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Piantagione di marijuana, il coltivatore davanti al Gip

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VASTO. Non pensava che quel terreo potesse produrre così tanta marijuana. E’ stata questa la giustificazione che Donato Colombaro, 34 anni ha dato questa mattina ai giudici del Tribunale di Vasto nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Il difensore, l’avvocato Antonello Cerella per il momento non si pronuncia ma è probabile che chieda il giudizio con rito alternativo. L’uomo ha coltivato 300 piante di marijuana alte 2 metri che avrebbero potuto produrre 55mila dosi di droga. I cognati Giuseppe Felice, 42 anni e Nicolino Monaco, 49 anni che lo hanno aiutato ad innaffiare le piante si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
I tre sono stati arrestati dalla polizia al termine di una indagine durata tre mesi. “Tutto è cominciato ad agosto. Ci siamo accorti che da un negozio di semi e narghilè a Vasto uscivano anche dosi di marijuana”, racconta il dirigente del commissariato, il vice questore Alessandro Di Blasio. Da quel momento la polizia ha avviato pedinamenti e controlli del titolare, Donato Colombaro. Dopo venti giorni di appostamenti gli agenti hanno scoperto che l’uomo stava coltivando piante di marijuana in località Bosco Motticce a San Salvo. “Lui raggiungeva il campo tre volte alla settimana. Per poter seguire i suoi movimenti abbiamo installato delle telecamere. Durante la notte abbiamo prelevato dei campioni per farli analizzare e stabilire il principio attivo”, prosegue Di Blasio. La risposta dell’Arta ha fugato ogni dubbio. Le cento piante alte due metri avevano un principio attivo altissimo pari al 12%. Mentre gli esperti analizzavano i campioni le telecamere hanno catturato le immagini di altri due uomini che aiutavano Colombaro. “Erano i cognati, Giuseppe Felice e Nicolino Monaco”, spiega Di Blasio. “Entrambi incensurati e dipendenti di due aziende di San Salvo aiutavano Colombaro in una sorta di conduzione familiare del bosco di droga”.Acquisite le informazioni dall’Arta la polizia ha organizzato il blitz. Gli agenti hanno fatto irruzione nel campo e in un casolare vicino alle 5 del mattino. Parte della droga era appesa ad essiccare nel casolare. Altra era pronta. Colombaro aveva anche un kit per il confezionamento e la resina per la preparazione. “Sempre grazie all’Arta è stato accertato che le 100 piante avrebbero prodotto 55mila dosi, per un valore di 500mila euro”, aggiunge Di Blasio. Colombaro oltre alla piazza di Vasto e San Salvo si spostava anche a Castelguidone. Il blitz lo ha colto di sorpresa.
paolacalvano@vastoweb.com

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