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Intervista doppia a Benedetti e Avantaggiato, giocatori, educatori, allenatori e …amici

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CUPELLO. Giocatori in prima squadra ed educatori e allenatori nel settore giovanile del Cupello Calcio (Allievi 2005 per Avantaggiato e Allievi 2006-2007 per Benedetti) oltre ad essere grandi amici fuori dal campo. Daniele Avantaggiato e Vincenzo Benedetti si prestano ad una simpatica intervista doppia che verte soprattutto sul loro ruolo di educatori e il rapporto con i bambini. (intervista video al link: https://www.youtube.com/watch?v=3TLOm1eOEYU&feature=youtu.be)
“Differenza tra le difficoltà e le emozioni nel giocare a calcio e allenare”. B: “Allenare è più impegnativo. Bisogna considerare tanti aspetti. Prima di tutto l’aver a che fare con i bambini che sono persone sensibilissime molto più che gli adulti e allo stesso tempo relazionarsi con i genitori che non è semplice anche se io mi ritengo fortunato perchè ho un gruppo di genitori davvero bello”. A: “Più che allenatori a questa età siamo educatori. La differenza sostanziale tra allenare ed educare e giocare è che un giocatore anche se è parte di un gruppo non ragiona mai a 360° come invece deve farlo un educatore che ha a che fare con tanti bambini. C’è questione anche di impegno a livello di preparazione del programma da giocatore invece usufruisci di quello che hanno preparato per te. Da allenatore devi farlo tu, porre obiettivi per i bambini e soprattutto cercare di stimolare i ragazzi, farli divertire e quindi trovare sempre nuovi metodi per raggiungere questo scopo”.
“Ci vuole anche tanta pazienza. Dei due chi è il più paziente?”. B: “Siamo pazienti entrambi. Veniamo dall’esperienza dell’anno scorso ch ci ha formato abbastanza e quest’anno è tutto più semplice”. Stessa risposta per Daniele.
“Quando vi allenavate anche fino a qualche anno non lo facevate su un campo in erba sintetica. I pro e i contro di allenare e far crescere i ragazzini su un campo cosi”. B: “Per i bambini è un privilegio. C’è una differenza abissale per affinare la tecnica. Andare poi ad allenarsi su un campo in terra e uno cosi differenza quando piove. Li diventano fango , ci si sbuccia le ginocchia facilmente. Conta per loro ma anche per noi perchè almeno a livello personale mi ritengo fortunato di poter allenare su un campo come questo di Cupello”. A: “I pro sono tanti. Avere una struttura del genere è un privilegio che è quello che cerchiamo anche di far capire ai ragazzi anche perchè quando poi si va fuori e si vedono i campi in terra le reazioni non sono molto positive. Questo a tutti i livelli. Far comprendere che è un privilegio è importante. E per il lavoro tecnico ti aiuta, ti agevola. Hai un campo su cui la palla rotola, scorre quindi sicuramente un vantaggio che mi auguro in zona possa diventare consuetudine e non soltanto una cosa straordinaria”.
“Quando da bambini avete iniziato a giocare a calcio qualche volta sicuramente non avete preso bene la decisione del mister. Adesso che siete educatori e allenatori le state rivivendo e capite qualcosa che allora non avevate pensato?”. B: “Da quando siamo educatori viene più facile capire il tuo allenatore ad esempio. Ti metti nei suoi panni. Bisogna pensare per 20 persone, invece il giocatore spesso pensa solo con la sua testa. Il ruolo di allenatore educatore non è facile. Si fanno delle scelte e non per fare un torto ad un singolo giocatore ma per il bene del gruppo. Questo dovrebbe essere importante”. A: “Quella frase “un giorno capirete cosa vuol dire fare il mister” è la verità. Sino a quando non si sperimenta non lo comprendi. Già per noi che con i bambini stiamo inziando capisci molte cose ed è diverso. Hai una visione diversa anche come giocatore stesso avendo il privilegio di allenare continuando a giocare. Cosi anche all’interno dello spogliatoio vedi le cose in maniera diversa, cerchi di essere più comprensivo verso chi ha il compito di gestirci a livello di allenatore”.
“Vi è capitato di avere quel tipo di bambino che se non gioca o non vince prende e se ne va o del genere “mi porto via il pallone””. B: “Ci sono bambini diciamo più vivaci o che se la prendono se non vincono non accettando la sconfitta ma sin da subito, dall’anno scorso, mi sono imposto per il mio bene per crescere come educatore e sia per il loro bene di impostare sempre un discorso con loro a livello base. Capire perchè ha fatto cosi, e metterlo in condizione di capire e interrogarsi su cosa sta sbagliando”. A: “Capita (sorride). Ancora di più perchè il bambino vede la cosa in maniera più egocentrica con la sua prospettiva. Si cerca per quanto mi riguarda di parlare con loro e farli riflettere, creare una mentalità di gruppo. Cercando di stimare il compagnio, saper stare fuori e fare il tifo anche per il compagno. Di sicuro non è facile. Non lo è per noi adulti figuriamoci per i bambini. Ma quello che mi piace fare è portarli a riflettere ed essere comprensivo con loro, entrare in empatia per capire cosa stanno provando”.
“Ora che siete allenatori, vedendovi piccoli agli inizi della carriera in campo, avreste scelto sempre il ruolo da centrocampista e difensore centrale o altro?”. B: “Io all’inizio sono partito come attaccante. Ma ero talmente scarso perchè ero solo veloce e di goal ne facevo pochi che penso che il mio allenatore ci ha visto lungo e mi ha buttato in difesa e sono felice della scelta fatta alla Bacigalupo perchè da lì non mi sono mosso più e penso che altri ruoli non avrebbero fatto per me, non rientrano nel mio bagaglio tecnico”. A: “Io mi sarei messo proprio punta (sorride ndr). Non lo so. Alla fine il ruolo viene anche dalle qualità che un ragazzo mostra quando è in campo. Se chi mi ha allenato ha ritenuto opportuno cosi vuol dire che ha visto in me il tipo di qualità da centrocampista e per far bene in quel ruolo. E ormai, forse per abitudine, non riuscirei a ricoprire un altro ruolo oggi. Alla fine si mi rimetterei a centrocampo perchè è un ruolo che mi piace, stimola e che faccio con piacere. Una cosa però che mi piace sottolineare è da educatore/allenatore come mi piacerebbe formare i ragazzi e renderli duttili. Insegnare loro a giocare in ogni parte del campo in modo che possano avere pià chance da grandi e non provare fatica nell’essere impiegati in altro ruolo. Quella fatica che invece provo io quando vengo messo in una posizione non mia. Cercare di stimolarli e sfidare sè stessi in modo che la loro mente si abitui a risolvere problematiche in diverse posizioni del campo. Diversissimo giocare da difensore e da attaccante. Il primo ad esempio guarda sempre la porta avversaria e tutto il campo, l’attaccante gioca sempre spalle alla porta. Iniziare magari da questa età a far comprendere a loro e anche ai genitori, che a volte non è facile, che non è importante il ruolo ma importante far crescere i ragazzi in campo”.
“Tra i ragazzi che allenate ci sarà sicuramente qualcuno che segue le vostre performance calcistiche con il Cupello in Eccellenza. Quando perdete o fate errori ve lo sottolineano?”. B: “A me è capitato quando sono stato espulso con il Pineto. Sembrava che i ragazzi si fossero messi d’accordo. Come sono arrivato al campo una ventina di bambini mi ha fatto un applauso. Prima li ho ringraziati poi ho chiesto il perchè e mi hanno detto “complimenti mister che hai lasciato la squadra in difficoltà” (sorride ndr). Questo è quello che gli dico sempre io quando loro si comportano male o fanno finta di essersi fatti male per richiamare l’attenzione. Io gli dico sempre state lasciando la squadra in difficoltà e loro hanno fatto a me esattamente quello che rimprovero io a loro”. A: “Ogni fine partita oltre a farmi un esame di coscienza sulla gara in sè mi faccio anche l’esame di coscienza per capire se sono stato un esempio per i bambini che mi vengono a vedere. I bambini,e quello che racconta Vincenzo è un episodio tra tanti, hanno molto spirito di osservazione, osservano e imitano anche. Uno dei doveri che abbiamo, oltre che responsabilità, è dare il massimo con la nostra squadra e proporci come modelli per questi bambini nel migliore dei modi, sperando che prendano le cose buone e non il peggio. Anche se spesso non siamo perfetti. L’agonismo ci porta a fare a volte cose o dire cose che magari in quel momento non vorremo dire”.
“Nello spogliatoio dei più grandi di solito di fanno scherzi e ci si danno soprannomi. Questo capita già anche tra i bambini?”. B: “I bambini vivono poco lo spogliatoi. Pochissimi lo vivono già. Vivono più il campo, la palestra. Sfottò si cerca di evitarli per la sensibilità dei vari bambini. Qui si parlerebbe di “sei più scarso, io sono più forte, io sono più veloce” etc. Queste cose quando si sentono cerchiamo di bloccarle sul nascere perchè fanno male a chi si sente dire queste cose. Avantaggiato ci gioco insieme da tanto ma soprannomi particolari non ne ha. Forse se l’è auto dato facendosi chiamare Harry Kane. E’ andato a vedere una partita del Tottenham ed è rimasto folgorato da questo attaccante e quindi ogni tanto alle partitelle di mette punta e cerca di imitarlo, si sente Kane (sorride ndr)”. A: “Vincenzo è il direttore. Lo sappiamo tutti. E’ un grande direttore. Pezzo importante se andiamo nel negozio dove lavora dà a tutti del lei (sorride ndr). Per quanto riguarda i bambini è bene lo scherzo ma si deve stare attenti che non sia troppo pesante o che vada a colpire nel cuore di qualche bambino e sarebbe sbagliato. Bisogna stare attenti quindi a queste cose”.
“Pregio come educatori/allenatori dell’altro”. B: “E’ un grandissimo educatore ed è un pregio. Riflette tanto prima di agire e anche un grande stimolatore per i bambini. Non è per niente facile dopo una giornata a scuola stimolarli”. A: “Vincenzo è una persona molto umile. Capacità importante per un uomo in generale. Anche quando qualche volta mi è capitato di dargli dei consigli è sempre stato aperto ad accettarli. E’ un amico ma lo stimo per la sua tranquillità. Umiltà però dose principale. Parla il giusto come educatore e come compagno di squadra ed è sempre lì sul pezzo quindi esempio da seguire per i più giovani”.
“Se un giorno vi doveste scontrare come educatori di grandi club. Con quale squadra vi piacerebbe?”. B: “Se devo sognare io allenatore nazionale italiana, io il ct e lui la nazionale UzbeKa, con Ilyas (sorride ndr). Ci scontriamo e vincerò (ridono insieme ndr)”. A: “Ringrazio Vincenzo per la bella prospettiva (sorride ndr). A parte tutto, mi piacerebbe fare la gavetta. Partire dal basso. Questo insegna umiltà e ampliare il proprio bagaglio con esperienze che servono sicuramente. Poi quello che verrà prenderemo”.

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