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Omicidio Strever, la Cassazione fissa il processo per il presunto omicida

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VASTO. Torna di scena uno dei più efferati omicidi commessi in città. La Corte di Cassazione ha fissato al 2 febbraio 2016 il processo per Hamid Maathaoui, 38 anni, condannato in primo grado e in appello a trent’anni di reclusione per omicidio e rapina aggravata. Maathaoui è accusato dell’uccisione di Michela Strever, la pensionata, massacrata di botte e soffocata nella propria casa alle 3 del 19 dicembre 2012. 
La sentenza di primo grado venne emessa il 22 ottobre 2013. Il difensore di Maathaoui, l’avvocato Nicola Artese, contesta l’omicidio volontario e ritiene che il suo assistito sia stato protagonista di un omicidio preterintenzionale e soprattutto non voluto e non previsto.
Michela Strever morì soffocata da un grumo di fazzoletti di carta infilati in bocca. La difesa ha sempre sostenuto che quei fazzoletti vennero nella bocca della Strever per non farla urlare, non per ucciderla. L’avvocato Artese lo ha scritto anche nell’ appello presentato ai giudici della Corte d’assise dell’Aquila. E ancora: «Se Maathaoui avesse voluto uccidere la Strever avrebbe continuato a percuoterla o l’avrebbe strozzata».
I giudici della Corte hanno confermato invece la decisione del giudice Salusti condivisa dall’avvocato Arnaldo Tascione che rappresenta la parte civile. «La condotta di Maathaoui è stata aggravata dal fatto di avere agito di notte e nei confronti di una persona che non poteva difendersi a causa dell’età e per le precarie condizioni di salute», ha ripetuto ieri l’avvocato Tascione. «E’ stato crudele, ha picchiato  una donna fragilissima e inerme prima di soffocarla. La parte civile insiste per il riconoscimento dell’omicidio volontario.
paolacalvano@vastoweb.com

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