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Il ricordo di Antonio Artese a venti anni dalla morte

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VASTO. Il 12 aprile dell’anno 1995 era una giornata soleggiata di primavera. Un giorno che nel corso di questi lunghi venti anni mi è spesso tornato alla mente perché quel mercoledì Santo perdevo un grande Amico strappato all’affetto dei suoi cari da uno di quei mali che, lui medico, aveva studiato nel conseguire il titolo di laurea. Oggi a distanza di venti anni da quel triste giorno sono qui a ricordare l’Amico Antonio Artese medico ortopedico.

Sono sincero: è estremamente penoso commemorare un Amico scomparso.
È penoso come ognun comprende, perché l’amicizia è un bene grande ed avere degli amici è una fortuna ed è una ricchezza.
Perciò un amico che scompare porta via una parte di noi stessi, ed il vuoto che lascia è tanto maggiore quanto l’amicizia è di più vecchia data e più radicata.
Il dott. Antonio Artese era un mio carissimo Amico oserei dire da sempre: perché cominciammo con l’essere compagni anagraficamente. In gioventù i nostri rapporti furono sempre schiettamente affettuosi rinsaldati nel corso degli anni dal coinvolgimento delle nostre famiglie.

Era, il dott. Anonio Artese uomo aperto, leale e generoso; senza nemici, che io sappia, perché in vita sua non aveva fatto male a chicchessia, ma bene a tutti.
Perciò la estimazione di cui godeva a Vasto e fuori, conquistata con anni di attività professionale gli attribuiva una personalità che rimase sempre intatta e rispettata.
Molti furono nel corso della sua vita i riconoscimenti concreti di questa sua personalità.

Ho detto che non aveva nemici, ma aveva tanti, tantissimi amici, dei quali non si dimenticava mai, conservando con tutti i rapporti di un tempo, anche di un tempo lontano. Ed io ho avuto occasione di conoscere alcuni di questi suoi amici, rendendomi conto, così, personalmente della stima e della considerazione di cui godeva anche fuori di Vasto.

Del resto, senza andare tanto lontani, per noi vastesi che abbiamo vissuto ed abbiamo lavorato qui a Vasto e che avevamo con lui amicizia o solo dimestichezza, era in un certo senso d’obbligo, passando per l’ospedale Civile, far tappa nei reparti dove lavorava (chirurgia, pronto soccorso, ortopedia). Era d’obbligo, dicevo, sia per scambiare un cordiale saluto, sia, quando v’era tempo, per commentare i fatti del giorno. E non v’è mai stato caso di una frase men che cortese o di un gesto che non fosse cordiale, se non affettuoso.

Era un uomo, insomma, la cui personalità può considerarsi eminente nella Vasto della sua epoca ed anche della nostra.
Antonio aveva una passione nascosta: scrivere. Lo faceva con arguzia ed in punta di penna confermando in ogni circostanza il suo equilibrio, la sua natura pacifista. La nostra Città, la nostra Sanità ha perduto con il dott. Antonio Artese uno dei suoi elementi migliori, non solo per la sua personalità, ma anche e forse soprattutto per lo spirito libero che in lui era innato.

Per ricordare Antonio lunedì 13 aprile p.v. ci ritroveremo nella Cattedrale di San Giuseppe per partecipare alla celebrazione di una Santa Messa in suo ricordo.

Peppino Forte

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