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Pilkington, settanta posti di lavoro a rischio, interrogazione di Melilla

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SAN SALVO. Pilkington, settanta posti di lavoro a rischio, Interrogazione di Melilla (SI):
“Al Ministro del Lavoro
Per sapere – premesso che:
L’area industriale di San Salvo (provincia di Chieti) è tra le più dinamiche del nostro Paese e dell’Abruzzo in particolare, e ospita aziende che danno lavoro a migliaia di lavoratori; – in particolare la Pilkington con le aziende satellite, è la più grande fabbrica di vetro per auto del mondo, con 2000 dipendenti più 700 nell’indotto, e rappresenta in questo settore una eccellenza tecnologica.
Apprendiamo a mezzo stampa dell’appello del  Presidente di Pilkington Italia spa, che in una nota sottolinea come senza contratti di solidarietà, almeno 70 dipendenti rischieranno di perdere il posto di lavoro. I contratti di solidarietà tutt’ora in corso alla Pilkington sono stati negli ultimi due anni un importante strumento di gestione dell’attuale crisi industriale e produttiva.
Si discute oggi di possibili integrazioni salariali ai contratti di solidarietà difensiva, in essere prima della riforma sugli ammortizzatori sociali dello scorso 24 settembre, e rese a favore di alcune società e gruppi in Italia, con il riconoscimento, dell’integrazione del 10% supplementare.
La legge di Stabilità 2016, appena approvata, non ha legiferato per il prolungamento dell’integrazione salariale elevata al 70% invece che al 60%, nemmeno per i contratti in essere e stipulati ante-riforma.
E’ da tutti riconosciuto che la solidarietà è un valido processo che consente di continuare a difendersi contro il perdurare di condizioni economiche di tutti i mercati non ancora ottimali, evitando rilevanti uscite dal mondo del lavoro di forte impatto sociale, nonché di ripartire su tutti i lavoratori i sacrifici di lavorare anche meno ma cercando di lavorare tutti.
L’appello del Presidente della PIlkinton è sostenuto naturalmente dalle Rsu che sottolineano come la Pilkington e tutte le altre Aziende italiane che si trovano in questa situazione, avranno serie difficoltà a gestire le eccedenze di manodopera.
Se non intenda adoperarsi per rifinanziare l’integrazione supplementare del 10% dei contratti di solidarietà onde evitare ingenti perdite di posti di lavoro, soprattutto in una fase di grave crisi occupazionale del nostro Paese.
Roma gennaio 2016.                     Gianni Melilla”
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