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Operazione Adriatico, chiesti dalla procura 500 anni di carcere

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VASTO. Più di 500 anni di carcere. E’ il totale delle pene richieste dal pm Antonietta Picardi per 50 degli 81 indagati dell’operazione Adriatico. Nella lunga requisitoria il pm aquilano ha analizzato la posizione delle persone accusate dal collaboratore di giustizia Lorenzo Cozzolino di gestire lo spaccio di droga nel Vastese, ma anche di estorsioni, spratorie e altri reati gravissimi. Le pene richieste vanno dai 17 ai 7 anni. Il maxi processo frutto dell’operazione “Adriatico” condotta dal Ros dell’Aquila e scattata nella notte del 6 febbraio del 2014, è cominciato esattamente un anno fa. Nel corso della prossima udienza il 9 febbraio sono in programma le arringhe dei difensori.
Il collegio giudicante è formato da Bruno Giangiacomo, presidente, e dai giudici a latere Fabrizio Pasquale e Stefania Izzi. Degli 81 imputati, in 31 hanno scelto il rito abbreviato e il processo si celebra all’Aquila. L’inchiesta condotta dall’antimafia dell’Aquila presieduta dal procuratore distrettuale antimafia Franco Cardella e dai sostituti procuratori Antonietta Picardi e David Mancini in collaborazione con la  procura di Vasto portò a 31 misure cautelari in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e traffico di stupefacenti. Secondo gli inquirenti,dietro gli incendi dolosi e le sparatorie che si verificarono a Vasto, San Salvo e Gissi in quegli anni ci sarebbe stata la camorra che mirava a governare lo spaccio di droga nell’Abruzzo meridionale.Fatto questo ribadito ieri dalla Picardi. L’articolata e complessa attività di indagine venne delegata al Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri e condotta unitamente ai carabinieri del comando provinciale di Chieti. Esattamente due anni fa il giudice Giuseppe Romano Gargarella, dispose 31 ordinanze di custodia cautelare per i delitti di «associazione di tipo mafioso, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti». Altre 84 persone ricevettero altrettanti avvisi di garanzia.Fondamentali furono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Lorenzo Cozzolino. La presenza di quest’ultimo a Vasto è sempre stata evitata per motivi di sicurezza. L’uomo( che è anche indagato ma viene giudicato all’Aquila con il rito abbreviato)è stato ascoltato più volte in videoconferenza nell’aula del tribunale di Pescara attraverso un maxi schermo. La Dia ha seguito costantemente le complesse attività investigative, anche in relazione agli inediti profili associativi mafiosi che, per la prima volta nel Vastese, sono stati contestati e ritenuti sussistenti nei confronti dei principali indagati. I difensori degli imputati, un esercito di avvocati, non ci stanno. C’è chi afferma che il proprio cliente ha già pagato, chi nega con determinazione l’associazione a delinquere e i rapporti con Cozzolino. Ma l’accusa è determinata. La magistratura ritiene di vere sgominato un sodalizio criminale di matrice camorristica attivo nell’area vastese dal 2003 .L’associazione criminale vrebbe fatto  capo a Lorenzo Cozzolino , elemento apicale di una fazione scissionista del clan “Vollaro “. Nel periodo che va dal 2003 al 2008, tra alterne vicende detentive, lo stesso Cozzolino si è auto accusato ,di numerosi atti di intimidazione, tentati omicidi e incendi di autovetture e beni immobili, rivolti anche alle forze dell’ordine e ai loro familiari. 
paolacalvano@vastoweb.com

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