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Quarantenne a giudizio per sequestro di persona a scopo di estorsione

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SAN SALVO. Processo in Corte d’Assise per un uomo di San Salvo e il suo complice di San Severo. Dovranno rispondere di sequestro di persona a scopo di estorsione. M.C. 42 anni di San Salvo e L.M. 29 anni di San Severo dovranno comparire davanti ai giudici d’Assise di Chieti il 10 dicembre prossimo. Gli imputati nel mese di maggio avrebbero costretto un giovane di San Salvo a seguirli in Puglia tenendolo in ostaggio per cinque giorni chiuso in un capannone. Sulla vicenda che ha avuto per protagonista e presunta vittima F.B., operaio ventinovenne di San Salvo, ha indagato la Dia (direzione distrettuale antimafia) dell’Aquila. La vittima pare fosse in debito con loro di 8mila euro. 
I due accusati rischiano una condanna a 24 anni di carcere. Il pubblico ministero dell’Aquila, Antonietta Picardi, nel mese di luglio ha interrogato il sansalvese indagato assistito dal difensore, l’avvocato Antonello Cerella. La storia di F.B. lo scorso maggio finì in cronaca nazionale suscitando grande scalpore. In base a quanto è stato possibile appurare pare che due giorni prima della scadenza di un debito, M.C. e L.M., raggiunsero il giovane sansalvese nella sua casa di San Salvo per essere sicuri che la vittima avrebbe onorato il debito. Privato dei documenti, i due avrebbero costretto la vittima a salire insieme a loro sulla sua autovettura. I due condussero l’uomo ad Apricena (Foggia) e una volta lì lo avrebbero tenuto segregato in un capannone. Il giovane riuscì a scappare solo cinque giorni dopo approfittando di un momento di distrazione dei suoi sequestratori. Terrorizzato e debilitato, per prima cosa chiamò i carabinieri. I militari riuscirono a intercettare i due pugliesi a bordo dell’auto della vittima. In base a quanto accertato dagli uomini dell’Arma erano ancora in possesso dei suoi documenti. I due sono finiti nei guai con le accuse di rapina, sequestro di persona e tentata estorsione. L’inquietante vicenda per competenza territoriale (il sequestro sarebbe avvenuto a San Salvo) è stata trasmessa alla magistratura abruzzese ed è stata seguita dalla Procura distrettuale antimafia. I carabinieri hanno rimesso nelle mani della Dia un voluminoso dossier. Diversi gli elementi di prova acquisiti.
paolacalvano@vastoweb.com

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