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Ammnistrative 2016, Sigismondi: fare il sindaco oggi è una missione di vita

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VASTO. Torniamo alle amministrative 2016, torniamo ai suoi protagonisti e indirizziamo le nostre attenzioni e i nostri occhi verso il voto della prossima primavera. Questa volta, l’intervistato del giorno è l’architetto Etelwardo Sigismondi, uomo politico di spicco della destra vastese.
Partiamo subito col botto. Nel 2011 dichiarava che il candidato sindaco di Vasto doveva essere scelto a Vasto e non dai vertici regionali del partito. Dopo quasi cinque anni è ancora dello stesso parere?
Ancor più di prima e le dico anche il perché. Attualmente sono il co-coordinatore regionale del partito quindi, in qualche modo, mi farebbe comodo se il candidato sindaco venisse scelto dai vertici regionali. Oggi indubbiamente ricopro una posizione privilegiata e, per questo motivo, ancor più di allora, ritengo che il candidato sindaco non può essere frutto di accordi regionali tra i vari schieramenti politici ma deve risultare scelto assolutamente all’interno del proprio territorio. Lo dico oggi con convinzione perché, notizia fresca di ieri, il tavolo del centrodestra allargato ha deciso di ricorrere al metodo delle primarie.
Questo però è un metodo sperimentato e rodato dal centrosinistra.
Si questo è vero. È stato introdotto dal centrosinistra ma è altrettanto vero che Fratelli d’Italia è nata proprio quando Berlusconi, dopo averle convocate, sciolse le primarie e scelse il leader del Pdl con una decisione imposta. Il mio partito riteneva e ritiene che le primarie siano un momento di partecipazione popolare necessario. Inoltre, poiché siete andati indietro nel tempo fino al 2011, ricordo che in una vostra intervista dissi che il centrodestra necessitava di un dialogo e di una discussione proprio sul metodo delle primarie. Siamo arrivati finalmente a questa sintesi e, adesso che il quadro si è chiarito, un partito come Fratelli d’Italia è sicuramente felice di questo. 
Vuole dire che è un metodo imperfetto ma valido?
Non esistono a mio avviso sistemi perfetti. Tutti hanno per forza di cose carenze, magagne e posso essere inquinabili dall’esterno, però è sicuramente un sistema che può servire a rimettere al centro l’elettorato che per troppi anni è rimasto deluso dalle nostre scelte di vertice. Le primarie hanno questo vantaggio: i candidati si mettono in gioco senza reti ne protezioni, parlano direttamente ai cittadini che non conoscono accordi elettorali ne logiche di segreterie di partito. Ogni candidato si presenterà con un programma che rappresenterà di persona se dovesse diventare il candidato sindaco della coalizione ed in seconda battuta magari sindaco. 
Ancora nel 2011 parlava di mancanza di sicurezza nelle spiagge libere. Il piano spiaggia che importanza ha per una città costiera come Vasto? Cosa andrebbe migliorato in quello attuale?
Il piano spiaggia ha un ruolo fondamentale, a mio avviso, per il rilancio delle attività legate alla balneazione. Un buon piano spiaggia ha l’opportunità di essere il volano per ripensare ad un utilizzo diverso della spiaggia, soprattutto se si guarda alla nostra fascia costiera che è molto interessante per le diverse peculiarità che offre: dalla riserva di punta Aderci alla calette di Casarsa e San Nicola, fino ad arrivare alla spiaggia tradizionale e alla zona Sic. Rispetto a questo immenso patrimonio che abbiamo, che equivale ad una potenziale offerta turistica molto grande, il piano spiaggia è il mezzo che ti dà l’opportunità di studiare l’offerta turistica migliore. Quello attuale purtroppo non lo condivido, innanzitutto perché è un piano già vecchio di nove anni ma che paradossalmente non ancora arriva a compimento, poi perché, guarda caso a ridosso delle elezioni, viene portato avanti dall’assessore preposto come un baluardo elettorale. Allora io mi domando: un piano spiaggia studiato nove anni fa è ancora valido? Dieci anni sono un’eternità in termini politici, senza parlare dei problemi già presenti come la struttura situata sulla foce del fosso marino. Il piano spiaggia deve servire per rendere moderna l’offerta turistica ma anche per incentivare una ristrutturazione delle strutture già presenti. Di tutto questo sinceramente io non ne sento parlare. L’attuale amministrazione sta facendo delle forzature per portarlo a termine prima del voto ma farebbe meglio se lasciasse la palla a quella che verrà dopo le amministrative di maggio.
Sempre nel 2011 tendeva la mano a Massimo Desiati invitandolo ad entrare nel Pdl. Ad oggi, secondo lei, Desiati può essere il candidato ideale per una coalizione di centrodestra o bisogna ancora discuterne?
L’amico Massimo Desiati è una persona che ha assolutamente le competenze per fare il candidato sindaco. Gli è stato riconosciuto il ruolo di portavoce dell’ intergruppo Vasto 2016 ed è sicuramente una possibile candidatura di alto spessore amministrativo. Desiati è una persona credibile e lo ringrazio per essersi messo in gioco per le primarie in modo tale da catalizzare su un’unica persona l’intera forza del centrodestra vastese racchiuso sotto un unico cartello elettorale. L’idea è questa e posso dire che ci siamo riusciti.
Ha spesso denunciato la mancanza di sicurezza, soprattutto contro il vandalismo nel centro storico. Vasto è una città pericolosa?
Vasto è una città pericolosa dove purtroppo la sicurezza, per diversi fattori, sta diminuendo. I motivi sono diversi: primo tra tutti sicuramente la crisi economica. È statisticamente provato che nel momento in cui questa si fa sentire, i fenomeni di delinquenza aumentano. Secondo motivo: Vasto sta diventando insicura perché è una grande città e, come in tutte le grandi città, i fenomeni malavitosi riescono ad insediarsi destabilizzando il sistema. Rispetto a tutto questo, l’amministrazione comunale non è riuscita a far vedere ai cittadini una dichiarazione di guerra senza se e senza ma contro tutto quello che stava accadendo. È paradossale che la videosorveglianza, come il piano spiaggia, arrivi con notevole ritardo e si è giunti a questo risultato solo perché io e i miei colleghi di partito siamo stati un continuo pungolo con tutte le nostre iniziative come, ad esempio, “Sorvegliamo Vasto”. Inoltre sono del parere che, dati i tagli governativi alla sicurezza, anche i volontari possono essere impiegati come supporto delle forze dell’ordine nelle operazioni di vigilanza. Prendiamo come esempio il centro storico. Qui purtroppo i vastesi che ci vivono sono ben pochi e per questo diventa uno dei quartieri a forte rischio. Anche su questo l’amministrazione comunale doveva intervenire ma non lo ha fatto. Abbiamo richiesto addirittura un censimento degli stranieri in affitto per riuscire a capire con quale realtà bisogna confrontarsi ma il nostro appello è rimasto inascoltato.
L’anno scorso urlava a gran voce: “Lapenna e soci non si libereranno di me!”. È una dichiarazione che annuncia la sua ricandidatura?
No. È una dichiarazione che ribadisce soltanto il grande amore che provo per la mia città. Ho dedicato una vita intera a Vasto e combatterò sempre, come primo degli oppositori, chi dimostra di non tenere pienamente ad essa. Ciò vuol dire che non lo farò soltanto passando attraverso una candidatura ma anche da semplice cittadino. Non si libereranno di me sia se siederò in Consiglio Comunale sia se ne resterò fuori.
Vasto necessita di un governo di destra? In che misura?
Io credo nella destra italiana. Non a caso nel momento in cui si è liquefatto il Pdl, ho scelto la strada più difficile, ossia quella di creare dal nulla un nuovo partito. Sono stati anni difficili, i primi risultati li stiamo ottenendo da poco e la dimostrazione arriva anche dai dati delle ultime regionali dove Vasto ha segnato il miglior risultato per Fratelli d’Italia della regione Abruzzo. Vasto ha bisogno di destra perché questa è sinonimo di decisionismo, tradizione e legame con il territorio, sicurezza e garanzia. Quando governi di destra hanno amministrato Vasto l’impulso e la vitalità erano sotto gli occhi di tutti, a differenza di un centrosinistra che ha fatto l’ordinario ed ha preferito i rimpasti di giunta agli atti amministrativi. 
Come deve essere a suo avviso il prossimo sindaco?
Deve avere un legame profondo con la città perché fare il sindaco oggi è una missione di vita. Il sindaco ha molte responsabilità e poche risorse e tutele. A questo serve un profondo legame con la città. Fare il sindaco non vuol dire indossare semplicemente una fascia tricolore ma lavorare ventiquattro ore al giorno per il bene della città. Deve inoltre essere decisionista, capace di interpretare un programma amministrativo composto da poche cose ma necessarie per far ripartire Vasto, deve essere inoltre un sindaco libero dai condizionamenti dei partiti. Quale dei suoi avversari politici salva e quale butta giù dalla torre? E dei suoi amici di partito?
Dei miei avversari paradossalmente non butto nessuno giù dalla torre. Mi piacerebbe farli restare in vista per far capir bene alla gente gli errori che hanno commesso. Hanno provato ad amministrare Vasto ma si sono scontrati con qualcosa di molto più grande di loro e per questo i risultati, con loro al governo, non potevano che essere negativi. In termini elettorali mostrare la loro inefficienza è una delle nostre più grandi risorse. Dei miei amici di partito posso dirti semplicemente che sono membri della mia stessa comunità umana, insomma, una seconda famiglia, se sono quello che sono a livello politico, è anche e soprattutto merito loro.
Accetterebbe una candidatura come primo cittadino?
Non accetterei mai una candidatura che viene da un mio capriccio personale. Ho già dimostrato in passato di saper fare un passo indietro quando ho capito che il mio nome non era quello più forte. Gli impegni fondamentali per me sono: l’unità di tutto il centrodestra e dare un governo serio a questa città.
Correrà per le primarie?
(Sorride). Questo lo deciderà la mia comunità umana. Non posso essere espressione di me stesso. In realtà i miei amici mi hanno già contattato e vedremo, dopo le discussioni necessarie, cosa ne viene fuori.
Un voto da uno a dieci sull’operato dell’amministrazione Lapenna.
Qualche anno fa ho realizzato alcuni manifesti in cui avevo scritto a caratteri cubitali la parola “Zero”. Questa amministrazione comunale non arriva nemmeno ad uno perché verrà ricordata sicuramente come la peggiore della storia di Vasto.
Andrea Mastrangelo

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