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Suriani: Vasto non ha i numeri per un sindaco marcatamente di sinistra

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VASTO. Si aggiunge oggi un nuovo capitolo del nostro viaggio all’interno della giunta comunale di Vasto. La parola odierna è quella dell’assessore alle politiche sociali e all’immigrazione Anna Suriani che, sempre sorridente e disponibile, ha risposto di buon grado alle nostre domande. 
Partiamo dal presente. Dal 2013 lei è assessore ai servizi sociali e alle politiche dell’immigrazione. Quali sono i punti fondamentali, a pochi mesi dalla scadenza del mandato elettorale, che possono riassumere tutto il lavoro svolto dal suo assessorato?
Innanzitutto, considerati i notevoli tagli che gli enti locali hanno subito, mantenere gli stessi servizi presenti è stato un grande traguardo. Per di più, con il mio assessorato siamo riusciti ad incrementare alcuni settori con l’utilizzo di fondi europei, ad esempio con la realizzazione di alcuni progetti avviati in precedenza ed in particolare mi riferisco a quelli sulla legalità finalizzati ai giovani e finanziati appunto dalla Comunità Europea. Un’altra cosa positiva, che è frutto del lavoro corale dell’amministrazione, è l’attivazione del centro Enrico Berlinguer che è diventato uno spazio multitasking, sfruttato sia nell’ambito sociale, sia in quello più strettamente culturale e che si è rivelato veramente una buona opportunità d’incontro. Abbiamo altresì cercato di sviluppare una rete di interventi che si dislocano in ambiti diversi. Ci sono state molte operazioni che spesso sono state fatte in maniera poco visibile ma che sono andate ad operare fattivamente sulle fasce della società interessate.
Secondo lei esiste e come andrebbe affrontato un problema immigrazione in una cittadina come Vasto?
A Vasto non si può parlare di problema perché qui non ci sono state grandi sofferenze. Qui esiste una gestione capace di governare il fenomeno. C’è uno sportello, c’è un mediatore culturale che è attivo insieme a diverse associazioni nel territorio e, insieme, sono riusciti a costruire dei percorsi, che mettono in campo le loro capacità per integrare il più possibile queste persone. Anche qui il lavoro è stato svolto attraverso una rete di rapporti che è riuscita a dare un volto umano alle problematiche e alle azione messe in pratica per risolverle. Ricordo con molto piacere che, in un piccolo bed and breakfast di Vasto, un simpatico gruppetto di migranti aveva accolto con gli applausi una poliziotta che era intervenuta in un convegno organizzato apposta per loro, e questo fa piacere. Credo che, al di là del buonismo, abbiamo il dovere morale di accoglierli e cercare di inserirli nel nostro mondo. Ovviamente non è facile sia per i costi sia per l’integrazione ma ripeto, è un obbligo morale.
Facciamo un passo indietro nella sua storia amministrativa. Da molti anni ormai frequenta i cosiddetti “piani alti” del palazzo comunale. Quali cose rifarebbe e quali invece cambierebbe del suo passato amministrativo?
Non mi piace parlare di “piani alti” perché non credo nel luogo comune, per verità abbastanza in voga negli ultimi tempi, che vuole il politico affarista che pensa a sistemare solo i suoi interessi. In realtà amministrare comporta una grande fatica per una persona normalissima con un proprio lavoro. È  difficile entrare nella logica di funzionamento della cosa pubblica, è difficile capirne i meccanismi, è difficile anche muoversi con le nuove riforme. Cosa rifarei come azione amministrativa? Forse spingerei maggiormente sui rapporti col personale e sulla sua gestione. Non ci sono colpe di singoli ma spesso mi accorgo che l’organizzazione dell’ente in quest’ambito è spesso farraginosa e andrebbe sicuramente migliorata. Cosa non rifarei invece non saprei dirlo perché anche il fatto di aver cambiato assessorati nel tempo è stata una cosa molto positiva.
Nell’ultimo consiglio comunale i rappresentanti di Sel hanno votato a favore  di Elio Baccalà come vice presidente del consiglio comunale e non Simone Lembo come deciso dal Pd. Perché il suo partito ha fatto una scelta diversa dalla maggioranza? 
Semplicemente perché credevamo che con Baccalà ci fosse un maggiore equilibrio nell’assetto degli organi di rappresentanza. Il Pd aveva ed ha molti uomini in posizioni chiave, dal sindaco al presidente del consiglio, e abbiamo pensato di appoggiare una stimatissima persona come Baccalà, che tra l’altro non è stato eletto tra le file del nostro partito, per bilanciare il più possibile la rappresentanza. Inoltre è una persona di grande rigore che si è sempre impegnata, è un’autorevole presidente di commissione nonché un uomo di grande equilibrio. Da sempre all’interno della Sinistra. Ha ricoperto ruoli anche molto importanti (nel 2010 era all’interno del consiglio nazionale di Sel; nel 2012 era all’interno delle liste dei candidati al Senato; fino alle primarie del centro sinistra del 2012 nelle quali con Sel ha raggiunto un risultato strepitoso). 
Cosa vuol dire per lei essere di sinistra nel 2015 a Vasto? Ha ancora senso parlare di sinistra?
Secondo me si. Anche la mia mancata adesione al Pd è stata una scelta ponderata proprio su una distinzione di questo genere. Certo, il percorso di Sel è stato difficile ed è arrivato anche in ritardo, perché i tempi di maturazione politica di un movimento non sono affatto facili, però ritengo che era necessario allora come oggi che venisse fuori una forza a sinistra che avesse un peso. Non credo che siano delle logiche superate, anche se, a mio avviso bisognerebbe abbandonare e rivedere le classiche posizioni di lotta e di opposizione del vecchio Pci ed abbracciare una visione che guardi anche al governo. Anche la sinistra ha bisogno di svecchiarsi e di abbandonare alcune parole d’ordine desuete. La nostra esperienza di governo a Vasto è andata in questo senso.
Torniamo al presente e alla politica. Da coordinatrice di Sel cosa ci può dire sulle amministrative del 2016? Correrete da soli o cercherete di far sentire la vostra voce all’interno di una coalizione?
Ad oggi non saprei dirlo perché è presto e bisogna discuterne ancora tanto. È ovvio però che noi certamente non ci smarchiamo da una coalizione che ci ha visto finora governare la città al fianco del Pd con tutti gli oneri e gli onori del caso. Difendo fortemente l’operato di questa amministrazione perché, a mio avviso, abbiamo governato Vasto in maniera più che dignitosa. Si poteva fare certamente di più e meglio però, anche rispetto ad altri comuni, siamo riusciti a mantenere alti degli obiettivi migliorando sicuramente la città sotto ogni aspetto.
Accetterebbe una candidatura a sindaco di Vasto? 
No perché fare il sindaco è un impegno molto importante e serio. Ora come ora, con i tempi che corrono, sono e voglio continuare ad essere impegnata per la maggior parte del mio tempo con il lavoro. Poi penso che, ad oggi, Vasto non ha i numeri per avere un sindaco marcatamente di sinistra. Per noi, proprio per questi motivi, sarà difficile sostituire degnamente Luciano Lapenna.
Qual è il suo voto da uno a dieci sull’amministrazione uscente?  Sette. Perché abbiamo operato bene e il sindaco prima di tutti.
Andrea Mastrangelo

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