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Giuseppe Giangiacomo: l’avvocatura è una missione, bisogna essere onesti

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VASTO. Abbiamo intervistato l’ avvocato Giuseppe Giangiacomo, premiato la scorsa settimana durante la cerimonia delle Toghe d’Oro a Vasto, per i suoi 50 anni di attività forense. Insieme a lui ripercorriamo la sua lunga carriera, tra esperienze, riflessioni e ricordi.
“Quando sono stato contattato da Vittorio Melone, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Vasto” -dice Giuseppe Giangiacomo parlando della cerimonia delle toghe d’oro dove ha parlato a nome di tutti i premiati – ero ad Abano. Mi sono sentito onorato e lusingato per aver raggiunto tale traguardo, anche se, ho pensato, sono già 50 anni, ma io mi sento un ventenne. 
Può raccontarci come è iniziata la sua professione?“ I miei genitori desideravano farmi fare il medico. Io invece ho preferito studiare Giurisprudenza. La mia era una famiglia modesta e appena laureato per esigenze economiche mi sono dedicato all’insegnamento. Ho avuto due cattedre, una presso l’Istituto Tecnico Commerciale di Vasto dove insegnavo italiano e storia, l’altra di diritto e economia all’Itis di San Salvo. Dal 1965 sono stato procuratore per poi dedicarmi esclusivamente all’avvocatura. Parallelamente mi son dedicato all’attività politica, ricoprendo, fino al 1982, la carica di assessore alle Finanze, per poi continuare come consigliere comunale.
La medaglia ricevuta in occasione delle Toghe d’Oro, ho voluto dedicarla all’avvocato Fanghella, decano degli avvocati più anziani. Ma ho voluto ricordare anche quei colleghi che non ci sono più, e che come me avrebbero avuto lo stesso riconoscimento, gli avvocati: Cirese, Del Prete, De Mutiis e Valori”. 
Giuseppe Giangiacomo ha evidenziato l’eccessivo numero di avvocati in un comune come Vasto e ha voluto rivolgere un appello ai più giovani ricordando che  l’avvocatura non è un mestiere, ma una missione. “Bisogna essere onesti con se stessi e corretti. L’avvocato –ha detto- deve andare avanti per meritocrazia. 
Personalmente ho difficoltà a difendere i colpevoli di reati di sangue o spaccio di stupefacenti , per tale ragione, ho smesso di occuparmi di diritto penale. 
Tra i casi che ha seguito quale ricorda maggiormente.   Quello di bancarotta dell’assicurazione Tirrena, alla quale hanno partecipato per la difesa i noti avvocati Coppi e Carli, e il Giudice Augusta Iannini, la moglie di Bruno Vespa.
In questi giorni si discute molto di legittima difesa, qual è la sua opinione in merito. Qualcosa deve essere cambiato? Si sarebbe opportuno rivedere e rielaborare la norma. La giustizia spesso arriva tardi, dopo e male.  Oltre alla revisione delle leggi, bisognerebbe anche far in modo che la pena non sia esclusivamente punitiva, ma anche rieducativa.
Lei ha tre figli, due dei quali sono avvocati. Quanto ha influenzato la loro scelta? Tantissimo. Ho sempre invitato i miei figli a seguire la mia professione. Sono molto soddisfatto di loro. Guido è avvocato qui a Vasto ed è impegnato anche politicamente, l’altro Vincenzo è a Roma associato di uno studio internazionale. Miriam invece ha preferito studiare Lettere”. 
Giuseppe Giangiacomo –dice  l’avvocato Michele Sonnini che è stato praticante nel suo studio- è una persona di grande sensibilità, gli devo moltissimo. Sono al trentaduesimo anno di professione e devo ammettere che oggi il rapporto tra avvocato e praticante è molto più freddo. Trenta anni fa il rapporto era molto più personale. Ho iniziato nel suo studio il 10 maggio del 1984. Ero laureato da due mesi e ho chiesto se era disponibile ad avermi come praticante. In quel periodo l’avvocato Giangiacomo era già affermatissimo e conosciutissimo, specializzato nelle cause di lavoro. E’ stato un maestro eccezionale. Ricordo che si lavorava anche per 10-11 ore al giorno. Riuscivamo anche a trovare il tempo di discutere in tarda serata. All’epoca eravamo tutti fumatori e si restava a parlare fino alle 22.00 ognuno apportando il proprio contributo. Gli devo ancora oggi un rispetto incredibile”.
paoladadamo@vastoweb.ccom

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