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"Smantellare l'arena e realizzare una zona verde e parco pubblico"

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VASTO. “Il mese di novembre 2013, al di sotto dell’area archeologica di Via Adriatica, di fronte alla chiesa di Sant’Antonio, un evento franoso ha colpito nuovamente la città. Di questo trauma -spiega Ivo Menna ambientalista storico di Vasto- sembra che nessuno abbia memoria. La terra inzuppata ha travolto e scatenato la pur forte palificazione a sostegno della passeggiata, lambendo la staccionata realizzata in legno dalla Sovrintendenza ai beni archeologici; lo smottamento di terra ha seppellito la gradinata che conduce ai campi podistici rendendola inutilizzabile. Avevamo chiesto un serio intervento, di messa in sicurezza all’epoca, all’on. Amato e al senatore Castaldi, e a tutto il mondo politico oltre che alla Protezione civile, al Governo nazionale, alla Regione Abruzzo affinchè si prendesse coscienza del dissesto idrogeologico della città e programmare un risanamento del territorio la cui fragilità idrogeologica è datata nel tempo. L’episodio ultimo del crollo o scivolamento di una parte del giardino di Palazzo d’Avalos ci conferma che la situazione è grave e del forte rischio futuro, anche di questo storico Palazzo a rischio evacuazione se non si interviene immediatamente. Per coloro che governano e si dilettano di sciocchezze politiche voglio ricordare che le zone fortemente a rischio dissesto sono: SANT’ANTONIO ABATE, CONTRADA LOTA,  ZONA SAN MICHELE, VIA DEI TRE SEGNI, LOGGIA AMBLING,  MADONNA DELLE GRAZIE, VIA MAGNACERVO, VIA ADRIATICA, COLLINA DI MONTEVECCHIO, POZZITELLO, COLLEGAMENTO SANTA LUCIA PROVINCIALE ISTONIA, VIA SANTA LUCIA, FOSSO ANGHELLA.

I vistosi cedimenti dei cordoli ci avvertono di nuovi pericoli sull’area di Via Adriatica e consiglieremo a questa amministrazione che da due anni ha chiuso l’ingresso della scalinata, di alleggerire quel tratto di percorso smantellando la pesantissima massicciata di scale di marmo di trani e sostituirla con scale di legno leggere per ripristinarne l’accesso. Da 60 anni conosciamo la fragilità idrogeologica della zona di Via Adriatica dopo la tragedia del 1956, ma pochissima prevenzione è stata fatta nel concreto; addirittura in tutti questi anni i nostri uffici tecnici non hanno mai avuto in organico almeno due geologi e almeno 2 laureati in agraria come sarebbe apparso necessario, mentre abbiamo ingegneri, architetti e geometri presso Urbanistica e lavori pubblici. E nel resto di Italia crediamo sia la stessa cosa. Questa la dice lunga sulla cultura del territorio e sulla salvaguardia di questo. Siccome il governo Renzi ha preparato un piano contro il dissesto detto Italia Sicura e sembra che esistano risorse economiche, perché l’onorevole Amato e il nostro senatore Castaldi non si fanno parte attiva presso Gabrielli della protezione civile (giunto anche a Vasto per verificare lo stato delle cose), presso il ministro Galletti e presso Del Rio per inserire la città tra quelle da finanziare con un progetto serio da fare redarre oltre che dagli uffici di Vasto da quelli regionali? Quanto lavoro e quanta nuova occupazione potrebbero divenire volano di pulita economia nel risanamento ambientale? Questo sì un vero obiettivo di lunga durata e di sicurezza per i cittadini. In questo quadro, proseguendo un discorso di risanamento, io voglio lanciare una idea che spero venga accolta dalla attuale amministrazione: ovvero l’abbattimento di quella opera inutile e dannosa in quanto insistente su una area fragilissima ed esposta a nuove tensioni idrogeologiche che si chiama l’Arena delle Grazie. Inutile e dannosa ripeto, e uno spreco di risorse pubbliche per interventi manutentivi. Uno spazio inutile, pericoloso, degradato. Un peso di tonnellate di cemento che insiste su una zona delicata e a forte rischio.

 Lo smantellamento alleggerirebbe quella area e immediatamente, una volta libera, collegarla alla precedente archeologica che la confina rendendola zona verde e parco pubblico. Garantire uno spazio verde pubblico cittadino è un dovere della amministrazione. Infatti dal 2013 è operante una legge 14 gennaio 2013, n. 10, “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” (GU n.27 del 1-2-2013) il cui comitato dovrà monitorare l’attuazione della legge Rutelli 29 gennaio 1992, n. 113 che impone l’obbligo ai comuni con più di 15mila abitanti di porre a dimora un albero per ogni neonato, a seguito della registrazione anagrafica. Con l’entrata in vigore di questa legge, il Sindaco dovrà render noto il bilancio arboreo del Comune, indicando “il rapporto fra il numero degli alberi piantati in aree urbane di proprietà pubblica rispettivamente all’inizio e al termine del mandato stesso”. Appunto in queste aree verdi vanno piantati gli alberi, e non nelle rotatorie, o sui viali delle circonvallazioni. Il verde pubblico deve essere fruibile e non essere semplicemente un’area di colore verde non fruibile.

Perseguire l’obiettivo del rispetto del protocollo di Kyoto, la valorizzazione del patrimonio arboreo e boschivo, per la riduzione delle emissioni, la prevenzione del dissesto idrogeologico, il miglioramento della qualità dell’aria e la valorizzazione delle tradizioni legate all’albero, la vivibilità degli insediamenti urbani. Sostituire i parcheggi con aree verdi, cosi’ finisce la storia degli standard urbanistici della edilizia contrattata, e della speculazione, come da noi proposto prima della realizzazione del parcheggio di Via Foscolo. Siccome la legge esiste, il sindaco Lapenna attraverso l’incremento del patrimonio arboreo potrà favorire l’assorbimento di anidride carbonica dalla congestione veicolare, promuovere nuovi spazi di verde urbano per l’assorbimento delle polveri sottili e ridurre l’effetto isola di calore estivo.

Come sarebbe coerente con questa visione delle aree verdi la sua sostituzione immediata con lo slargo dell’area contenente il Portale di San Pietro. Questa sfida -conclude Menna- se il Sindaco ha coraggio darebbe inizio ad una vera svolta nelle politiche non solo ambientali e di salvaguardia del territorio, e conferirebbe un volto nuovo, moderno; una attrazione  per un turismo di qualità e non di massa. Farà questa scelta coraggiosa ad un anno dalla fine della sua sindacatura senza rifugiarsi negli sfinimenti delle acrobazie degli equilibri di sagrestia? “.

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