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A scuola con Vallario con 'Crescere con il calcio, attivazione dei processi educativi'

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TERMOLI. Abbiamo incontrato Armando Vallario, un termolese acquisito originario di Foggia di 55 anni, che svolge anche l’attività di allenatore professionista Uefa “A”, oltre a essere docente tecnica-tattica calcistica presso il settore tecnico ai corsi periferici per allenatori dilettanti e delegato allenatori professionisti presso F.I.G.C..
Armando Vallario tra le su esperienze professionali annovera quelle maturate presso i settori giovanili di Fidenza, Parma e Bologna, oltre a avere allenato in serie D e in C (Crociati Parma, Pavullese, Casalese, Taranto, Latina e Benevento) ha collaborato sia come allenatore in 2a o come collaboratore tecnico con Renzo Ulivieri (Bolgna; Padova, Reggina), Sergio Buso (Catanzaro, Taranto, Bologna); Domenico Di Carlo (Chievo Verona, Sampdoria) e anche con Carolina Morace (Mondiali di calcio Femminili in Germania 2011).
Esperienze anche con la nazionale del Canada, con Paolo Specchia (Spezia Calcio e Acireale); Vallario è stato anche autore di varie dispense tecnico tattiche per scuole calcio e settori giovanili, specializzato come osservatore nell’analisi e valutazioni delle squadre di calcio.
Il nostro incontro, però, è stata occasione per farci raccontare un suo lavoro: “Crescere con il calcio, attivazione dei processi educativi”; allora Armando parlaci di queste tue tesi. “Come tutti sanno le regole del gioco del calcio sono nate circa 150 anni fa, elaborate a misura degli adulti, anche perchè allora l’attività giovanile non era minimamente contemplata. Quando si è compreso che il calcio andava proposto alle generazioni più giovani non si è fatto altro che adattare in scala il gioco dei grandi. Neil Postman, professore di sociologia all’Università di New York, nel 1992 ha sottolineato nel suo libro “La Cancellazione dell’infanzia” che la società moderna non permette ai ragazzi di differenziare il loro modo di vivere da quello degli adulti. Mangiano gli stessi cibi, guardano gli stessi programmi tv, commettono gli stessi crimini, bevono alcool, usano droghe già in tenera età: una sorta di copia/incolla gli uni degli altri. Purtroppo oggi ragazze di 12 anni possono diventare le modelle più pagate e ci sono bambini (attori e cantanti) di 8 anni miliardari; è impossibile che il futuro di questi giovani sia regolare come gli altri  ragazzi: è pericolosissimo che una societò moderna non preveda grandi differenze fra mondo degli adulti e quello dei bambini.
Il ragazzo deve scoprire i misteri della vita lentamente, passo dopo passo, sempre in accordo con il proprio livello mentale e con la propria capacità. Se scopre troppo presto che i suoi genitori non sono perfetti, che gli insegnanti non sanno tutto e così via, diventerà un adulto arido e incompleto. Anche lo stile con cui i ragazzi  oggi giocano sta subendo una enorme trasformazione”.
Da una situazione naturale si va sempre più verso la “giungla urbana”: cosa propone Vallario?
“Questa involuzione ha fatto sì che i ragazzi non stiano più imparando dalla natura ma procedano piuttosto contro la propria natura scegliendo, per esempio, di giocare ai videogames anziché sui prati all’aria fresca. I giovani d’oggi stanno perdendo tutte le situazioni naturali delle quali hanno beneficiato i loro genitori e i loro nonni. Non è più possibile praticare i vari giochi come una volta in strada o in altri ambienti all’aperto normali perchè l’urbanizzazione ha ridotto gli spazi: ecco il perchè, a mio parere, anche l’organizzazione sportiva nei club è importante per la qualità di vita dei nostri giovani”.
Accusa o semplici valutazioni di metodi che lei non condivide fatte da società sportive con i ragazzi?
“Sono delle mie valutazioni in merito nate dalla constatzione che ai nostri giovani vengono proposti nella maggior parte delle squadre e della scuola calcio, metodi di preparazione e di competizioni che non rispettano nè il loro stato psicofisico né le leggi della natura. Sono obbligati a competere come gli adulti e forzati ad adattarsi alle regole studiate per i più grandi. Dal punto di vista fisico, psicologico e della abilità necessaria, i ragazzi di questa età (dai 9 ai 14 anni) non sono pronti ed adatti alla complessità dell’11 contro 11 ma neanche del 7 contro 7. Le competizioni a cui sono obbligati a partecipare condizionano fortemente gli obbiettivi i contenuti e i metodi di allenamento e quindi del loro processo di apprendimento.
L’esperienza dimostra che i formatori di giovani calciatori sono considerati dai genitori e dai dirigenti solo quando vincono con i  loro ragazzi. E per vincere nel gioco degli adulti devono per forza allenarsi al gioco degli adulti ,con gli stessi metodi e contenuti … Si concentra il proprio lavoro esclusivamente sugli aspetti che possono determinare la vittoria fornendo lui le soluzioni ai problemi senza dedicare del tempo a far si che i ragazzi, nella fase di sviluppo, siano coinvolti in una serie di esercitazioni che chiedono problemi da risolvere.  Fine della prima parte di questo interessante anche se teorie personali che possono anche essere discusse, dettateci da Armando Vallario tra le tante sue cariche allenatore professionista Uefa … nei prossimi giorni continueremo a descrivervi le altre sue teorie su questo tema comunque interessante.
Micky Guidetti

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