara Santangelo a San Salvo: i successi, le disgrazie, la fede e il libro in cui mette a nudo la sua anima

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SAN SALVO. Visita al centro sportivo “La Selva” e presentazione del libro “Te lo prometto” ieri a San Salvo per la grande tennista italiana Mara Santangelo. Nella sala della Crea Eventi, dopo i saluti iniziali di Emanuele Di Nardo, la bella e brava Santangelo, nata a Latina nel 1981  ha raccontato la sua storia partendo dagli eventi sportivi legati al tennis, passando per i suoi successi e le disgrazie che la hanno colpita nella vita, alle motivazioni che l’hanno spinta ad avvicinarsi ancora di più alla fede e spinta a scrivere il libro “Te lo prometto”.
“Ho praticato altri sport, come nuoto, corsa e sci di fondo in cui sono riuscita anche a vincere trofei importanti ma il tennis a cui mi sono avvicinata per vocazione familiare è entrato nelle mie vene ed è diventato subito parte di me sin da piccola. A 12 anni ero già nel giro della Nazionale. Tanti allenamenti e una promessa fatta a mia mamma. Sarei diventata “qualcuno” nel tennis. Avrei calcato l’erba di Wibledon, sogno per qualsiasi tennista, e l’avrei fatto dando il massimo sempre. Questa promessa è stata la mia forza, la motivazione che mi ha spinta sempre ad andare avanti in tutto” spiega Mara Santangelo. 
“Quando si arriva a giocare a certi livelli sono tante le rinunce a cui ci si deve . Sono mancate le uscite con i coetanei o dover seguire un regime alimentare particolare?”. “Sacrifici tanti ma quando sei spinto da una passione grande, vera, come quella mia per il tennis, all’inizio senti un minimo la differenza ma poi ti abitui subito e tutto procede senza nemmeno che ci si faccia più caso. Sono troppo più forti le motivazioni, le emozioni, il cuore supera ogni fatica”.
“Nel tennis sei arrivata ad essere numero 27 del ranking mondiale e 5 nel doppio. Ti piaceva di più giocare il singolare o con la compagna? E quale compagna ti è sempre piacuto battere?”. “La Vinci sicuramente. Era mia amica e compagna e con lei riuscivo sempre a metterla in difficoltà. Per me era bello sapere di affrontare lei. Sono arrivata in posizioni alte di classifica e non senza difficoltà. Difficile dire quale sia più bello giocare. Nel singolare vincere e giocare è bello perchè sei solo tu lì davanti all’avversario. Sai che puoi contare solo sulle tue capacità, le tue forze e soprattutto la tua testa, la tua concentrazione, strategia e se vinci la soddisfazione è massima, è tua, solo tua. Provi veramente delle emozioni fortissime. Io poi ho dovuto affrontare la mia carriera sempre con un handicap, una malformazione ai piedi. E questo forse mi poteva favorire nel giocare il doppio perchè gli spostamenti erano minori e poi anche lì forse dividere la gioia alla fine con la compagna con cui hai lottato è comunque bello. Quindi emozioni e soddisfazioni sempre”.
“Malformazioni ai piedi che hanno caratterizzato la tua vita oltre che carriera. E che potevano farti smettere ma…”. “Ho da quando sono nata ho il piede destro sesamoide bipartito e quello sinistro sesamoide tripartito. Ossicini che fanno male sfregandosi tra loro e il ripetuto poggiarli per terra, che nel gioco del tennis è inevitabile come gli spostamenti rapidi, rende la sofferenza atroce. Ero sempre costretta a fasciarli con il tape e giocare match in modo che si chiudessero in tempi brevi. Mandarla alla lunga significava dover mollare perchè il piede iniziava a fare davvero malissimo. Andai da un medico e lui fu sbrigativo e deciso però: “E’ gia un miracolo che questa malformazione non ti abbia fermata prima. Non è ipotizzabile tu possa giocare a livelli professionistici”. Io non mi arresi. Avevo fatto una promessa a mia mamma. I miei si erano anche separati e di questo avevo sofferto molto. Inizialmente non accettavo. Dolore su dolore. Sono riuscita però ad andare avanti e questo lo devo anche al mio allenatore che era anche maestro di vita prima di tutto e togliermi tante belle soddisfazioni e gioie e soprattutto mantenere quella promessa”.
“Allenatori importanti nella crescita di un tennista. Tanti arrivati ai massimi livelli cambiano coach. Tu sei rimasta fedele a Giampa come lo chiami nel libro”. “L’allenatore è importantissimo. Fondamentale. Capita spesso si cambi. Io mi sono trovata benissimo con Giampa. Un allenatore determinato , dalla saggezza solida come una roccia, cuore grande che mi ha donato insegnamenti nella vita e nello sport, come scrivo nel libro”.
“Arrivi a giocare a Winbledon contro una tennista tecnicamente e fisicamente dotata come Serena Williams. Promessa rispettata”. “Sono arrivata a giocare lì nel tempio del tennis e ho rubato qualche ciuffetto di erba per ricordo della promessa rispettata verso mamma. Era ancora più importante perchè lei era morta anni prima in un incidente stradale. Quel giorno in macchina con lei dovevo esserci anche io. Il destino invece per me ha voluto altro. Lei è morta a causa dell’asflato scivoloso precipitando in uno strapiombo. Un dolore per me indescrivibile. Lei era tutto. La sua mancanza l’ho sentita forte. Sentivo un vuoto incolmabile. Solo il tennis e la promessa fatta a lei mi portavano avanti. E sono riuscita ad arrivare lì e stavo anche vincendo il match. Stavo giocando bene. Poi il dolore al piede. In bagno per time out scopro di avere i piedi che sanguinano e non potranno aiutarmi a vincere quella partita. Sprofondo nella disperazione. Impreco contro Dio per tutto quello che mi ha combinato nella vita. Match chiuso. Rientro in campo ma non ci sono più. Una vittoria che diventa sconfitta. Ma almeno la mia promessa l’ho rispettata  questo contava”.
“Lasci il tennis nel 2010 dopo tanti successi ed inizi a giocare a beach tennis dove sei già protagonista in positivo, vincente come sempre. Nel mezzo però una conversione importante, un avvicinamento a Dio e alla Madonna di Medgjugorje che ha cambiato la tua vita, le tue prospettive, e ti ha spinta a metterti a nudo scrivendo questo libro”. “Si. Mia mamma era sempre stata molto credente. I valori già me li aveva tramandati. Ma con tutto quel che passavo spesso avevo imprecato contro. Non mi capacitavo, davo tutte le colpe a Dio. Poi un incontro tramite aici in comune con Paolo Brosio. Da lì il viaggio a Medgjugorje e la mia vita è cambiata. Lì nel sacco a pelo con tanta gente che riceve qualcosa di particolare in quel momento in cui si rivela Vicka Ivankovic, veggente di Medjugorje. La mia vita è cambiata. E’ iniziato un cammino di fede che mi ha portata a vedere le cose in modo completamente diverso. A vedere che tante cose che ci succedono accadono solo per temprarci e non vederne la parte negativa ma sempre quella positiva. Ho iniziato a superare il mio dolore. A pensare non più all’immagine, all’apparenza che a volte il tennis con i media, giornali etc ti obbligavano a mantenere. A pensare meno a me stessa e tanto agli altri. Ascoltare, aiutare. Questo ti rende felice. Ti migliora. Ho fatto viaggi in Kenya in cui con l’amico Bobo Vieri ho scoperto quanto bello sia vedere sorridere bambini che non hanno nulla ma che pensano e sentono di avere tanto con pochissimo. Vivi esperienze, ti confronti, vado spesso a Medjugorje e mi fa stare bene. Il rapporto che ho ora con Dio mi aiuta, mi arricchisce. Non ho vinto un game, un match. Ho vinto nella vita cosi. E il mio cammino di fede arrivato cosi all’improvviso dopo tanto cercare mi ha illuminato l’anima. Da Medgjugorje mi conduce dove non credevo di arrivare. E tutto questo ho cercato di inserirlo nel libro il cui ricavato delle vendite andrà in beneficenza. Non ho smesso di fare sport. E’ sempre la mia vita e lo faccio più ore al giorno anche ma lo pratico con una forza diversa. e cerco anche attraverso quello, essendo consigliera anche Fit e Coni di trasmettere giusti valori e aiutare a crescere i ragazzi in modo sano, senza cattiveria, senza guardare sempre il marcio, invidiare”. (Foto Antonino Vicoli) Tiziana Smargiassi (tizianasmargiassi@vastoweb.com)
 

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