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Guido Giangiacomo: Forza Italia, non abbiamo riferimenti sul territorio

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VASTO. Torniamo a parlare con i protagonisti della politica vastese. Mentre alcuni si dimostrano scettici e riluttanti verso la bontà del nostro operato glissando, magari con scuse insensate, le nostre domande, oggi siamo stati accolti cordialmente dall’avvocato Guido Giangiacomo, consigliere di minoranza nelle fila di Forza Italia, che si è dimostrato ben lieto e disposto al confronto dialettico.
Qualche hanno fa, quando il Pdl era uno dei partiti più grandi della nazione, accusava i vertici di partito di essere troppo distanti dagli elettori. Secondo lei è stata questa la goccia che fece traboccare il vaso? Sicuramente in quel momento storico era un fatto evidente che i vertici si erano staccati dalla base e di conseguenza fu necessario rivedere la situazione. Ora con Forza Italia ci sono problemi simili: a mio avviso i vertici dovrebbero essere più presenti, ed io, in ogni occasione, non perdo tempo per rimproverare loro questa mancanza. All’epoca il Pdl si è sciolto perché è mancato proprio il contatto con la base.
Con il ritorno a Forza Italia si è ridotta questa distanza?  Personalmente ci sono ottimi rapporti sia con l’onorevole Di Stefano che con il consigliere regionale Febbo, ma solo per questioni di amicizia personale. In ambito di partito questi legami purtroppo sono carenti. Spesso, anzi sempre, io ed il consigliere Monteodorisio ci siamo ritrovati a riferire a noi stessi perché non abbiamo riferimenti sul territorio. Un organigramma di partito in realtà non esiste e non ci sarà nemmeno da questo momento fino alle prossime elezioni.
Forza Italia è sempre stato un partito basato sul carisma di un leader. Questo si rispecchia a livello territoriale? Ovviamente quando un partito nasce come un organizzazione personale, nelle sue strutture necessariamente si riflette questa filosofia e scende purtroppo fino al territorio. Tant’è che non sono previsti nemmeno congressi per il coordinamento regionale, cosa molto atipica rispetto agli altri partiti. Anche il Pdl all’epoca previde congressi che poi non si sono mai tenuti perché i coordinatori regionali e provinciali sono stati sempre nominati dall’alto. Quindi poi è chiaro che vengono a crearsi leadership locali e non strutture di partito.
Cosa può dare un partito come Forza Italia ad una cittadina come Vasto? Nonostante queste pecche, credo che un partito come Forza Italia, in ambito locale possa fare ancora tanto e bene così come è stato fatto ormai dieci anni fa quando era forza di governo. Tante cose sono ancora sotto gli occhi dei cittadini. Ovviamente il fatto che si sia passati ad un esperienza di centrosinistra ci dice anche che qualcosa non è andata per il verso giusto. Poi, la stessa amministrazione Lapenna ha dimostrato che non è cosa semplice amministrare e le critiche sono inevitabili. Credo che allora come ora cose buone sono possibili e saranno i cittadini a scegliere.
Andiamo alle primarie. Dalla guerra aperta e interna al centrodestra vastese, ricordiamo ad esempio le scintille tra lei e Prospero, alle primarie. È una questione di maturità politica o semplicemente avete capito che da soli e divisi non si vince? Sicuramente è una scelta dettata dal buon senso, tant’è vero che non è stata una cosa immediata ma un processo lungo e complesso. Ci sono voluti sei mesi, abbiamo iniziato questo cammino da aprile quando abbiamo fatto una riunione in cui si è deciso che le primarie dovevano essere il mezzo per scegliere il candidato sindaco. Sicuramente è un passo di maturità che deve essere tradotto in un’effettiva alleanza che non sia, come gli anni passati, solo di facciata. Questo è il compito di ognuna di quelle persone che parteciperanno alle primarie del centrodestra ed in particolare dei candidati: saper incarnare le esigenze di un elettorato ampio al di là delle singole rivalità personali. La politica non si fa ne con i sentimenti ne con i risentimenti, con la politica bisogna guardare avanti e non centro indietro.
Qualche giorno fa veniva accreditato in una riunione di partito come candidato ideale per le primarie. Accetta la sfida o preferisce rimanere uomo di partito magari con un ruolo da consigliere? Nell’ambito di queste richieste che si fanno ultimamente di persone nuove, ritenevo che, se ci fosse stato qualcuno disposto ad incarnare la nostra proposta, proprio per le mie esperienze passate, mi sarebbe piaciuto fare l’uomo di partito. Gli eventi invece hanno dimostrato che i sicuri candidati alle primarie, al di là di Massimiliano Zocaro e di Incoronata Ronzitti che partecipano con dei movimenti civici, sono persone che si sono mosse da tempo e non sono nuove alla politica. Desiati e Tagliente sono l’esempio più lampante. Sinceramente non vedo nulla di male in tutto questo perché io non credo necessariamente che l’aver fatto politica possa essere sinonimo di cattiva amministrazione. Alla luce di questi fatti, all’interno del mio partito si è aperta una dialettica, soprattutto a seguito delle certezze sulle primarie, nella quale evidentemente è stata richiesta la disponibilità alla candidatura da parte dei due consiglieri comunali che, alla luce dei fatti, hanno operato bene. In quest’ambito, anche io ho dato la mia disponibilità ed ho detto che voglio vedere il regolamento delle primarie. Appena questo accadrà, subito dopo Forza Italia scioglierà questo nodo.
Lei, Desiati, Tagliente. Sarà possibile una pacifica convivenza o ci sono troppi galli nel pollaio? Come in ogni coalizione di rilievo, ci sono anche qui delle personalità forti. Sicuramente Tagliente e Desiati non sono abituati a fare i gregari di nessuno, hanno sempre operato in prima persona ai massimi livelli. Il problema è sicuramente il loro e non il mio che ho sempre fatto il gregario. Sono anche grandi risorse politiche che potranno dare un apporto notevole alla coalizione.
Secondo lei di cosa ha urgentemente bisogno una cittadina come Vasto? L’elenco è lunghissimo. Sarebbe facile parlare di opere pubbliche perché sono quelle con le quali si vive più a stretto contatto. Sono tanti i temi ed uno dei principali, a mio avviso è la sicurezza. A breve partirà il discorso delle telecamere che sono un mezzo valido ma bisogna anche saperlo utilizzare perché vedere all’ordine del giorno violenze, furti e rapine non è una bella cosa. Poi credo ci sia anche un problema di opere pubbliche. Andrebbe potenziato, ad esempio, il sistema viario che non è stato protagonista di interventi significativi ma solo di rattoppamenti, e via del Porto ne è un esempio. Una cittadina come Vasto ha bisogno di infrastrutture: sarebbe ora di portare la fibra ottica che qui manca. Abbiamo altresì bisogno di una maggiore rappresentanza a livello nazionale che dovrebbe garantire i nostri diritti. Non ultimo anche il sociale ed il turismo sono problematiche che andrebbero affrontate con un adeguamento delle strutture.
Come dovrà essere il successore di Luciano Lapenna? Una sola: essere un grande mediatore. La realtà è questa. Si può essere il più grande sindaco del mondo ma non serve un manager. Oggi il meccanismo elettorale è perverso. Abbiamo ventiquattro consiglieri e la maggioranza ne prende al massimo quattordici e quindi capisce bene che basta poco per rimanere fermi. Questa caratterista va pienamente riconosciuta a Luciano Lapenna. Il prossimo sindaco deve avere una grande capacità di mediazione politica e tanta disponibilità con i cittadini.
Quale dei suoi avversari politici salva e quale butta giù dalla torre? E dei suoi “amici”? Perché? Io sono stato accusato spesso di collusione con l’amministrazione attuale. Per me non sono avversari politici, sono semplicemente persone che vedono le cose in un modo diverso. Come in ambito sportivo, non esiste in questo caso un nemico ma la persona che ti si pone dinanzi perché vuole arrivare dove vuoi arrivare anche tu. Entrambi vogliamo gestire una città con visioni diverse. Personalmente ho buoni rapporti con tutti e per questo non butto giù nessuno. Stesso discorso per i miei colleghi. Non butterei giù nessuno anche se, quando si fa politica con passione, può capitare di avere degli scontri. Buttare giù qualcuno non serve, in politica vince il dialogo.
Un voto da uno a dieci sull’operato dell’amministrazione uscente. Leggermente sotto la sufficienza, cinque e mezzo. Si poteva sicuramente fare di più.

Andrea Mastrangelo

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