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Marco Marra: "continuerò a cercare di avere il consenso dei cittadini"

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VASTO. Le elezioni amministrative del prossimo maggio fanno sentire già il loro peso. Vasto, anzi la politica vastese è in fermento, tutto si muove in silenzio, poco traspare al di fuori delle mura di palazzo, tutto è ancora in fase di dibattito e discussione. Si sa, la politica è l’arte del possibile, tutto è in grado di capovolgersi in meno di un battito di ciglia ma, al contempo, è proprio la politica che programma e gestisce, soprattutto quando quest’ultima lascia la retorica di partito e diventa amministrazione concreta della cosa pubblica. Nonostante all’apparenza tutto taccia, abbiamo voluto rompere il silenzio e lo abbiamo fatto con l’assessore Marco Marra chiedendo proprio a lui, che di politica se ne intende, un parere ed un giudizio in primis sul suo operato e quello dell’amministrazione di cui è parte attiva e poi sulle prossime ed imminenti elezioni. 
Nel 2009, dopo l’aggressione che ha subito da parte di un giovane disoccupato, ha dichiarato: “Penso che i problemi delle persone che vivono in forti difficoltà non possono essere risolti dai sussidi erogati dai comuni. Nelle istituzioni dobbiamo dare una risposta diversa ed efficace”. Dopo sei anni di politica e di amministrazione attiva, dopo che alcuni segni di ripresa economica iniziano a palesarsi, ha trovato la soluzione o la risposta giusta?
La risposta è difficile che si possa trovare all’interno di un’amministrazione comunale che non può certamente determinare una crescita del lavoro se non in maniera minima. Il sussidio non è una risposta ma solo un palliativo che risolve solo momentaneamente una difficoltà, ma il dramma della mancanza del lavoro non viene risolto con un semplice sussidio. La risposta, ieri come oggi, è il lavoro e speriamo che con la ripresa economica vengano a crearsi maggiori opportunità. Spesso però, come nel caso che mi ha citato, il disagio non era solo lavorativo ma anche psichico. 
Quello è stato solo un piccolo esempio ma siamo arrivati ad un punto in cui è necessario che la stessa società prenda di petto la situazione portando queste persone a risolvere prima i propri problemi personali e successivamente ad aiutarli a compiere un passo verso l’inclusione. Molto dipende dalle politiche nazionali e regionali; da parte nostra quello che abbiamo fatto e che cerchiamo di fare ancora è di diminuire questo disagio sociale. Non parlo di sussidio ma di interventi preventivi come quello del centro di aggregazione “Berlinguer” nelle strutture dell’ex Istituto d’arte. 
Citiamo alcuni eventi in ordine cronologico. Luglio 2011: è stato coinvolto nello scandalo del vaucher lavorativo assegnato a suo fratello; nel 2013 ha dovuto rispondere alle critiche che le sono piovute addosso per il crollo di una parte d’asfalto in piazza Rossetti; nel 2014 il crollo della scalinata di Punta Aderci ed infine quello più eclatante della balconata di palazzo D’Avalos all’inizio di quest’anno. È più difficile rispondere alla marea di critiche che le sono piovute addosso oppure trovare una soluzione concreta per risolvere i problemi che una città come Vasto vive quotidianamente?
Chi fa politica decide di mettersi anche in un’arena mediatica complicata. Beccarsi delle critiche quindi fa parte del gioco ma quello che ferisce di più è quando certe critiche vengono mosse ad arte per screditare la tua persona; come fu il caso di mio fratello che mi fece molto male perché venne coinvolto ingiustamente un uomo che non vive di politica e che probabilmente da essa è stata anche discriminata. Però ripeto, nel momento in cui si decide di ricoprire un ruolo amministrativo bisogna essere anche in grado di metabolizzare le critiche, di rispondere a quelle che necessitano di una risposta ed andare avanti ovviamente ammettendo anche gli errori commessi. Penso però anche che questo tipo di scorrettezze allontanino i giovani che vogliono entrare in politica. Tornando ai problemi e agli elenchi che mi ha fatto le dico che, se si è apposto con la coscienza, laddove è crollato un muro, sapere e conoscere tutti gli investimenti che da assessore ai lavori pubblici ho fatto, le preoccupazioni sono tante ma non ci si lascia al caso. In questo senso il lavoro è stato e continua ad essere intenso.
Da quando è in politica, i suoi avversari la prendono spesso di mira. Ricordiamo le polemiche con Desiati e quelle più recenti con Di Michele Marisi. L’assessore Marco Marra è pronto per l’appuntamento elettorale del 2016? 
Sono giovane anagraficamente, non troppo giovane dal punto di vista amministrativo visti i sette anni già trascorsi da assessore. Proprio per questo non ho sicuramente intenzione di buttare la spugna e continuerò a cercare di avere il consenso da parte dei cittadini che comunque restano sovrani e padroni del futuro. Penso anche però che sia altrettanto giusto il rinnovamento generazionale legato a nuove energie e ad un nuovo entusiasmo. Tirando le somme, non ho intenzione di abbandonare la politica ma penso che, al di là di come andranno le prossime amministrative, anche i ruoli di esecutivo possano essere ricoperti da altre figure e non per forza da chi ha già amministrato.
Quale dei suoi avversari politici salverebbe? Quale invece butterebbe giù dalla torre? Perché?
Le difficoltà maggiori si trovano nel momento in cui gli avversari li trovi dentro la tua coalizione o addirittura dentro il tuo partito, questa è la cosa più complicata. L’opposizione fa semplicemente il ruolo che deve fare. Quindi quelli che butto dalla torre, senza fare nomi in particolare, sono appunto gli avversari interni che si muovono in maniera scorretta. E chi salvo? Sono un buonista, salvo tutti.
Dopo tutti questi anni di amministrazione con Lapenna, qual è il suo giudizio sull’operato del sindaco?
L’operato del sindaco è l’operato dell’amministrazione tutta, quindi, laddove vengano fuori responsabilità in positivo o in negativo per un sindaco, è giusto che queste ricadano su tutta la sua compagine. Il nostro sindaco, va riconosciuto, ha la capacità di tenere in piedi una maggioranza eterogenea e con visioni diverse. L’esperienza che ha il sindaco Lapenna ha fatto si che tenesse unito, attraverso la sintesi, un gruppo così diverso. Il mio giudizio quindi nei confronti del politico e del sindaco Lapenna è sicuramente positivo. Certo è che, dopo dieci anni di amministrazione, non è sempre facile essere esenti da critiche, anche dalle più feroci. C’è molto ancora da fare ma molto è stato fatto.
Chi potrebbe essere un degno successore del sindaco?
Questa è una risposta non semplice da dare. Internamente si discute e si ragiona su chi potrebbe ricoprire la carica. Nomi non ne faccio perché non posso per il semplice fatto che la discussione è in atto di svolgimento. Posso dire però che la figura del prossimo sindaco dovrà essere sicuramente una personalità consapevole di quello che vuol dire amministrare, perché diventa sempre più complicato fare il sindaco. La formula del sindaco ideale è, a mio avviso, quella che possiede entusiasmo, grande capacità di sintesi, grande capacità di tenere unita una coalizione. Se queste tre caratteristiche le troveremo identificate nel nostro candidato sindaco, non dico che saremo vincenti, ma sarei tranquillo sulla figura che ci rappresenterà.
Accetterebbe di buon grado una candidatura a sindaco di Vasto magari a capo di una coalizione di centrosinistra? Diciamo che non mi sembra sia in discussione all’interno una cosa del genere. Se dovesse arrivare un giorno una cosa del genere, posso sicuramente dire che non è il duemilasedici. Gli auto proclamati imperatori di solito in democrazia cadono. 
Le nuove deleghe. L’ha presa male? O la considera una nuova sfida? Non ho mai preso male il cambio di assessorati. Per il carattere e la formazione che ho, avendo iniziato facendo l’assessore ai servizi sociali, potrei dire che sarebbe stato l’assessorato che meglio mi calzava addosso, ma, nel momento in cui ho avuto l’opportunità di fare l’assessore, poter cambiare deleghe per me è stato solo un modo per fare altre esperienze. Quindi non ho mai visto il cambio come una sfiducia ma come una crescita a trecentosessanta gradi.
Nello scorso maggio dichiarava al congresso di Sel: “Dobbiamo ricostruire una sinistra degna di questo nome”. Secondo lei, ha ancora senso, alla luce di tutti i cambiamenti politici sia locali che nazionali scindere una visione di sinistra ed una di destra? Sel correrà da sola alle prossime elezioni o cercherà il dialogo con le altre forze riformiste? Cosa l’ha spinto a lasciare rifondazione per Sel?
L’antipolitica ha fatto si che destra e sinistra fossero la stessa cosa, il bipolarismo porta anche a questo e l’esempio americano è emblematico. In quanto alla prima domanda che mi ha fatto, io penso che, non solo c’è ancora una seria distinzione tra una visione di città o paese di sinistra e di destra e non è sbagliato crederci. Credo anche però che la sinistra in Italia è andata talmente tanto in crisi, per errori e divisioni, che l’ha portata all’oblio ideologico. Io invece penso che ce ne sia sempre più bisogno di sinistra. La necessità è che la sinistra sia nuovamente capace di ricompattarsi, di non continuare a dividersi in tante anime, sia a livello locale che nazionale. Penso che il nostro ruolo, lasciando Rifondazione ed approdando in Sel, sia stato più che altro rivolto a contribuire alla creazione di un unico e nuovo soggetto di sinistra a livello nazionale. Poi a livello locale, dove tra le forze di sinistra c’è sempre stata collaborazione, questo discorso è anche meno difficile. C’è infine il discorso coalizione. Qui sono del parere che la sinistra non possa vivere di autosufficienza, ovviamente con le dovute condizioni, ma pensare che, da soli in questa fase si è determinanti, è un concetto sbagliato.
Per concludere, un voto all’assessore Marra.
Non sono io a dover giudicarmi ma saranno i cittadini.
Andrea Mastrangelo

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