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Il tramezzino deve il suo nome al poeta Gabriele D'Annunzio

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TORINO. Il tramezzino, il triangolo di pancarré farcito con ogni ben di Dio, nonostante i suoi 90 anni continua a conquistare moltissimi ammiratori.  Nato nel retrobottega del caffè Mulassano di Torino, nel gennaio 1926, il gustoso panino deve il suo nome al poeta abruzzese Gabriele D’Annunzio, che osservando la forma di pane a cassetta, da cui si ricavava il sandwich imbottito, pensò alla «tramezze» della sua casa di campagna.  
I coniugi Angela e Onorino Nebiolo  dopo essere emigrati in America tornarono a Torino, la loro città natale, dove acquistarono un locale e misero a frutto l’esperienza gastronomica maturata oltreoceano. Grazie al tostapane che avevano messo in valigia e portato in Italia realizzarono un panino caldo e croccante imbottito di prosciutto e formaggio. Scoprirono poi che il toast era perfetto anche freddo e farcito. 
All’inizio vennero serviti come rompi-digiuno insieme con l’aperitivo, ma in pochi mesi, il successo fu tale che decisero di proporli a mezzogiorno come pranzo veloce per i tanti impiegati che lavoravano nel quartiere. 
Tutti li chiamavano paninetti fino a quando un giorno d’estate si sedette ai tavolini del caffè un signore, che ordinò un vermouth senza smettere mai di prendere appunti. Insieme con l’aperitivo arrivò un’alzatina traboccante di morbidi sandwich farciti. Il cliente li divorò e quando fu il momento di ordinarne altri disse: «Ci sarebbe un altro di quei golosi tramezzini?». Una definizione che rimase nella storia, anche perché a inventarsela non fu un cliente qualunque, ma il poeta abruzzese Gabriele D’Annunzio.
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