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Carne rossa cancerogena come il fumo di sigaretta, la nutrizionista Serri fa chiarezza

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VASTO. Nei giorni scorsi abbiamo letto sulle principali testate giornalistiche che l’OMS avrebbe dichiarato che la carne rossa è cancerogena quanto il fumo di sigaretta. Ma è veramente così? Si è aperto a livello nazionale un vero e proprio dibattito a riguardo.  Abbiamo chiesto consigli e il parere a riguardo a una nutrizionista di Vasto, Luisa Serri. Il nutrizionista è una figura che si occupa del rapporto tra alimentazione, nutrizione e stato di benessere psicofisico della persona e quindi la persona più adatta a dare consigli a riguardo.
“Quello che è successo è che la IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), ha pubblicato la Monografia per la valutazione del rischio cancerogeno per gli umani.  In questo documento si legge che la carne lavorata (salsicce, salami, würstel, pancetta, carne inscatolata e similari) è classificata nel gruppo 1, che contiene elementi sicuramente cancerogeni, mentre la carne rossa (manzo, maiale, pecora, cavallo…) è classificata nel gruppo 2A, che contiene gli alimenti che sono “probabilmente cancerogeni”. Detto questo, pur essendo vero che nello stesso gruppo della carne processata c’è il fumo di sigaretta questo non vuol dire che il rischio di sviluppare una neoplasia sia uguale per tutti questi agenti, in quanto il rischio reale dipende non solo dalla sostanza in oggetto ma anche dai quantitativi di esposizione: nel caso specifico della carne, il report riferisce che il rischio di sviluppare il cancro al colon- retto, aumenta del 18% circa, per UN CONSUMO QUOTIDIANO di almeno 50 g di carne processata, che equivale grossomodo a 2 wurstel. Inoltre gli stessi esperti IARC che hanno inserito le carni rosse e lavorate fra le sostanze che possono causare il cancro negli uomini, hanno sottolineato che : «La carne rossa contiene anche proteine e micronutrienti importanti (come la vitamina B, il ferro e lo zinco) e che il contenuto di grassi dipende dalla specie dell’animale, dall’età, dal sesso, da come è stato allevato e nutrito. E, infine, dal taglio della carne. Inoltre, anche per quanto riguarda la cottura è bene ricordare che l’essicazione o l’affumicamento di TUTTI I CIBI (dunque NON SOLO LA CARNE) può portare alla formazione di agenti chimici cancerogeni. Fritture, barbecue, grigliate sono generalmente più pericolosi per le sostanze che si possono sprigionare rispetto ad altri metodi di preparazione». In conclusione mi sento quindi di tranquillizzare i lettori: un consumo moderato di carne in accordo con le Linee Guida per una Sana alimentazione, quindi carne 3 volte a settimana (due volte bianca e una rossa) non rappresenta un rischio per la salute” spiega la Serri.
tizianasmargiassi@vastoweb.com

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