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Il bilancio di Castaldi al termine dell' esperienza di capogruppo in Senato

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VASTO. A fine ottobre si è conclusa l’esperienza da capogruppo del M5S in Senato del vastese Gianluca Castaldi, che ha passato il testimone a Mario Michele Giarrusso. Abbiamo ascoltato il senatore Castaldi per tracciare un bilancio di questa breve ma intensa esperienza. 
“L’esperienza da capogruppo -ha detto Castaldi- è stata formativa ed emozionante. Formativa perché dietro la maggiore visibilità  mediatica che viene riservata ai capogruppo, lontano dalle telecamere, c’è un lavoro di gestione degli stipendi, del piano ferie, dei contratti dei dipendenti e così via, quindi una serie di responsabilità; un vero e proprio imparare ad amministrare.
Anche per questo il M5S ruota i suoi capogruppo ogni tre mesi, in modo tale da offrire la possibilità di migliorarsi al maggior numero di portavoce possibile.
Emozionante perché mai nella vita avrei immaginato di avere l’onore di parlare in Senato, nonché in un incontro privato con il Presidente della Repubblica, a nome di un gruppo parlamentare che rappresenta milioni di italiani.
Il gruppo mi ha investito di questo onore in un momento particolarmente impegnativo, con il ritorno delle riforme costituzionali in Senato per il secondo voto.
Nel discorso finale in Aula ho voluto lanciare un messaggio di speranza citando le parole guerriere (Insieme creeremo una nuova Italia e, credetemi, sarà  bellissimo farne parte), per dimostrare che noi non siamo i gufi o quelli che scommettono sul fallimento dell’Italia. Tutto il contrario: siamo normali cittadini entrati nelle Istituzioni proprio per evitarlo.
Perché se gli italiani vedessero che succede fra i politici, in queste Aule e nelle Commissioni, senza un tramite informativo (che non sia sotto scacco delle maggioranze di turno che deviano l’informazione) questi non prenderebbero più neanche un voto.
In una delle riunioni fra i capigruppo relativa al delicatissimo argomento delle modifiche costituzionali, dopo aver avuto una discussione privata col Presidente Grasso durata circa 1 ora, mi è capitato di assistere alla scena di un senatore più preoccupato di fare in modo di non perdere i 200 euro di una seduta, piuttosto che della riforma del Senato e delle nefande conseguenze della stessa!
E’ stata in questa occasione che, parlando a braccio, mi è venuto spontaneo dal cuore dire a questi politici quello che qualsiasi cittadino onesto gli avrebbe detto: “Fate schifo, siete una vergogna”.
Ma le vergogne a cui ho dovuto assistere come capogruppo sono infinite: un altro caso eclatante è stato quello della legge sulle unioni civili, un buon testo scritto da una esponente del Pd, ma poi annacquato nella sostanza e dallo stesso Pd boicottato. Classica azione di facciata: comunicare qualcosa di positivo ma, nei fatti, fare di tutto per ottenere l’esatto contrario.
Il Partito cosiddetto Democratico, in questo, ha superato brillantemente l’alleato di sempre: Forza Italia!
Dei tre mesi da capogruppo resta poi il ricordo del momento di festa a Imola, visto che la manifestazione di Italia 5 Stelle si è svolta durante questo periodo, e lo straordinario affetto che mi hanno dato e continuano a darmi tantissimi cittadini, sia di persona, sia seguendomi sui social network, in particolare su Facebook dove più di una volta i post della mia pagina hanno superato il milione di persone raggiunte nell’arco di una settimana.
Cerco, tramite i social, di diffondere informazioni e recepire punti di vista e soluzioni ai problemi che quotidianamente affrontiamo in Parlamento.
Infine – ha concluso il pentastellato- mi preme tornare sull’incontro con Mattarella, al quale, dopo colloquio su temi inerenti la riforma costituzionale, ho espresso tutte le sensazioni che un cittadino che lavora nelle Istituzioni vive quando propone, condivide, cerca compromessi utili alla collettività e viene sistematicamente inascoltato; molto grave, a mio parere, lavorare con le altre forze politiche per arrivare ad una soluzione condivisa e vedersi bocciare proposte da senatori assenti ai lavori ma presenti solo al momento del voto che si permettono di esprimere una preferenza su provvedimenti di cui non conoscono nemmeno il titolo!”. 
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