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Colpo di scena: arriva il permesso di ricerca alla Petroceltic in Adriatico

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TERMOLI. C’era una volta la battaglia per la richiesta di trivellazioni nel mare Adriatico alle spalle delle Isole Tremiti: si chiamava Petroceltic. Poi è venuta Ombrina Mare 2. Insomma, istanze di perforazione del sottosuolo marino non mancavano e non mancano, sì, perché al di là della moratoria imposta dal Governo nella Legge di Stabilità approvata lo scorso 22 dicembre, che fissa alcuni paletti molto stretti riguardo la tutela delle coste, le lobbie degli idrocarburi proseguono nel loro intento e ben sanno, specie con uno scenario mediorientale in divenire e difficile da capire per le dinamiche conflittuali a breve e medio termine, acquisire nuove risorse per alimentare lo sviluppo diviene fondamentale. 
 Per questo, non ci meravigliamo del decreto rilasciato dal direttore generale per la sicurezza dell’approvvigionamento e le infrastrutture energetiche che autorizza, udite udite, il permesso di ricerca per idrocarburi nel mare Adriatico richiesto dalla società Petroceltic. Parliamo di quella concessione che vide le prime proteste contro le trivellazioni, con la sommossa delle Isole Tremiti e la manifestazione 2011 a Termoli, presente il compianto Lucio Dalla. Una doccia fredda, glaciale, che abbiamo scoperto sotto il numero di pubblicazione 176 del bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse, pubblicazione mensile del Ministero dello Sviluppo economico, chiuso il 31 dicembre scorso. Il codice di riferimento è “B. R274.EL”. 
L’area marina interessata è di 373,70 km quadrati. I lavori di indagine geologica e geofisica dovranno partire entro 12 mesi dalla data del 22 dicembre scorso. Quelli di perforazione entro 48 mesi. Risibile il canone annuo a favore dello stato. 5,16 euro per km quadrato, ossia poco meno di 2mila euro… Ma non è finita qui, le brutte notizie per chi avversa le trivellazioni, arriva anche dall’accoglimento della richiesta di sospensione del decorso temporale del permesso di ricerca della società Rockhopper Italia Spa, che fa riferimento alla struttura Ombrina Mare 2, atto che già ha suscitato critiche in Abruzzo nelle ultime ore. 
Il coordinamento No Ombrina interviene sulla questione e dichiara: “Il ricorso al TAR da parte di Rockhopper è una mossa ampiamente prevista e conferma come la nuova norma entrata in vigore il primo gennaio 2016 sia un ostacolo insormontabile al progetto. Lo scenario più probabile che si profila è il seguente, percorso che di fatto è lo stesso su cui stavamo lavorando in questi giorni noi ma per motivi esattamente opposti. Chiedere, cioè, al Ministero dello Sviluppo Economico un diniego all’istanza sulla base della nuova norma e, in caso di inerzia del Ministero, intervenire presso il TAR. A quel punto Rockhopper comunque avrebbe fatto ricorso. 
Tornando al ricorso già presentato, il Ministero (o il Commissario nominato dal TAR) a questo punto dovrà esprimere un parere negativo all’istanza in base alla nuova legge entrata in vigore il primo gennaio. A quel punto Rockhopper impugnerà il diniego e davanti al TAR solleverà una o più questioni di costituzionalità della nuova norma. Con questa mossa Rockhopper cercherà anche di vedersi riconosciuti almeno i danni al Ministero per non aver rispettato i termini istruttori dell’istanza, non aver dato, cioè, parere positivo prima dell’entrata in vigore della nuova legge. 
Fondamentali potranno rivelarsi a quel punto tutta una serie di ostacoli che avevamo frapposto rallentando l’iter, ad esempio il Parco Marino, visto che lo stesso ministero in conferenza dei servizi lo scorso 9 novembre mise nero su bianco che non aveva avuto il tempo di esaminare il provvedimento in quanto emanato pochi giorni prima. E’ vero che lo Stato ha proposto ricorso alla Corte Costituzionale su questa legge (e lì si vedrà se la norma era o meno compatibile con la nostra costituzione) ma a quell’epoca era vigente e lo è tuttora e quindi andava rispettata dal Ministero. 
Rockhopper potrebbe anche cercare anche di evidenziare davanti al TAR un ipotetico contrasto tra norme italiane e quelle comunitarie chiedendo di disapplicare direttamente la norma. Crediamo sia un’ipotesi piuttosto remota. Il TAR potrebbe rigettare la richiesta oppure mandare tutto alla Corte Costituzionale oppure chiedere un parere direttamente alla Corte di Giustizia sulla congruenza della legge italiana rispetto al Diritto comunitario. In ogni caso è evidente che la nuova norma abbia bloccato il progetto e che abbia ribaltato i ruoli così come appare chiaro come non sia centrale la questione della sospensione del decorso temporale del Permesso di Ricerca (che comunque sarebbe scaduto tra anni anche senza la sospensione)”. 
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