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Cantiere San Michele: tutti assolti perchè il fatto non sussiste

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VASTO. Il fatto non sussiste. Con questa formula la Corte d’Appello dell’Aquila ha assolto Armando Corvino, Teodoro Spadaccini, Marco Corvino e Giovanni Corvino, difesi dall’Avv. Giampaolo Di Marco e Vittorino Facciolla, da una serie di reati loro contestati dalla Procura della Repubblica di Vasto e legati alla realizzazione di un edificio in via San Michele a Vasto. La vicenda è stata lunga e travagliata.
Cinque procedimenti penali, tre sequestri preventivi, di cui uno annullato dal Tribunale del Riesame di Chieti nel 2007, uno nel 2008, revocato nel 2009 dallo stesso P.M. che lo aveva disposto a seguito di incidente probatorio chiesto dagli allora indagati, uno nel 2010 revocato dalla Corte d’Appello dell’Aquila nell’agosto scorso. E poi: 13 consulenti, tra tecnici del Pubblico Ministero, Periti dei Giudici e Consulenti di parte, decine di migliaia di Euro spesi dall’erario per indagini a tratti persecutorie ed a tratti inutili e di dubbia veridicità.
Nonostante la prescrizione già maturata, la restituzione del cantiere nell’agosto scorso, gli imputati hanno chiesto l’anticipazione dell’udienza ed hanno deciso di discutere comunque l’appello affinché si potesse, in qualche modo, dare voce al senso di frustrazione. Tra le motivazioni della sentenza, di recente depositate dalla Corte d’Appello, si legge “non risulta che siano stati eseguiti lavori difformi rispetto a quanto assentito dalla Soprintendenza. Non vi è stata dunque, nessuna violazione dell’ordine di sospensione dei lavori, contenuto, in realtà, in un provvedimento diverso da quello menzionato nel capo d’imputazione. 
Quanto, poi, al presunto considerevole innalzamento delle quote rispetto a quelle originarie del terreno, mediante la realizzazione di terrapieni artificiali, secondo i giudici d’appello appare corretta la valutazione operata dal consulente della difesa ingegnere Giovanni Menditto, in merito alla regolarità delle opere eseguite. 
Altro punto di fondamentale importanza era quella relativa all’altezza del fabbricato. Secondo la Corte l’altezza media del fabbricato va valutata utilizzando come parametro di riferimento la quota del terreno a sistemazione avvenuta, così come prescritto dagli artt. 51 e 52 Norme tecniche attuative del PRG del Comune di Vasto e come fatto correttamente dal progettista, e non al piano di campagna come erroneamente ritenuto dal perito del Tribunale. La Corte, infine, ha posto in risalto la circostanza che le opere risultano conformi ai permessi di costruire n. 443 del 2006 e n. 184 del 2007, quest’ultimo rilasciato in variante. 
Al termine del processo l’Architetto Corvino, con la voce rotta dal pianto di gioia per l’esito, ha dichiarato, riprendendo una frase di Adolf Loos, insigne architetto di inizio del secolo scorso: “la verità, anche se vecchia di secoli, ha con noi un legame più stretto della menzogna che ci cammina al fianco”. 
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