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Distrutto tratto del bosco sul fiume Osento

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CASALBORDINO – “Nei pressi del ponte della SS16 Adriatica sul fiume Osento -si legge in una nota del Wwf Chieti- si assiste in questi giorni ad una scena impressionante: la folta vegetazione che lambiva il corso d’acqua è completamente scomparsa: l’azione di mezzi meccanici  e motoseghe hanno trasformato il fiume, fino alla sua foce, in uno squallido canale privo di ogni forma di vita animale e vegetale.

Alberi, arbusti, principalmente esemplari di Salice bianco e Pioppo nero, più a monte sottoposti a tutela europea dal Sito di Interesse Comunitario IT7140111 “Boschi Ripariali sul Fiume Osento” ma qui invece rasi al suolo.

 E’ accaduto che la Direzione Lavori Pubblici della Regione Abruzzo ha autorizzato, come indicato dal cartello sulla SS16, lavori “di sistemazione spondale ed adeguamento di quelle esistenti e risagomatura dell’alveo con riapertura delle sezioni idrauliche””.

“Con queste opere distruttive la Regione – ha dichiarato Claudio Allegrino, coordinatore delle guardie giurate volontarie del WWF- ha violato le stesse regole che si è data  con le proprie leggi regionali sulla tutela dei fiumi, con il piano Stralcio di Difesa dalle Alluvioni (PSDA) e con la Delibera di Giunta Regionale n. 494 del 30.3.2000 avente ad oggetto “Atto di indirizzo, criteri e metodi per la realizzazione di interventi sui corsi d’acqua della Regione Abruzzo” che ribadisce l’utilizzo delle tecniche di Ingegneria Naturalistica nelle sistemazioni dei corsi d’acqua e che stabilisce che i lavori non debbano prevedere la distruzione della vegetazione dei fiumi, riconoscendone una funzione utile anche per la prevenzione dei danni”.

“Le acque del fiume Osento – continua il dott. Sante Cericola, esperto WWF di gestione degli ecosistemi fluviali- sono classificate di qualità “scadente” secondo i dati ARTA 2011. Con questi lavori di asportazione totale della vegetazione riparia, la capacità auto-depurativa del fiume sembra essere stata pesantemente compromessa. Sono decenni che nelle università si spiega quanto interventi di questo tipo siano dannosi, ma purtroppo si persevera con questi sistemi meramente idraulici tardo ottocenteschi”.

Con i 500 milioni di euro utilizzati per ridurre l’Osento in un pericoloso canale d’acqua si sarebbe potuto intervenire restituendo al fiume le sue golene e gli spazi inondabili per ridurre il rischio di creare un’autostrada d’acqua, come invece è stato fatto. Inoltre si sarebbe potuto consolidare gli ambiti in erosione spondale con l’ingegneria naturalistica e diversificando morfologicamente l’alveo, invece che banalizzarlo, il tutto con la finalità di potenziare la capacità naturale di auto depurazione. Tutto questo avrebbe contribuito anche per il fiume Osento, ad una graduale, seppur lenta, riqualificazione verso l’obiettivo di buono stato di qualità imposto dalla Direttiva Acque dell’ Unione Europea”.

 Il WWF ha presentato una denuncia all’Autorità Giudiziaria sperando di interrompere la scomparsa degli ambienti fluviali.

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