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19 marzo 1983: il papa a Termoli, il video della visita di Giovanni Paolo II

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TERMOLI. L’amico Oscar De Lena ricorda una delle tappe fondamentali della storia di Termoli, la visita di Giovanni Paolo II: Era il 19 marzo del 1983, trentanni fa, quando il Papa Giovanni Paolo II visitò, in mattinata la zona industriale di San Salvo e nel pomeriggio Termoli. Si intrattenne prima con gli operai della Magneti Marelli dove celebrò la Santa Messa alla presenza di migliaia di fedeli provenienti da ogni parte d’Abruzzo e poi con quelli della Società Italiana Vetro (la SIV) dove rimase a pranzo insieme agli operai. Il momento più toccante del percorso del Papa lungo le linee di lavorazione della Magneti Marelli fu certamente quando un operaio, in tuta blu come tutti i suoi colleghi, si staccò dal suo gruppo e si  avvicinò con passo deciso al Pontefice. Poche parole seguite da un caldo abbraccio. I giornalisti dovettero aspettare qualche minuto prima di conoscere i particolari dell’episodio. L’operaio, residente in un piccolo centro del Molise, Montemitro,di origine slava volle farlo sapere al Papa che spese qualche minuto con lui chiedendogli notizie della sua famiglia e dei parenti lontani. Un colloquio, insomma, come fra vecchi amici, proprio come prerogativa di Giovanni Paolo II che, all’austerità del cerimoniale, preferiva il contatto diretto con la gente. Più avanti un gruppo di lavoratori  attorniò il Papa tenendo in mano ramoscelli di ulivo e cantando “Vola vola”, la più nota e forse anche la più bella canzone del folklore abruzzese.Quel giorno Papa Giovanni Paolo II, parlando sul piazzale della Marelli a circa cinquantamila persone, aveva ribadito la stretta connessione tra lavoro e preghiera, tra progresso sociale e spirituale. Significative le sue parole: “Da questa cittadina che prende il nome del monaco Salvo, il mio pensiero si estende a tutti gli abitanti d’Abruzzo e Molise ovunque essi si trovino, nelle popolose città e nei paesi più piccoli, sulle montagne o in riva al mare. E non dimentico coloro che hanno dovuto lasciare questa terra per motivi di lavoro. Vorrei che tutti si sentissero cordialmente abbracciati dal mio benedicente saluto, che ad ognuno rivolgo da questo luogo suggestivo, dove ancora sembra risuonare il motto “Ora et labora” dei monaci benedettini che qui si stabilirono fin dalla metà dell’ottavo secolo, provenienti dalla non lontana abbazia di Montecassino”..» Alle ore 13,00 Giovanni Paolo II si trasferì alla SIV dove gli venne fatto visitare la linea del forno Float dove ogni giorno esce una lunga lastra di vetro larga 3,2 metri e lunga circa 30 chilometri. Visitando gli impianti di quella che era la più grande vetreria d’Europa, la SIV; con i suoi 3200 dipendenti, il Papa si volle avvicinare ad uno degli alti forni per guardare con un apposita maschera di protezione il bacino del vetro fuso a 1400°C.  Terminato la visita agli impianti Giovanni Paolo II fu accompagnato nella mensa aziendale per pranzare con alcuni dirigenti e tanti operai e sindacalisti. Il menù di quel pranzo prevedeva: antipasto “delizie dell’Adriatico” (a base di scampi e calamaretti); risotto salmone e champagne; cosciotto di vitello alla Napoleone, carote glassate e spinaci al burro; barchetta di ananas al pon pon (gelato). Il tutto innaffiato con Trebbiano e Cerasuolo d’Abruzzo, annata 1981. Le diverse portate el pranzo furono preparate da un ristorante di Chieti e uno di Francavilla al Mare. Terminato il pranzo, molto apprezzato, il Papa, in elicottero lasciò San Salvo ed atterrò sul piazzale del porto di Termoli dove ad attenderlo c’era il Vescovo mons. Cosmo Francesco Ruppi  e il sindaco dell’epoca Remo Di Giandomenico. Dopo gli scambi di benvenuto Giovanni Paolo II venne accompagnato in Cattedrale per pregare sulla tomba di S.Timoteo e successivamente attraversando le vie principali di Termoli, raggiunse la nuova piazza realizzata per l’occasione e che poi prenderà il suo nome dove celebrò la Santa Messa tra una immensa folla giunta da tutto il Molise e dalle regioni limitrofe. Terminata la messa il Papa tornò sul piazzale del porto dove con l’elicottero venne portato all’aeroporto di Pescara e qui, con un aereo DC9, tornò a Roma lasciando in tutti i presenti un ricordo indelebile.

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